L’amore e l’accoglienza salvano dalla malattia e dalla solitudine un migrante cecoslovacco a Vibo

Protagonisti della struggente storia di umana solidarietà il prete degli ultimi don Peppino Fiorillo e il cittadino Ceco Norbert Ludrouoskj

La sofferenza vissuta in solitudine. In una stanza del Pronto soccorso di Vibo Valentia è, ancora, più solitudine. Ricorda tanto le ore dolorose vissute da Cristo nel Getsmani. “Il Figlio di Dio – narrano i Vangeli – mentre i discepoli dormivano soffriva così tanto da sudare sangue fino alla morte”. Immagini di dolore, se le fai tue, che ti segnano per tutta la vita.Quel dolore, descritto dagli evangelisti, toccato con mano, ieri pomeriggio, nel racconto di don Peppino Fiorillo in una stanza anonima della Prima linea dell’ospedale “Jazzolino”. Il prete dei poveri, che da una vita è in cammino sulla stessa strada che percorrono “i senza terra” e “i nessuno della storia”, ha incrociato un’altra delle centinaia di anime, addolorate e piene di dolori, bisognose di tutto.

Il sacerdote di strada, senza indietreggiare di un passo, l’ha subito accolta tra le sue braccia e affidata alle amorevoli cure di un medico competente che ha fatto miracoli per salvarle la vita. Dopo la diagnosi terribile di tumore al cervello, le cure salvavita per dieci giorni di fila. Cure che, purtroppo, non possono essere proseguite perché superati i dieci giorni di ricovero nel nosocomio cittadino. All’improvviso sembrerebbe tutto perso. Ma non è così. Arriva il colpo di scena che apre il cuore alla speranza e mi spalanca gli occhi ad una storia di umana carità ancora più travolgente. Protagonista di questo dramma un cittadino cecoslovacco che vive a Nicotera da 20 anni. Si tratta del 45enne Norbert Ludrouoskj il quale, per tutta la sua permanenza nella cittadina turistica, ha svolto i lavori più disparati. Non avendo parenti e non vivendo con nessuno ha dovuto affrontare questi giorni di angosciosa malattia in totale disperazione. Solo l’amore delle Oblate del Beato Mottola sono riuscite ad aprire un canale di solidarietà con il parroco degli ultimi: don Peppino.

Il sacerdote di strada, senza indietreggiare di un passo, l’ha subito accolta tra le sue braccia e affidata alle amorevoli cure di un medico competente che ha fatto miracoli per salvarle la vita. Dopo la diagnosi terribile di tumore al cervello, le cure salvavita per dieci giorni di fila. Cure che, purtroppo, non possono essere proseguite perché superati i dieci giorni di ricovero nel nosocomio cittadino. All’improvviso sembrerebbe tutto perso. Ma non è così. Arriva il colpo di scena che apre il cuore alla speranza e mi spalanca gli occhi ad una storia di umana carità ancora più travolgente. Protagonista di questo dramma un cittadino cecoslovacco che vive a Nicotera da 20 anni. Si tratta del 45enne Norbert Ludrouoskj il quale, per tutta la sua permanenza nella cittadina turistica, ha svolto i lavori più disparati. Non avendo parenti e non vivendo con nessuno ha dovuto affrontare questi giorni di angosciosa malattia in totale disperazione. Solo l’amore delle Oblate del Beato Mottola sono riuscite ad aprire un canale di solidarietà con il parroco degli ultimi: don Peppino.

Sempre a questo sacerdote ultraottantenne dobbiamo l’opportunità di aver vissuto, in presa diretta, le sequele di un dramma che ha consentito di scandagliare la profondità del cuore generoso di alcuni uomini che non si stancano mai di aiutare e volere bene, soprattutto, gli ultimi. Finale della narrazione con sorpresa per l’intervento della Divina Provvidenza che corre in soccorso al prete dei disperati e che consentirà al cittadino cecoslovacco di poter usufruire di un supplemento di cure salvavita prima dell’intervento di neurochirurgia alla testa. Norbert, grazie alla mediazione di don Peppino e alla disponibilità del proprietario di Villa dei Gerani Antonino La Gamba, verrà ricoverato nella clinica privata vibonese in attesa di trovare un Centro di neurochirurgia disposto ad accoglierlo per l’intervento al cervello. Protagonista di questa ennesima storia di solidarietà umana sempre lui. Il prete che negli anni Settanta scese in piazza a fianco degli abitanti di Sant’Angelo per chiedere acqua potabile, strade e fogne. Ognuno di noi dovrebbe copiare qualcosa da questi accadimenti che stravolgono radicalmente le regole di una società sempre più fondata sull’opportunismo e arroganza dei ricchi e dei potenti. Teste coronate, governanti, politici di rango, cardinali, vescovi, professionisti di successo, giornalisti di fama, imprenditori di razza, magnati dell’editoria e chi ne ha più ne metta dovrebbero prendere esempio da questi uomini pronti a darsi agli altri senza ricevere in cambio niente. L’ennesima lezione imparata stando, per un pomeriggio intero, gomito a gomito con la “passione vivente” di un migrante ricoverato in un anonimo ospedale di provincia. Proprio in queste periferie ospedaliere ogni operatore sanitario può vivere con profonda umanità la sua professione. Dio, lo ricordo ai medici e alla politica, si può servire anche in queste disperate realtà. Alleviare il dolore è il passaporto per la vita eterna. Grazie don Peppino.

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