Il caso

Allarme nel Vibonese: il Sert di Pizzo chiude per mancanza di operatori sanitari

Il grido di aiuto dei tossicodipendenti vibonesi rimane inascoltato. E anche la struttura di Tropea potrebbe fare la stessa fine

Bocche cucite. Nessuno parla ma i tossicodipendenti continuano a bussare alla porta dell’ormai “fuori servizio” Sert di Pizzo, un tempo, non molto lontano, ubicato all’interno del presidio ospedaliero. Stamane sono entrato all’interno dei locali del glorioso Centro ma non ho trovato nessuno. Da quando il direttore Emilio De Pasquale è stato collocato in pensione sono rimasti soltanto i locali vuoti. L’unico medico che si aggira nella struttura, quasi deserta, è il dottore Espedito Morano il quale fa l’impossibile per garantire un minimo di presenza. Purtroppo mancano gli operatori sanitari per cui il servizio si può considerare chiuso “sine die”. Il Sert, considerato di vitale importanza, resterà chiuso fino a quando il management dell’Asp di Vibo Valentia non bandirà nuovi concorsi per assumere medici, infermieri, psichiatri e psicologi. La chiusura del servizio sta creando non pochi disagi ai tanti tossicodipendenti che, in passato, avevano trovato accoglienza e cure adeguate.

E al Sert di Tropea…

E al Sert di Tropea…

Anche al Sert di Tropea la situazione non cambia. Purtroppo, quando manca il personale, la cosa da fare è chiudere secondo il nuovo “modus pensandi et operandi” della governance regionale del servizio sanitario pubblico. I familiari dei giovani drogati sono incazzati neri perché non sono in grado di gestire da soli una patologia così complessa. Prima che si arrivasse alla quasi chiusura del Sert a gestire questo “inferno” sulla terra era l’equipe guidata dal dottore De Pasquale. Nella provincia di Vibo Valentia il consumo di droghe è diventato una piaga sociale. L’unità operativa quando era in funzione gestiva oltre 70 tossicodipendenti che facevano e penso continuano a fare uso di eroina, cocaina e droghe sintetiche . All’interno del Sert operavano medici, personale infermieristico e assistenti sociali che effettuavano un lavoro multidisciplinare complesso. I giovani in cura venivano trattati con il metadone e il suboxona. Mancando anche allora gli psicologi non potevano usufruire del servizio psicoterapico. I tossicodipendenti, di fronte a questo situazione drammatica, sono stati abbandonati al loro destino. Questo esercito anonimo di disperati adesso non sa più dove bussare. Si spera che il commissario dell’Asp di Vibo Valentia ascolti il loro grido di aiuto.

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