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Adria (Slc-Cgil) a Calabria 7: “Ecco perchè la posta non viene consegnata”

uffici postali

di Alessandro Manfredi – Torna ad occuparsi di consegna della posta, Calabria 7, dopo il nostro servizio sulla consegna non espletata a Catanzaro (Guarda) ed articoli su ritardi che si registrano in tutta la Calabria.

Abbiamo intervistato il Segretario provinciale della Slc Cgil Catanzaro Poste, Massimo Adria, che ha spiegato al nostro giornale cosa sta accadendo in tutta Italia.

Un quadro, quello illustrato dal sindacalista, che non lascerà più dubbi sulle cause del problema in atto e che tanti disagi sta provocando agli utenti.

“Innanzitutto – spiega Adria – l’azienda è divisa per il pubblico in due settori: gestione recapito, in massima parte finanziata con fondi pubblici, e la gestione degli uffici postali, privatizzati, che offrono il servizio a sportello.

Il primo si occupa del recapito poste, comunicazione e logistica, il secondo del  mercato privato agli sportelli. Esiste, dunque, una differenza sostanziale.

Per questa nuova configurazione è andato in tilt il progetto in atto per il recapito programmato per il periodo 2018-2020.

La responsabilità principale è del Governo, che con il Decreto dignità ha eliminato il finanziamento al lavoro a tempo determinato e l’azienda si basava su questo, pertanto i  contratti dei precari non sono stati riconfermati.

In Calabria l’azienda va avanti con il suo progetto di riduzione e cambiamento marketing e si è scontrata con la legge che limita i contratti a tempo determinato, pena l’assunzione.

In Calabria da oltre 200 portalettere precari si è passati praticamente a zero, su Catanzaro su 20/26 zone di recapito, 15 sono scoperte.

A causa di questa carenza di organico il recapito viene effettuato a giorni alterni con autorizzazione Agicom e Governo, una determinata via viene servita a giorni alterni e settimane alterne, mentre il sabato non è più lavorativo.

Se salta una settimana, magari per festività, il recapito avviene una volta al mese.

Aggiungiamo che il servizio viene finanziato dal Governo su determinati canoni di qualità, che se non rispettati fa diminuire gli stessi fondi.  La qualità, senza personale, si abbatte.

Il progetto nuovo partito in provincia di Catanzaro da un mese – spiega Adria – si chiama joint delivery, prevede la  consegna anche di pomeriggio fino alle 19.30. Ma il personale manca e l’azienda non riesce a coprire il servizio.

Per fare utili si punta a diminuire il personale e si investe su prodotti finanziari, che fanno fatturare milioni di euro.

Nel caso specifico, i dirigenti di Poste Italiane, devono spiegare come può essere possibile che un porta lettere serva un comune intero, come avviene in provincia di Catanzaro. Se poi viene cambiato ogni tre mesi e chi sopraggiunge non ha stessa conoscenza del territorio, aumentano le difficoltà degli operatori.

Ecco, questo è il quadro”.

Dunque, questa situazione spiega la non consegna della posta a diversi cittadini. Ma esistono soluzioni e chi deve portarle sul tavolo?

“La soluzione – replica Adria – deve arrivare dalla politica, in alcune regioni sono stati fatti accordi con Poste Italiane per rimediare e hanno trovato soluzione per recapitare tutti i giorni. E’ la politica regionale che deve intervenire, servono accordi per assunzioni, chi va in pensione non viene sostituito da 20 anni nel servizio recapito.

Come sindacato non abbiamo firmato l’accordo per ragioni di sicurezza locali e tutela lavoratori. E’ cambiato il mercato con l’e-commerce, un pacco va lavorato diversamente da una lettera, il servizio deve avere qualità, la legge impone determinata qualità, che si scontra con l’organizzazione della consegna.

Non abbiamo firmato neppure la mobilità, per discriminazione ai lavoratori, che se hanno un infortunio vengono penalizzati anziché tutelati”.

Un ultimo appello Massimo Adria lo rivolge ai cittadini.

“Abbiamo tre centri principali di consegna, Catanzaro, Lamezia e Satriano, e i cittadini si recano per reclamare la corrispondenza. Tuttavia, sbagliano, perché sono uffici non aperti al pubblico. Il portalettere non ha colpe. La nostra mission di sindacato è tutelare lavoratori e cittadinanza.

Ecco perché tengo a sensibilizzare i cittadini a non recarsi negli uffici per corrispondenza, mettono in difficoltà noi e si rischia per la sicurezza. Devono rivolgersi piuttosto ai manager, che si trovano a Reggio Calabria.

Un solo dirigente è assegnato per Calabria, Puglia, Basilicata e Campania, una sola persona gestisce 4 regioni. Colpa del taglio al personale.

Se poi aggiungiamo che mancano gli strumenti e i palmari, e che i portalettere devono rientrare per dare la macchina di servizio  al collega, si comprende ancor di più che tipo di difficoltà stiamo affrontando. Come Cgil ci stiamo muovendo per trovare una forma di protesta che non vada a inficiare il salario e che possa sensibilizzare l’azienda ad aprire il dialogo su tale criticità, senza penalizzare lo stipendio, che già è misero al minimo salariale. Avevamo avvisato del problema in anticipo – conclude Adria – ed è arrivato.

© Riproduzione riservata.

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