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Abuso d’ufficio, indagato dirigente della Regione e il direttore di Calabria Lavoro

Questa mattina i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari nei confronti di un dirigente generale della Regione Calabria e del direttore generale dell’azienda Calabria Lavoro, per i quali viene disposta la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, nell’indagine condotta dal sostituto procuratore Vito Valerio, con il coordinamento del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e del procuratore della repubblica Nicola Gratteri.

Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di Fortunato Varone, dirigente generale della Regione Calabria e Giovanni Forciniti, direttore generale di Calabria lavoro, accusati del reato di abuso in atti di ufficio.

Contestualmente all’esecuzione dell’ordinanza cautelare e nell’ambito della stessa attività di indagine, i militari del Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente – reparto operativo – sezione operativa centrale di Roma hanno proceduto alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche nei confronti di altri diciotto indagati.

Le contestazioni preliminari vengono mosse a carico di amministratori pubblici, esponenti politici, imprenditori, e riguardano, a vario titolo, i delitti di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, traffico di influenze illecite, frode in pubbliche forniture, abuso in atti di ufficio. Le complesse attività investigative, delegate inizialmente e principalmente ai carabinieri del comando per la tutela ambiente S.o.c. di Roma nonché in ultima parte ai finanzieri del nucleo di P.e.f. di Catanzaro, sono state condotte attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, con l’acquisizione di consistente documentazione e con l’esecuzione di consulenze tecnico-specialistiche di professionisti incaricati dal pubblico ministero per valutare analiticamente le procedure di gara di appalti pubblici e di nomina di posizioni dirigenziali apicali.

 

In particolare, sono stati posti al vaglio i bandi di gara relativi al collegamento metropolitano Cosenza-Rende-Unical, alla riqualificazione del collegamento ferroviario Cosenza-Catanzaro, alla realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, al ripristino della tratta ferroviaria turistica della Sila, alla realizzazione del museo di Alarico, alla nomina del direttore generale di Calabria lavoro. Le indagini così condotte hanno consentito di ipotizzare la sussistenza di un gruppo organizzato di soggetti che, nei rispettivi ruoli politici, amministrativi, istituzionali ed imprenditoriali, si muovono nell’interesse di orientare, in proprio favore, tutte le attività connesse alla realizzazione di opere pubbliche in ambito regionale ed all’individuazione illecita di persone da nominare in ruoli amministrativi strategici.

Gli indagati, di volta in volta, concorrenti nelle condotte illecite si muovono nella principale direzione di individuare e determinare le scelte strategiche di interesse regionale, quindi, di mantenere il controllo sulle procedure di aggiudicazione delle principali opere pubbliche e di favorire la realizzazione delle stesse attraverso il coinvolgimento di imprese vicine o comunque sponsorizzate dagli indagati, nonché di indirizzare le rilevanti nomine in ruoli amministrativi e/o istituzionali in capo a soggetti ritenuti favorevoli ai desiderata del gruppo.

Si è ipotizzata una diffusa e stratificata gestione illegittima della cosa pubblica regionale, in cui le decisioni di alta amministrazione (nella gestione degli appalti come nelle nomine dirigenziali) intervengono all’interno di un cerchio chiuso ed alimentato da favoritismi e facilitazioni in evidente pregiudizio degli interessi pubblici sottesi.

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