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“Andate a trovare gli amici o vi sparano”, il postino del clan e la tentata estorsione all’ospedale di Vibo

di Mimmo Famularo – Era stato arrestato nella maxi-operazione del 19 dicembre del 2019 passata alla storia con il nome di “Rinascita Scott” ma nei giorni successivi al blitz il Tribunale del Riesame di Catanzaro lo aveva rimesso in libertà. Lui, Michele Manco, 34 anni di Vibo, ritenuto affiliato alla ‘ndrina dei “Pardea-Ranisi” come se nulla fosse aveva ripreso l’attività del gruppo iniziando – secondo l’ipotesi accusatoria – a commettere estorsioni sul territorio di Vibo fino al suo arresto avvenuto lo scorso maggio a seguito della condanna riportata nel filone del maxi processo alla ‘ndrangheta vibonese celebrato con rito abbreviato. Il suo nome è finito nuovamente al centro della cronaca giudiziaria perché tra i cinque destinatari della misura di custodia cautelare in carcere c’è pure lui. Michele Manco è accusato di una sfilza di reati aggravati dal metodo mafioso e, tra questi, quello della tentata estorsione ai danni dell’impresa che ha vinto l’appalto per la realizzazione di alcuni lavori nell’area del nuovo ospedale di Vibo Valentia.

Chi è Michele Manco

Secondo le risultanze investigative della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Michele Manco sarebbe uno degli esponenti di spicco delle cosiddette “nuove leve” e avrebbe operato alle dirette dipendenze dei presunti aspiranti boss Salvatore Morelli, Domenico Macrì e Antonio Francesco Pardea, a vario titolo coinvolti nell’inchiesta di oggi che punta a fare luce su una serie di estorsioni a Vibo. Per l’accusa aveva compiti esecutivi tanto da adoperarsi – anche dopo l’esecuzione dell’operazione “Rinascita Scott” e in seguito alla sua scarcerazione – nell’esecuzione di atti intimidatori e attività estorsive o ritorsive. Un emissario del clan ma anche un messaggero tra i sodali e un esattore per il recupero di denaro liquido in un momento di difficoltà per il gruppo criminale alle strette per via del forcing della Procura antimafia di Catanzaro e dei carabinieri di Vibo le cui inchieste avevano portato all’arresto di molti dei presunti esponenti affiliati alla ‘ndrina.

La tentata estorsione nel cantiere del nuovo ospedale

Manco invece era tornato in libertà e da uomo libero avrebbe agito per nome e per contro del clan effettuando una serie di tentate estorsioni. Tra queste spicca quella all’impresa che tra il 2020 e il 2021 ha effettuato alcuni lavori nell’area del nuovo ospedale di Vibo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti a pronunciare la frase al tuo capo che si è dimenticato degli amici” sarebbe stato proprio Michele Manco. Una chiara minaccia proferita all’autista della ditta di costruzioni di Catanzaro che aveva vinto l’appalto. Chiaro l’obiettivo: costringere l’imprenditore che si era aggiudicato i lavori a pagare la classica mazzetta da corrispondere ai “Pardea-Ranisi” perché il cantiere in questione ricadeva – secondo le logiche criminali – nel territorio sottoposto al loro controllo. Tutto vano. Il messaggio recapitato indirettamente a Massimo Procopio, titolare della Costruzioni Procopio Srl, la società appaltatrice dell’opera pubblica, è stato rispedito al mittente con una denuncia all’autorità giudiziaria. Michele Manco avrebbe tuttavia insistito recandosi nuovamente sul cantiere e avvicinando un altro autista, un mese dopo, luglio 2020: “Vi siete scordati di andare a trovare gli amici, andate a trovare gli amici sennò vi sparano”. Nuovo messaggio di chiaro stampo mafioso, nuova denuncia contro ignoti da parte di Procopio, altro supplemento di indagini fino all’identificazione del presunto autore oggi destinatario della misura cautelare.

L’ecobonus e i messaggi di ‘ndrangheta rispediti al mittente

Michele Manco si sarebbe concentrato anche sul business dei lavori di ristrutturazione degli edifici privati con l’incentivo dell’ecobonus rivestendo sempre il ruolo di “messaggero” del clan. Due, in particolare, gli episodi contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro: il primo, datato maggio del 2021, ai danni di un’impresa edile di Cosenza: “Digli al capo tuo che lo stiamo aspettando”. Anche in questo caso tutto vano: ferma opposizione dell’imprenditore minacciato, nessun pagamento della mazzetta e denuncia alle forze dell’ordine. Tentata estorsione pure nel febbraio del 2022 nei confronti di un’altra impresa che si stava occupando dei lavori di ristrutturazione condominiali con l’ecobonus 110%. “Mettete le carte a posto con gli amici”, la frase pronunciata in questo caso dal messaggero di ‘ndrangheta. Stessa modalità, stesso epilogo: nessun pagamento e denuncia immediata. Per gli inquirenti anche su questo episodio ci sarebbe la firma di Michele Manco. L’ultima tentata estorsione della serie perché da maggio scorso il diretto interessato si trova nuovamente in carcere. Il gup del Tribunale di Catanzaro Claudio Paris lo ha infatti condannato a 12 anni di reclusione nell’ambito del processo “Rinascita Scott” celebrato con rito abbreviato.

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