Anteo, le nuove rivelazioni del pentito Mancuso e il politico che lavorava con la cocaina

Nessuna bacinella in comune con i fratelli Fabiano. Emanuele Mancuso prende le distanze: "Non facevo parte della loro associazione, io avevo la mia"

di Gabriella Passariello – Spuntano nuovi dettagli nel verbale inedito del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso depositato nell’udienza Anteo, in cui lo stesso pentito è imputato con rito abbreviato. L’ex rampollo di Limbadi nega l’esistenza di una bacinella in comune con la famiglia Fabiano, né tantomeno ne sarebbe stato uno stabile fornitore: questi ultimi si sarebbero approvvigionati “a San Luca e in altri canali, come quello di Daniele Cortese. Quando io li ho conosciuti loro avevano già un debito con lui”.  Precisa di non essersi mai associato con i Fabiano, “perché io avevo la mia associazione per la quale sono già stato condannato in ‘Giardini Segreti’. Il periodo in cui ho frequentato i fratelli Fabiano si è limitato a qualche mese. Se fossero stati miei associati non li avrei mai minacciati di morte per il recupero del credito, tra l’altro io per i miei associati ho pagato spese di giustizia, il mantenimento in carcere e il sostentamento delle loro famiglie”.

Il ruolo di un politico Vibonese con i Fabiano

Il ruolo di un politico Vibonese con i Fabiano

Il pm della Dda Annamaria Frustaci incalza il pentito sul ruolo di un politico vibonese con i Fabiano. “L’assessore era uno che usciva di solito con Daniele Cortese e assieme a lui voleva aprire un proprio canale di narcotraffico, lui si riforniva da Giuseppe Navarra, che era agli arresti domiciliari. Con riferimento al coinvolgimento dell’assessore con i Fabiano posso dire che Cortese andava agli appuntamenti, quest’ultimo gestiva le armi, l’assessore lavorava solo con cocaina”.  Il pentito precisa di fare riferimento nella sua ultima dichiarazione a Damiano Fabiano, facente parte di un’associazione che avrebbe operato a livello familiare. “Conosco tuti e tre i fratelli per essere andato a casa loro, ma i due che comandavano erano Giuseppe e Damiano”.

“La bacinella della mia famiglia veniva gestita da mia zia”

Emanuele Mancuso conferma inoltre di aver incontrato i fratelli Fabiano in alcune occasioni di scambio di droga al panificio della zia Rosaria in via Foschea, anche se la cocaina  preferiva consegnarla nella campagna di Mirco Furchì, dove riceveva uno, due o tre chili di cocaina per volta, procedendo a tagliarla e a confezionarla in pezzi da 100- 200 grammi. La zia gestiva la bacinella, quantomeno prima della sua carcerazione, “perché dopo non sono a conoscenza. Io stesso gli ho dato a volte 20, 30, fino 50mila euro perché me li tenesse, mentre a mio suocero ho consegnato fino a 150mila euro. Preciso altresì che la casa di mio suocero a Capistrano e quella di mia zia a Nicotera erano luoghi dove i miei debitori o altri soggetti malavitosi lasciavano a mia zia Rosaria o a mio suocero Carlo Chimirri soldi o assegni che mi venivano successivamente consegnati”.

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