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“A voce alta”, Calabria zona rossa e ristori: lettera aperta al premier Conte

lockdown calabria

Caro Presidente Conte,

qualche mese fa, era il Marzo 2020, pubblicamente diceva agli Italiani di aver deciso in accordo a gli altri componenti del governo, di adottare e che sarebbero state adottate,  misure forti e stringenti per riuscire a contenere il più possibile l’avanzata del Coronavirus e la tutela della salute dei cittadini come obiettivo primario, firmando un provvedimento definito “simpaticamente” io resto a casa….
Aggiunse con fermezza e tono deciso, non ci sarà più una zona rossa, non ci sarà più la zona uno e la zona due della penisola, ma ci sarà l’Italia ! Una Italia zona protetta.
Oggi invece, sulla base di 21 parametri, sempre Lei Presidente, dice: E’ necessario intervenire con misure differenziate e mirate, perché se introducessimo misure uniche su tutto il territorio nazionale, produrremmo un duplice effetto negativo da un lato non adottando misure adeguate ed efficaci, dall’altro imponendo misure irragionevolmente restrittive per quelle aree dove la situazione è meno grave.
Ha deciso quindi di dividere l’intera penisola, in tre aree,  “facendo meglio di chi voleva dividere l’Italia in due“ ciascuna con proprie misure restrittive ed assegnando, sempre simpaticamente, ad ogni area, un diverso colore, il giallo, l’arancione ed il rosso. Devo ammettere che almeno ha avuto il buon gusto di non utilizzare il tricolore. Ma perché, non ha avuto il buon senso di adottare misure diversificate quando la mia terra, la mia Calabria, viveva già nel mese di maggio una situazione sanitaria ed epidemiologica straordinariamente “positiva” nel senso buono? Questa estate invece, pur consapevoli delle difficoltà che si sarebbero dovute affrontare in autunno, ha consentito tutto a tutti e mentre il nord scopriva le bellezze del sud ed i viaggiator viaggianti esploravano terre straniere, il virus riprendeva la sua corsa.
Oggi, la mia Calabria, per il buon senso dei calabresi, avrebbe potuto essere un modello da imitare, tanto che “forse” avremmo potuto vivere la nostra vita liberamente finanche “forse” senza l’uso della mascherina.
Intanto, mentre Lei pensa ad un nuovo fondo ristoro al quale avrebbe dovuto e potuto pensarci prima, fiumi di denaro viaggiano per il paese, ma non arrivano sulle tavole di tutti gli italiani ma solo su quelle di pochi eletti. mi viene alla mente ad esempio, la commessa per 11 milioni di mascherine al giorno per la scuola, una commessa da decine di milioni al mese e centinaia all’anno.
Nel frattempo, la “P”olitica fa finta di litigare, la destra accusa il governo nazionale “allargato” di sinistra, la sinistra locale Calabrese accusa il governo regionale di destra, il cane fa finta di abbaiare, il topolino muore sempre più di fame ed i Sindaci sono sempre più soli nell’affrontare mille problemi.
Sono convinto caro Presidente che Lei sia una brava persona, quindi rimanga pur comodo sulla sua poltrona, ma pensi al bene del mio paese, perché se è vero che il topolino spaventò l’elefante, provi ad immaginare quale disagio può produrre un topolino affamato.
Bisogna ammetterlo Presidente, abbiamo fallito tutti, ma abbia almeno il buon senso, di pensare veramente e concretamente al futuro del mio paese.

La saluto cordialmente,
Stefano Carlone – Coordinatore regionale “A VOCE ALTA”

© Riproduzione riservata.

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