Anno giudiziario, Bruno​ Bossio: “Mai preteso di parlare, siamo ai ai limiti dello stalking mediatico”

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“Da circa un mese a questa parte si insiste nei miei confronti ad un’opera di colpevolizzazione mediatica, in linea con una informazione adusa ad una narrazione criminalizzatrice della cultura garantista, fino al punto oggi di inventarsi di sana pianta circostanze e fatti assolutamente falsi”. Ad affermarlo è la parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio, in riferimento a ricostruzioni giornalistiche relative alla sua presenza all’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto di Catanzaro.

“Se non fossimo al ridicolo – aggiunge la deputata – potremmo dire che siamo ai limiti dello stalking mediatico. Scrivono, infatti, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario mi sarebbe stato impedito di parlare. Al netto della occhiuta “sorveglianza” di ogni mio gesto durante tutta la cerimonia, al fine di rilevare se e quando applaudivo, quasi a mo’ di scrutare persino se mettevo le dita nel naso, mi pare giusto che si debba ripristinare la verità dei fatti. Tengo infatti a precisare che, come nel passato, (quando la mia presenza evidentemente non suscitava la stessa curiosità) ho assistito anche questo anno all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Catanzaro. E come negli anni precedenti, anche questa volta, non ho inteso intervenire”. “Oltretutto – fa rilevare – è notorio che se anche avessi voluto farlo, non avrei potuto chiedere la parola in quella sede, perché la richiesta di intervenire andava prenotata per via telematica entro il 25 gennaio, come chiaramente indicato nella lettera di invito che allego per conoscenza. Ovviamente, è facile dedurre e verificare che non mi è stato impedito di parlare soltanto perché non ho  chiesto di intervenire. Tra i tanti difetti che ho – aggiunge la parlamentare – non c’è certamente quello di essere reticente rispetto a ciò che penso e alle battaglie che intraprendo. Se fossi stata oggetto di tale diniego lo avrei certamente fatto rilevare e chiesto in merito spiegazioni. Vorrei, pertanto, che si prendesse atto del fatto reale e correggere una informazione oggettivamente errata. Siamo in presenza di una fake news gratuita e non affatto spiegabile dal momento che, in ogni caso, non poteva neanche avere la forza di essere utilizzata nell’interesse di oscurare o depotenziare la notizia che anche a Catanzaro, come in tutta Italia,  settori importanti della stessa magistratura hanno messo chiaramente in discussione l’impianto giustizialista di quella narrazione che promuovono acritici corifei di ben note posizioni populiste e colpevoliste. Mi pare poi assai di pessimo gusto – prosegue -ricorrere al parossismo che l’anno giudiziario potesse essere aperto con l’intervento della rappresentanza degli imputati, che si ritengono tali anche quando sono solo indagati. Una evidente strumentalizzazione degna di essere fatta solo da chi pensa di abolire nel processo penale il diritto alla difesa. Ritengo doverose queste mie precisazioni anche perché, mai come in questo momento, una corretta e trasparente informazione – afferma infine Bruno Bossio – è il primo presupposto a sostegno del necessario e inderogabile ripristino dei livelli minimi dello Stato di diritto e dei principi fondanti lo Stato democratico, che oggi quotidianamente vengono messi, di fatto, in discussione”.

“Se non fossimo al ridicolo – aggiunge la deputata – potremmo dire che siamo ai limiti dello stalking mediatico. Scrivono, infatti, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario mi sarebbe stato impedito di parlare. Al netto della occhiuta “sorveglianza” di ogni mio gesto durante tutta la cerimonia, al fine di rilevare se e quando applaudivo, quasi a mo’ di scrutare persino se mettevo le dita nel naso, mi pare giusto che si debba ripristinare la verità dei fatti. Tengo infatti a precisare che, come nel passato, (quando la mia presenza evidentemente non suscitava la stessa curiosità) ho assistito anche questo anno all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Catanzaro. E come negli anni precedenti, anche questa volta, non ho inteso intervenire”. “Oltretutto – fa rilevare – è notorio che se anche avessi voluto farlo, non avrei potuto chiedere la parola in quella sede, perché la richiesta di intervenire andava prenotata per via telematica entro il 25 gennaio, come chiaramente indicato nella lettera di invito che allego per conoscenza. Ovviamente, è facile dedurre e verificare che non mi è stato impedito di parlare soltanto perché non ho  chiesto di intervenire. Tra i tanti difetti che ho – aggiunge la parlamentare – non c’è certamente quello di essere reticente rispetto a ciò che penso e alle battaglie che intraprendo. Se fossi stata oggetto di tale diniego lo avrei certamente fatto rilevare e chiesto in merito spiegazioni. Vorrei, pertanto, che si prendesse atto del fatto reale e correggere una informazione oggettivamente errata. Siamo in presenza di una fake news gratuita e non affatto spiegabile dal momento che, in ogni caso, non poteva neanche avere la forza di essere utilizzata nell’interesse di oscurare o depotenziare la notizia che anche a Catanzaro, come in tutta Italia,  settori importanti della stessa magistratura hanno messo chiaramente in discussione l’impianto giustizialista di quella narrazione che promuovono acritici corifei di ben note posizioni populiste e colpevoliste. Mi pare poi assai di pessimo gusto – prosegue -ricorrere al parossismo che l’anno giudiziario potesse essere aperto con l’intervento della rappresentanza degli imputati, che si ritengono tali anche quando sono solo indagati. Una evidente strumentalizzazione degna di essere fatta solo da chi pensa di abolire nel processo penale il diritto alla difesa. Ritengo doverose queste mie precisazioni anche perché, mai come in questo momento, una corretta e trasparente informazione – afferma infine Bruno Bossio – è il primo presupposto a sostegno del necessario e inderogabile ripristino dei livelli minimi dello Stato di diritto e dei principi fondanti lo Stato democratico, che oggi quotidianamente vengono messi, di fatto, in discussione”.

Redazione Calabria 7

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