ANTEO | Droga e bombe tra Catanzarese e Vibonese, in 21 di nuovo sul banco degli imputati (NOMI)

C'è anche il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso. Per la Dda verdetto di assoluzione da ribaltare in condanna per tre imputati

Ci sarà un nuovo processo per 21 imputati, giudicati con rito abbreviato e rispetto ai quali è arrivato il verdetto del giudice di prime cure il 13 marzo scorso, giorno in cui il gup ha sentenziato 18 condanne e sette assoluzioni (LEGGI) nell’ambito del processo Anteo, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, che punta a far luce su un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, ricettazione, detenzione, porto abusivo di armi, clandestine e da guerra, detenzione di materiali esplodenti e furto. La Direzione distrettuale antimafia ha proposto ricorso contro tre assoluzioni, quelle di Mirco Furchì, di Limbadi; Giuseppe Marco Marchese, di Chiaravalle Centrale e Bruno Procopio, di Ardore, per gli altri imputati, invece, sono stati i difensori a volere il processo di appello per tentare di ottenere l’assoluzione o uno sconto di pena per i propri assistiti.

I nomi di tutti gli imputati 

I nomi di tutti gli imputati 

 La Corte di appello di Catanzaro, presieduta da Loredana De Franco, ha fissato la prima udienza per il prossimo 17 gennaio nei confronti di Raffaele Andreacchio, di Guardavalle, (che in primo grado ha incassato una condanna ad 1 anno, 8 mesi e 1.400 euro di multa); Vito Chiefari, di Chiaravalle, (in primo grado condannato a 5 mesi, 10 giorni e 855 euro di multa); Giuseppe Corapi, San Sostene, (in primo grado 7 anni, 4 mesi e 26.500 euro di multa); Daniele Cortese, di Capistrano, (in primo grado condannato 4 anni, 5 mesi, 10 giorni e 17.500 euro di multa);  Fortunato Demasi, Simbario, (in primo grado 5 mesi, 10 giorni e 855 euro di multa); Damiano Fabiano, di Cardinale, (in primo grado condannato a 12 anni, 10 mesi e 29.733 euro; Francesco Fabiano, di Chiaravalle Centrale, (in primo grado 4 mesi, 26 giorni e 681 euro di multa); Giuseppe Fabiano, di Chiaravalle, (in primo grado 6 anni, 11 mesi e 10 giorni); Domenico Giorgi, Benestare, (in primo grado 1 anno e 1.032 di multa); Domenico Giorgio, Chiaravalle Centrale, (in primo grado 6 anni, 8 mesi e 23.333 euro di multa); Salvatore Macrì, Chiaravalle Centrale, (in primo grado condannato a 3 anni, 4 mesi e 10 giorni di reclusione);

il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, di Nicotera, (in primo grado 7 mesi, 3 giorni e 740 euro di multa);  Michele Matarese, di Montepaone,(in primo grado 1 anno e 8 mesi); Gianluca Minnella, Bovalino, (in primo grado 3anni, 8 mesi, 20 giorni e 967 euro di multa); Antonella Procopio, di Centrache, (in primo grado condannato a 4 anni, 6 mesi, 20 giornie 18mila euro di multa); Mirko Pironaci, (in primo grado condannato a 6 mesi e 20 giorni; Antonio Puntieri, Olivadi, (in primo grado condannato a 2 anni, 2 mesi, 20 giorni e 9mila euro di multa); Roberto Venuto, Olivadi, (in primo grado condannato a 4 mesi e 688 euro di multa.

La Dda vuole la condanna di tre imputati assolti dal gup

La Dda di Catanzaro chiede alla Corte di ribaldare il verdetto di assoluzione in condanna nei confronti di Mirco Furchì, di Limbadi, rispetto al quale il pm antimafia in primo grado aveva chiesto una pena a 6 anni e 9mila euro di multa; di Giuseppe Marco Marchese, di Chiaravalle Centrale, nei cui confronti il pubblico ministero aveva invocato la condanna a  7 anni e 18mila euro di multa e  Bruno Procopio, di Ardore e rispetto al quale la Dda aveva chiesto una pena a 4 anni e 18mila euro di multa. 

Narcotraffico tra Soveratese, le province di Vibo e Reggio

L’ attività investigativa  avrebbe consentito di individuare una specifica organizzazione dedita al traffico di sostanza stupefacente: cocaina, hashish, marijuana, metadone ed eroina, anche nella forma del cobret, spacciata nel basso Ionio-Catanzarese, con il suo centro nevralgico nell’entroterra dell’area del Soveratese, in particolare nel comprensorio di Chiaravalle e comuni limitrofi e con proiezioni nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Ma anche dinamite, tritolo, bombe dalla portata micidiale nelle mani dei fratelli Damiano e Giuseppe Fabiano, cedute all’attuale pentito Emanuele Mancuso.

Dai kalashnikov alle bombe: le armi della ‘ndrangheta

E’ stato lo stesso collaboratore di giustizia a riferire il 26 luglio 2018, come il sodalizio criminale avesse la disponibilità di un numero considerevole di armi da guerra: dai 20 ai 30, comprese di munizioni di tipo mitra, kalashnikov e altre in uso alle forze armate. Armi di vecchia generazione, ma funzionanti, giubbotti antiproiettile, fucili a canne mozze, fucili da caccia, bombe. Vere e proprie armi e non artifizi pirotecnici, che dovevano essere date in cambio di droga come contropartita. “Loro mi proposero con un biglietto scritto 10 o 15 armi che io proposi al mio fornitore di cocaina Ascone, che non li volle”.

La disponibilità in capo al sodalizio Fabiano di ordigni indicati dal collaboratore, trova conferma in una conversazione del 31 maggio 2018 quando Antonio Corrado, dopo aver intrattenuto una trattativa con Damiano Fabiano che gli chiedeva di acquistare una dinamite, veniva beccato, in seguito ad una perquisizione effettuata dalla Polizia giudiziaria in possesso di una bomba a mano di provenienza militare, di 2,5 chilogrammi di Trinitrotoluene in pani, comunemente conosciuto come tritolo e di tutti gli accessori necessari alla sua accensione, micce a lenta combustione e detonatori compresi (LEGGI QUI)

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo gli avvocati Vincenzo Cicino, Giovanni Russomanno, Sergio Rotundo, Maria Antonietta Iorfida, Enzo Savaro, Gregorio Tino, Antonio Femia, Francesco Foino, Vincenzo Nesci, Renzo Andricciola, Permassimo Marrapodi, Francesco Maida, Francesco Mancuso, Domenico Cortese, Antonio lomonaco, Eugenio Minniti, Felice Foresta, Luigi Aloisio, Domenico Calabretta e Francesco De Luca. 

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