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Accusati di aver tentato di corrompere il giudice Petrini, sospese misure cautelari

Avrebbero tentato di corrompere il giudice della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini con denaro, soggiorni e costosi regali. Si tratta dell’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato, dell’imprenditore Luigi Falzetta e dell’ingegnere Vincenzo Arcuri a processo innanzi a Tribunale di Salerno con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Per i tre oggi il Tribunale del Riesame ha disposto la revoca dell’obbligo di dimora, misura cautelare disposta a seguito degli arresti scaturiti dall’operazione Genesi del gennaio 2020 coordinata dalla Procura di Salerno. Le indagini condotte dai militari della Guardia di Finanza di Crotone hanno portato alla condanna in abbreviato del giudice Petrini (attualmente sospeso dalle proprie funzioni) a 4 anni e 4 mesi di reclusione, dell’avvocato Francesco Saraco a 1 anno e 8 mesi di reclusione e del medico in pensione dell’Asp di Cosenza Emilio Santoro a 3 anni e 2 mesi. Quest’ultimo avrebbe avuto il compito di fungere da mediatore tra le parti consegnando nascoste tra cassette di frutta o di pesce buste contenenti il denaro utile a pilotare l’esito di procedimenti penali e civili.

I “favori” di Petrini

Tursi Prato ambiva a riottenere, attraverso un ricorso presentato alla Corte d’Appello di Catanzaro, il vitalizio della Regione Calabria che gli era stato tolto dopo una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Anche Vincenzo Arcuri a sua volta avrebbe pagato Petrini (Presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello e presidente della Commissione Tributaria provinciale) per “sistemare” i propri carichi pendenti con la giustizia. Oltre all’imprenditore crotonese Luigi Falzetta che si sarebbe prestato per offrire gratuitamente al magistrato vacanze e gioielli, l’inchiesta ha coinvolto anche la giovane avvocatessa Marzia Tassone. Tursi Prato, Falzetta e Arcuri sottoposti prima alla detenzione in carcere, poi ai domiciliari e infine all’obbligo di dimora hanno ottenuto la revoca in quanto i giudici del Riesame di Salerno hanno affermato che “non risultano aver trasgredito le prescrizioni loro ingiunte” in più “il dibattimento di primo grado è in corso da circa un anno e si è praticamente conclusa la fase dell’istruttoria dedicata alla raccolta delle prove a carico degli imputati” dunque sono “venute meno le esigenze di prevenzione giustificative dell’originario vincolo coercitivo”.

 

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