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Abramo Customer Care verso il fallimento: a rischio oltre 3mila posti di lavoro, Regione diserta riunione

call center abramo

Preoccupante fase di stallo per la vertenza Abramo Customer Care. Sono 3.500 i dipendenti dei call center tra Catanzaro, Crotone e Montalto Uffugo che rischiano di perdere il lavoro. Ieri la Regione Calabria, (come già successo in precedenza), ha inteso disertare il tavolo di crisi convocato dal Ministero dello Sviluppo economico. Facendo registrare la propria clamorosa assenza l’ente regionale ha manifestato disinteresse nei confronti della vicenda che potrebbe ripercuotersi negativamente sull’economia dell’intero territorio. L’asta al Tribunale di Roma per la vendita del comparto aziendale il 27 luglio è andata deserta. La riunione in videoconferenza al Mise è durata circa tre ore e l’unica proposta emersa è una nuova asta al ribasso. Una prospettiva che ha suscitato lo scetticismo dei sindacati. Un’altra soluzione in campo sarebbe quella dell’amministrazione controllata da un giudice e un commissario per far sopravvivere altri due anni l’Abramo Customer Care.

Lo spettro del fallimento

L’alternativa sarebbe il fallimento, nonostante Poste Italiane abbia annunciato il rinnovo della commessa. Il processo che ha visto scivolare nel baratro una delle più floride realtà imprenditoriali calabresi, sembra ormai irreversibile. A partecipare all’incontro sindacati, funzionari delle istituzioni locali, del Ministero del Lavoro, il nuovo responsabile dell’unità di contrasto alle crisi aziendali e il vice ministro Todde. Difficile allontare lo spettro della bancarotta, mentre cresce tra i lavoratori il timore di sprofondare nel limbo della disoccupazione. Dipendenti ai quali, per ora, pur non essendo stata data la speranza di vedersi accreditati due mesi e dieci giorni di stipendi arretrati, è stata comunque garantita dalle parti la continuità retributiva. L’ultimo nodo da sciogliere, forse quello più stringente, è quello dell’assenza del Durc, che blocca i pagamenti delle prestazioni svolte per la pubblica amministrazione (circa 12 milioni di euro) e la partecipazione a nuove gare d’appalto, sulla quale si pronuncerà il Tribunale di Catanzaro il prossimo 24 agosto.

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