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Amministrative, due sindaci scrivono al prefetto. Speziali: “Denuncia che suscita costernazione”

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di Vincenzo Speziali * – Da tempo, segnalo – con doloroso rammarico – criticità nell’Udc – soprattutto in Calabria, dove il partito aveva un enclave positiva e proficua – e si ha, oggi, l’ennesima dimostrazione dei miei allarmi, non ingiustificati. Purtroppo, i fatti sono ostinati – come ripeteva sempre qualcuno passato a miglior vita – però, pur conoscendo e ricordando il titolo di una nota trasmissione “Non è mai troppo tardi” – tra l’altro brillante esempio di servizio pubblico, ideata proprio dal presidente Moro, quando era ministro della Pubblica Istruzione nei Governi Zoli e Fanfani II – al punto in cui siamo giunti, verrebbe da parafrasare in “Non è mai troppo peggio”!

Difatti, la dettagliata ‘denuncia’, dei rieletti sindaci di Laganadi e Calanna (entrambi comuni della provincia di Reggio Calabria) e la loro relativa informativa – scritta di pugno, ancorché a quattro mani – al prefetto, suscita desolante costernazione, senza indugiare oltre nel definire tale stato d’animo, per di più da un democristiano come me, il quale lo è, coerentemente – forse persino da prima della nascita – e pure geneticamente.

Cionondimeno, i due primi cittadini – i quali è bene ricordarlo, sono entrambi pubblici ufficiali – denunciano dettagliatamente e con millimetrica precisione, il comportamento avuto dall’Udc – di cui è segretario nazionale il mio caro amico, Lorenzo Cesa, ancorché incolpevole e assolutamente estraneo ai fatti di specie – e sempre l’Udc, sarebbe ‘responsabile’ di aver presentato liste discutibilmente composte e per di più composte con soggetti, apparentemente, ‘labili’, cosa che se fosse vera – ma lo dicono i due sindaci, assumendosene la responsabilità, seppur a fronte di evidenze che hanno dato con dovizia di particolari, circa i quali è difficile sostenere come entrambi possano essere incorsi nell’apocrifo o nel mendace – dicevo se la cosa fosse vera, sarebbe disdicevole, abominevole, immonda e immorale (non solo per una formazione politica cristiana, bensì per tutti, atei compresi!).

Patti chiari e francamente parlando, trovo riduttivo – molto riduttivo, mortificante riduttivo! – riportare la tal presunta colpa in capo al solo commissario provinciale dell”Udc reggino, ovvero Paolo Ferrara – che, per inciso, in quanto a ‘macchiettistiche uscite pseudopolitiche’ ricorda le movenze e i risultati di Peter Sellers, nei panni dell’Ispettore Jacques Clouseau, nella “Pantera Rosa” – però assieme a costui, la vera responsabilità – essa si, politica – deve essere se non altro compartecipata anche con i suoi ‘dante causa’, ovvero il solito Sen. Antonio De Poli – noto, non per essere il questore anziano del Senato Repubblicano, bensì Perito Industriale…e ho detto tutto! – e il segretario amministrativo nazionale dell’Udc, Calogero Di Carlo, grosso imprenditore, un tempo carabiniere – lui dice persino a Bovalino, ma io non lo ricordo – e in ogni modo la vita -al pari di tutti – è verificabile su Google.

Sono proprio questi due i responsabili – politicamente parlando – di uno scempio simile, da definire pactum sceleris, ai danni di una storia, una bella storia, cioè quella democristiana e – forse? – di Lorenzo Cesa, ripeto, a mio avviso incolpevole e per mia conoscenza non gestore delle province calabre.

Purtroppo, stiamo a riproporre, la ‘quaestio’ che ribadisco pedissequamente e reiteratamente da tempo, ovvero un UDC in mano a De Poli e Di Carlo – per esperienza personale e comprovate prove a mia disposizione, già divulgate – notoriamente adusi alla bugia ed entrambi oggi, responsabili di ciò, non tanto ai miei occhi -e ove mai ci fosse, alla loro coscienza- bensì al giudizio della pubblica opinione e del popolo sovrano. Che vergogna!

*Ex commissario cittadino di Catanzaro dell’Udc

© Riproduzione riservata.

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