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Abramo-Occhiuto, dal “calore” dell’aragosta al gelo del buffet

di Danilo Colacino – Smentiranno, diranno che noi giornalisti siamo immaginifici. Se non di peggio. State pur certi. Ma i volti del convegno di ieri, indetto sull’Autonomia delle Regioni nella Casa delle Culture di Palazzo di Vetro da Officine del Sud, hanno certificato quello che ormai anche le pietre sanno: ci sono due centrodestra all’opera in Calabria. Schieramenti in competizione, divisi, crepati da vecchie ruggini e resi puntuti da nuovi scontri di potere. Antitetici insomma. Ma fino a un livello finora sconosciuto in quest’area, almeno così alla luce del sole. Nemmeno si fosse nel Pd durante le primarie in cui è invalsa la logica: “Il nemico del mio nemico è mio amico”. Roba contorta, in sostanza. Anzi no, roba seria, perché se la torta (leggasi soddisfacente spartizione delle cariche in vista delle Regionali) non basterà a saziare tutti gli appetiti, stavolta il botto sarà grosso. Come mai fino ad ora in Calabria. Ed è già un miracolo che il Comune di Catanzaro stia in piedi, ma solo grazie ai peones dell’aula – tanti, tantissimi – i quali pur di non andare a casa troppo presto voterebbero pure Naporsocapo se del caso. Mah, sarà… Però, il rischio è che nell’ormai ex maggioranza vadano presto alla conta è forte. Vero Giuseppe Pisano e Francesco Gironda, già consiglieri comunali delle Officine parentiane ieri lontani ‘mille miglia’ dall’iniziativa indetta proprio da Claudio Parente?

Il ritratto di famiglia si è irrimediabilmente rotto. Alzi la mano chi non ricorda il manifesto elettorale di Pisano con tanto di caschetto protettivo e arnesi da operaio in mano al momento della candidatura con il nume tutelare Giampaolo Mungo, assessore nel frattempo momentaneamente uscito di scena ma per altre vicende, vicino a Parente e a Mimmo Tallini tuttavia pian piano defilatosi al suono delle sirene abramiane e polimeniane. Già, quest’ultimo, il Marco delfino. Ragazzo abilissimo a tessere trame e costruire alleanze con innata maestria. Non c’è che dire, davvero bravo nello svolgere il suo ruolo fin dai tempi del Liceo con il preside passando per l’Università con il rettore e finendo al Comune con Piero Aiello e a seguire Baldo Esposito e Sergio Abramo. Un sindaco, che secondo i desideri di entrambi dovrebbe tenergli il posto in caldo. Ma il migliore dei principi del re, al pari del monarca, ha appunto il nodo Regionali da sciogliere e difficilmente (per non dire nella maniera più assoluta) lo sbocco porterà all’unione della coalizione quantomeno con Mario Occhiuto alla guida. Troppo rigido, infatti, il clima di contrapposizione interna registratosi anche in occasione dei recenti cambi di fronte che avrebbero determinato, ci riferiscono in gran segreto, un redde rationem incrociato mica da ridere. Altro che notte dei lunghi coltelli.

Abramo e Occhiuto separati in casa. I soliti rumors accreditano la tesi che Abramo ieri neppure volesse affacciarsi al convegno-spot occhiutiano. Pare lo abbiano addirittura dovuto convincere i fedelissimi, tra cui alcuni consiglieri che ormai lo accompagnano pure a casa la sera tanto ne hanno a cuore le sorti. Ma tant’è, basta congetture, c’era e solo questo conta. Si tratta allora di voci maliziose? Forse. Fatto sta che senza scimmiottare le teorie lombrosiane potremmo soffermarci sulle espressioni e su qualche commento sottovoce durante l’intervento del suo collega cosentino con il moderatore della tavola rotonda – il presidente dei giornalisti calabresi Giuseppe Soluri – definibili tutte un programma. Facce di disappunto, sempre stando alla nostra libera interpretazione, di palmare evidenza. E che dire poi del comizio coram populo con tanto di aficionados scaldati dalla strenua difesa di un’Umg minacciata e della scarsità di fondi devoluti alla città dei Tre Colli dal Governo centrale. Un atteggiamento che ha rilanciato, semmai ce ne fosse stato bisogno, un Abramo in campo ma forse contrariato da quel serafico figurativo “Yes we can” di obamiana memoria pronunciato dall’omologo brutio, il quale pare non scomporsi. Mai, beato lui.

Qualche ‘forestiero’ e tanta gente presente, ma anche ostilità al ricco buffet del dopo seminario. Tanta gente all’appuntamento organizzato dal duo formato da Parente (‘padrone di casa’ per così dire) e Tallini. Persino più di qualche ex, o magari attuale per carità, sostenitore del prof Nicola Fiorita alle scorse Amministrative. Persone arrivate malgrado la calura opprimente dell’inizio e l’inatteso temporale delle ore successive. Ma è stato al buffet finale che si è notato come anche ‘a tavola’ il centrodestra calabrese sia diviso con Occhiuto da una parte e Abramo dall’altra e in mezzo il sindaco di Vibo Maria Limardo, il vicesindaco del capoluogo Ivan Cardamone con gli assessori Domenico Cavallaro e Alessio Sculco oltre alla vicepresidente del civico consesso Roberta Gallo.

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