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Amc, il paradosso: lavoratori ancora da “sistemare” e consulenze d’oro

di Danilo Colacino – Lasciamo perdere il profilo umano e politico – che peraltro abbiamo sviscerato ieri (leggi articolo in basso)- della vicenda Amc, ma le dichiarazioni dell’avvocato Raffaele Elio Bruno (già amministratore unico dell’Azienda per la Mobilità di Catanzaro) rivelano delle cose su cui non si può sorvolare. Fermo restando che non si sta parlando di illeciti, la cui eventuale traccia tocca comunque all’autorità giudiziaria seguire e non certo a noi, bensì di atti anomali o quantomeno da approfondire. E qui si apre un libro suddiviso in tanti capitoli, paragrafi e sottoparagrafi. Ma del resto la stessa partecipata ha, al pari di quasi tutte le altre di Palazzo De Nobili e forse anche di più, una storia per così dire travagliata. Si inizia dalla vicenda del supermanager, voluto al timone perché assai stimato dal sindaco Sergio Abramo, Luigi Siciliani che però subisce una condanna a quattro anni di reclusione e un lustro di interdizione dai pubblici uffici per bancarotta fraudolenta proprio in corso di mandato. Un bel guaio per il diretto interessato ma anche per Abramo, che però quando ripone fiducia in qualcuno non si lascia scoraggiare da alcunché. La riprova nel fatto che il sindaco lo avrebbe rivoluto come consulente. E che dire poi del modo in cui mai si è privato del fidato dirigente Marco Correggia malgrado il trasferimento di quest’ultimo a Roma per ragioni professionali e qualche altra presunta incompatibilità, ma nel caso di specie dovuta soltanto in maniera ipotetica alla molteplicità di incarichi ricoperti e non certo a comportamenti penalmente rilevanti. Al di là delle scelte di Abramo, però, c’è forse stata poca fortuna perché pure un altro amministratore unico della società, Rosario (detto Rino) Colace, è stato rinviato a giudizio per una consulenza affidata (neanche a dirlo!) a Correggia e Pia Chiarella. Un destino cinico e baro, insomma, che pare essersi accanito sui vertici Amc.

Dopo le traversie del passato, il periodo di relativa calma sotto la gestione dell’Au Bruno e del dg Filippo Pietropaolo. Tra Bruno e Pietropaolo non è scoccata la scintilla, mai, essendo forse personalità troppo forti e quindi naturalmente antitetiche. Fatto sta che, a dispetto di equilibri precari a livello personale, il binomio dietro alla scrivania funzionava. Eccome. E a riprova ecco qualche numero che ci ha fornito Bruno nella chiacchierata che, come premesso nella prima parte del nostro ‘racconto’, ci ha spiegato una serie di situazioni, indicendoci anche a soffermarci su una questione chiave. Come può, ecco ‘l’interrogativo clou’, un’azienda in cui si deve ancora ‘sistemare’ un  nutrito gruppo di lavoratori, privi del tanto sospirato full-time, e alle prese con difficoltà finanziarie salvo gli utili e il pareggio di bilancio appunto della gestione Bruno-Pietropaolo (con il secondo, sul finire del mandato del primo, peraltro sostituito dal solito Correggia) affidare incarichi esterni a legali ed esperti per contenziosi della medesima Amc con in qualche caso parcelle pagate ben 45mila euro? Ma non ci sono solo i lauti onorari di uno, o più, noti professionisti del capoluogo a dover far riflettere, perché Bruno si è pure retoricamente chiesto come possa una municipalizzata chiedere soldi al Comune per stabilizzare i propri dipendenti quando dovrebbe trovare le risorse necessarie al suo interno al fine di mettere tutto a posto grazie a una gestione oculata.

I buoni risultati rivendicati, carte alla mano, dall’interlocutore di calabria7.it. L’avvocato dà…i numeri, quelli che – sentenzia – “certificano un indubbio successo non meritevole di una inappellabile bocciatura. Eppure ho iniziato a operare con la pesante eredità di un aumento parametrale concesso a 54 unità e una conseguente impennata di costi del personale di quasi 450mila euro. Però non mi sono scoraggiato. Anzi. Ho rimboccato le maniche, lavorando non guardando in faccia a nessuno come in occasione della sospensione di funzionari di alto livello per riscontrate irregolarità subito sanate. E chissà, perdoni l’ennesimo sfogo, che non abbia pagato anche per questo. Ma, in sinergia con Pietropaolo, ho reso funzionale il terminal dei bus di Giovino; inaugurato lo strategico parcheggio delle auto, un ‘bancomat’, del Pugliese (nel senso di grossa resa per l’Azienda, ndr); informatizzato le fermate con gli avvisi sui nostri mezzi in transito e fatto decollare, mi permetta, la funicolare (nel frattempo desolatamente ferma, ndr), passata da 30 viaggiatori al giorno a punte record di 750, rilanciata anche grazie a efficaci operazioni di marketing quali il Fan Day e il Centenario di Rotella. E vi è di più, sapendo della scadenza del ventennale della revisione, avevo aperto una manifestazione d’interesse e creato i presupposti per ottenere un finanziamento di un milione di euro dalla Regione. Mentre dopo la mia cacciata, ho saputo di gare europee avviate con una divisione in 4 lotti. Sarà per questo che volevano raccogliere le firme per tenermi”.

Bruno non si ferma più, sembra una slot machine a cui si è azzeccato il tris vincente. Ci guarda l’avvocato e con un risolino quasi sardonico ci dice: “Lei pensa che abbia finito? Non è così”. E seguita a puntualizzare senza soluzione di continuità: “Sempre dopo il mio avvicendamento, hanno ad esempio concesso a una ditta privata il servizio di carrozzeria in affidamento diretto. Io invece avevo portato una sezione staccata della commissione sanitaria dell’Asp competente sull’Amc da Reggio a qui per evitare le spese di viaggio dei dipendenti; fatto accertamenti sulle 104 o lo smaltimento degli oli esausti; limitato gli straordinari; incaricato con le corrette procedure un medico aziendale; rammentato a qualche sottoposto, al fine di prevenire possibili abusi, come le sue ferie andassero controfirmate dal sottoscritto o ricordato che non si potesse gestire realtà pubbliche per telefono e quindi il lunedì si dovesse arrivare in ufficio alle 9 al massimo e senza ricorrere all’auto aziendale con tanto di autista, servizio non previsto, mandata all’aeroporto a mo’ di taxi privato; dirottato i 14 pullman a metano di cui l’Amc dispone dalle stazioni di rifornimento di Germaneto agli impianti di Via Lucrezia della Valle, avendo riscontrato che lì si spendeva meno e si percorreva un tragitto più corto per arrivarci e tornarci nonché centrato l’obiettivo da me considerato il fiore all’occhiello dell’intero lavoro svolto in Azienda”. Ci lasci indovinare, ma ci vuole poco alla luce di quanto ci ha riferito: il consuntivo con il segno più. “Sì. Nell’annata, o meglio nel biennio 2016/2017, con ben 153mila euro di avanzo mentre in quello successivo in pareggio. Non so se altri faranno qualcosa o addirittura molto di più, ritengo però che io meritassi miglior sorte. E chiudo, esprimendo pure il rammarico per l’assordante silenzio del centrodestra sul caso”.

Amc, tutte le verità dell’ex Au Elio Bruno (prima parte). Domani i “dati tecnici”

 

 

 

 

 

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