Addio ad Angelo Donato, Speziali: “Monumento di signorilità ed eleganza”

"Sprazzi di un mondo, il mio mondo, il quale non rinnego e di cui vado orgoglioso, oggi più che mai"
speziali

di Vincenzo Speziali*

“È lì, avvolto nel suo loden verde: sta scendendo dalla golf blu, puntualissimo come sempre, mentre arriva all’appuntamento che avevamo, durante quella campagna elettorale del 1994, -allorquando, lui, Angelo Donato, Senatore in carica, membro della Direzione Nazionale del Partito, già Sindaco di Chiaravalle prima, di Catanzaro poi e nel mezzo, per quindici anni consecutivi, Consigliere Regionale, Assessore Regionale, Vicepresidente della Regione e Capogruppo al Consiglio Regionale (con Segretario ‘Regnante’, Franco Petramala)- dicevo, in quel 94, poiché nuovamente candidato al Parlamento, per mero ‘spirito di servizio’, non più al Senato -“figlio mio” -mi disse una volta- “la ‘Camera Alta’ è così elegante, da sembrare un club inglese”- bensì alla Camera, proprio nel collegio di Soverato, laddove ricadeva la sua natia Chiaravalle. ” ‘Ngeli' " - gli faccio io- "ma non potevamo passare con Pier (Casini) e Lorenzo (Cesa), visto che sono 'forlaniani' come noi, nell'alleanza con Berlusconi"? Secco, dolcissimamente paterno e paziente, al pari di sempre con me e ugualmente a quanto lo fu Arnaldo Forlani, oppure continua ad esserlo Nana Veraldi, proprio Angelo Donato, mi rifila non solo una risposta, bensì una lezione -un’alta lezione- di vita e di politica: “Figlio, sono salito sugli altari con il mio Partito” -in quel momento avevamo mutato il nome da DC in PPI- e con il mio Partito, se del caso, scenderò nella polvere. Ricordati, in politica vale la via maestra, perché le scortoie, sono effimere e se ti danno risultati, durano lo spazio di un momento. Quel che conta è la coerenza e l’appartenenza”!

“È lì, avvolto nel suo loden verde: sta scendendo dalla golf blu, puntualissimo come sempre, mentre arriva all’appuntamento che avevamo, durante quella campagna elettorale del 1994, -allorquando, lui, Angelo Donato, Senatore in carica, membro della Direzione Nazionale del Partito, già Sindaco di Chiaravalle prima, di Catanzaro poi e nel mezzo, per quindici anni consecutivi, Consigliere Regionale, Assessore Regionale, Vicepresidente della Regione e Capogruppo al Consiglio Regionale (con Segretario ‘Regnante’, Franco Petramala)- dicevo, in quel 94, poiché nuovamente candidato al Parlamento, per mero ‘spirito di servizio’, non più al Senato -“figlio mio” -mi disse una volta- “la ‘Camera Alta’ è così elegante, da sembrare un club inglese”- bensì alla Camera, proprio nel collegio di Soverato, laddove ricadeva la sua natia Chiaravalle. ” ‘Ngeli' " - gli faccio io- "ma non potevamo passare con Pier (Casini) e Lorenzo (Cesa), visto che sono 'forlaniani' come noi, nell'alleanza con Berlusconi"? Secco, dolcissimamente paterno e paziente, al pari di sempre con me e ugualmente a quanto lo fu Arnaldo Forlani, oppure continua ad esserlo Nana Veraldi, proprio Angelo Donato, mi rifila non solo una risposta, bensì una lezione -un’alta lezione- di vita e di politica: “Figlio, sono salito sugli altari con il mio Partito” -in quel momento avevamo mutato il nome da DC in PPI- e con il mio Partito, se del caso, scenderò nella polvere. Ricordati, in politica vale la via maestra, perché le scortoie, sono effimere e se ti danno risultati, durano lo spazio di un momento. Quel che conta è la coerenza e l’appartenenza”!

“Un Lord britannico”

Grande, immenso, sublime, Angelo Donato, il quale è stato un monumento di signorilità ed eleganza naturale, al punto tale che in più di un’occasione, ebbi a definirlo un Lord Britannico, proprio per quella sua ineguagliabile classe, nel vestire, nel parlare, ma, principalmente, nell’essere. Quando, consultatosi, con Arnaldo Forlani, mi portò alla guida nazionale del Movimento Giovanile, lui ne parlò a Mario Tassone (lo devo anche a Tassone!) E, sempre Angelo gesti al meglio e con il suo inconfondibile tratto, ovveto quello del mediatore raffinato e navigato, oltre alla sua indiscussa autorevolezza di Presidente del Consiglio Nazionale del Partito stesso. Ad essere onesti, non per vanità, bensì per amore della politica, dei bei e gloriosi riti interni ad essa e che di essa fanno sì come la politica sia una professione in capo a dei professionisti, i quali operano nel lavoro concettuale, Angelo Donato andava orgogliosissimo di questo incarico alla guida del ‘parlamentino’ democristiano. Ne fu lusingato, non per vanagloria, semmai in virtù di quanto rappresentava tale ruolo, ovvero essere il custode dello Statuto e della democrazia interna: parliamoci chiaro, i due aspetti, connaturano e rappresentano, la dignità di qualsiasi seria organizzazione politica, in qualunque epoca e in qualunque luogo.

“Grazie con affetto e riconoscenza”

Chi fu prima di Angelo in tal guisa? Alcide De Gasperi e Aldo Moro, per esempio, così come Flaminio Piccoli, Ciriaco De Mita e lo stesso Arnaldo Forlani, tanto per continuare a far dei nomi, così come poi sopraggiunge Robero Formigoni: sprazzi di un mondo, il mio mondo, il quale non rinnego e di cui vado orgoglioso, oggi più che mai. Si ha un brutto dire e ancor più brutto, intollerabile è sopportare le panzanate di volgari neofiti, i quali sono dediti ad un moralismo d’accatto, disdicevole, mistificatore, allorquando parlano della nostra esperienza politica e democristiana: voi non certo signori, avete mai conosciuto, apprezzato e praticato, gente come Angelo Donato? No, certamente no, perciò…zitti e a cuccia! Ecco, ora le mie gote vengono solcate da lacrime ‘filiali’, gli occhi diventano umidi, i pensieri mi riportano ad una giovinezza passata, pure in casa di Angelo, con suo figlio Domenico, ancora tra i miei più cari amici (a cui ho parlato, tra commozione e singhiozzi), epperò ‘ ‘Ngelino’ è sempre qui, sempre con me: anche se non lo vedo, lo sento, poiché è come se fosse ‘nella stanza accanto’. Angelo mio, mi piace immaginarti così, oppure in quel giardino, al di là della vita terrena, del bene, del coraggio, della passione, dove so, ne ho certezza, che quando tra molti anni (così spero), giungerà il mio momento, ci sarai sempre, al solito, ad accogliermi pure tu e a parlami con l’affetto paterno, di un tempo mai passato ed il quale mai passerà. Grazie, mio indimenticabile maestro. Grazie con affetto e riconoscenza”.

*responsabile Regionale Calabria e membro della Direzione Nazionale dell’UdC

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