Anteo, traffico di droga e armi tra il Catanzarese e il Vibonese: chieste 12 condanne e un’assoluzione (NOMI)

La Dda di Catanzaro ha invocato pene comprese tra i 18 e i due anni di reclusione per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario
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Dodici richieste di condanna e una assoluzione sono state chieste dal pm della distrettuale di Catanzaro Debora Rizza per tredici imputati nel processo Anteo, nato dall’inchiesta della Dda, che punta a svelare l’esistenza di un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, con l’aggravante mafiosa, ricettazione, detenzione, porto abusivo di armi, clandestine e da guerra, detenzione di materiali esplodenti e furto.

Al termine della requisitoria, il magistrato ha invocato pene comprese tra i 18 e i due anni di reclusione e in particolare ha chiesto per Antonio Corrado, di Chiaravalle Centrale, 4 anni;  Antonio Rei, di Chiaravalle Centrale, 8 anni di reclusione; Giovanni Rauti, di Torre Ruggiero, 2 anni e 516 euro di multa, (richiesta di assoluzione per l’estorsione e di condanna per la ricettazione), difeso dall’avvocato Giovanni Russomanno; Rocco Bruno Caruso, Serra San Bruno, 4 anni; Ernesto Bertucci, Soverato, 16 anni; Domenico Aiello, 16 anni; Antonio Cuturello, Limbadi, 13 anni;  l’ex compagna del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso Nensy Vera Chimirri, di Nicotera, 15 anni; Clemente Selvaggio, Vibo Valentia, 18 anni;  Luciano Iozzo, Chiaravalle Centrale, 13 anni;  Santino Procopio, 16 anni; Vincenzo Manno, 5 anni e mille euro di multa.

La richiesta di assoluzione

Il pm ha invece chiesto l’assoluzione nei confronti di Antonio Chiefari, di Torre Ruggiero, come richiesto dagli avvocati Salvatore Staiano e Giovanni Russomanno. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 13 marzo per le arringhe difensive nel cui collegio oltre agli avvocati Staiano e Russomanno, compaiono, tra gli altri, Saverio Loiero, Diego Brancia, Salvatore Giunone e Antonio Lomonaco. Per un altro troncone della stessa inchiesta è alle ultime battute il processo di appello per 21 imputati, giudicati con rito abbreviato e nei loro confronti il sostituto procuratore generale ne ha chiesto la condanna. Le pene più alte sono state chieste per i fratelli Damiano e Giuseppe Fabiano e un aggravio di pena invocato anche per il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso (LEGGI)

 Narcotraffico tra Soveratese, le province di Vibo e Reggio

L’ attività investigativa  ha consentito di individuare una specifica organizzazione dedita al traffico di sostanza stupefacente: cocaina, hashish, marijuana, metadone ed eroina, anche nella forma del cobret, spacciata nel basso Ionio-Catanzarese,con il suo centro nevralgico nell’entroterradell’area del Soveratese,in particolare nel comprensoriodi Chiaravallee comuni limitrofi e con proiezioni nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Ma anche dinamite, tritolo, bombe dalla portata micidiale nelle mani dei fratelli Damiano e Giuseppe Fabiano, cedute all’attuale pentito Emanuele Mancuso.

Dai kalashnikov alle bombe: le armi della ‘ndrangheta

E’ stato lo stesso collaboratore di giustizia a riferire il 26 luglio 2018, come il sodalizio criminale avesse la disponibilità di un numero considerevole di armi da guerra: dai 20 ai 30, comprese di munizioni di tipo mitra, kalashnikov e altre in uso alle forze armate. Armi di vecchia generazione, ma funzionanti, giubbotti antiproiettile, fucili a canne mozze, fucili da caccia, bombe. Vere e proprie armi e non artifizi pirotecnici, che dovevano essere date in cambio di droga come contropartita.“Loro mi proposero con un biglietto scritto 10 o 15 armi che io proposi al mio fornitore di cocaina Ascone, che non li volle”. La disponibilità in capo al sodalizio Fabiano di ordigni indicati dal collaboratore, trova conferma in una conversazione del 31 maggio 2018 quando Antonio Corrado, dopo aver intrattenuto una trattativa con Damiano Fabiano che gli chiedeva di acquistare una dinamite, veniva beccato, in seguito ad una perquisizione effettuata dalla Polizia giudiziaria in possesso di una bomba a mano di provenienza militare, di 2,5 chilogrammi di Trinitrotoluene in pani, comunemente conosciuto come tritolo e di tutti gli accessori necessari alla sua accensione, micce a lenta combustione e detonatori compresi (LEGGI QUI)

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