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Antimafia e impresentabili, i conti che non tornano e il monito di Gratteri

Nelle scorse ore si sono susseguite diverse dichiarazioni di partiti e movimenti usciti a loro dire intonsi dal controllo preventivo della Commissione Antimafia. Hanno fatto sapere di non avere tra le proprie fila nessun “impresentabile” sia Forza Italia che l’Udc, sia l’M5S che le liste “tansiane” Tesoro Calabria e Calabria Libera. La seduta dell’organismo parlamentare in cui se n’è discusso (leggi qui il verbale) è durata 26 minuti, un’altra è stata convocata per il primo settembre alle 18. Come abbiamo scritto qui, il regolamento dispone che i nomi di eventuali impresentabili individuati nel controllo facoltativo sulle liste provvisorie rimangano riservati. Ciò non toglie, però, che al momento i conti non tornino.

La distanza tra la realtà e gli annunci

Per chi conosce i territori, o semplicemente legge i retroscena giornalistici, sono infatti da tempo ben noti i nomi di candidati in pectore a cui i partiti magari hanno chiesto in ginocchio di candidarsi e che stanno facendo campagna elettorale da tempo. Ecco: tra questi, senza personalizzare il discorso né puntare il dito contro nessuno visto che sarebbero colpevoli di qualcosa solo all’esito del terzo grado di giudizio, ce ne sono certamente alcuni che si trovano attualmente nella condizione di imputati. Succede sicuramente a Catanzaro, ma non solo. E pur essendo imputati vengono dati come sicuri in alcune delle liste già passate al vaglio dell’Antimafia o in altri movimenti satellite.

I voti valgono più di una figuraccia

Allora delle due l’una: o questi candidati non sono stati comunicati nelle liste provvisorie e verranno inseriti dopo, o si userà l’escamotage di “nasconderli” in liste che non hanno simboli di partiti ufficiali. Oppure, come terza ma improbabile ipotesi, verranno “trombati” dagli stessi partiti che hanno chiesto loro di candidarsi. Restiamo alle prime due: se i candidati con grane giudiziarie verranno inseriti dopo, o se verranno dirottati su liste “minori”, comunque lo si scoprirà. Per due motivi: innanzitutto i cittadini sono più informati di quanto i politici vorrebbero, in secondo luogo il controllo sulle liste definitive l’Antimafia lo farà comunque e lo comunicherà pubblicamente a ridosso delle elezioni (è successo alle passate Regionali con Mimmo Tallini, che poi fu ugualmente candidato, eletto e messo a capo della massima Assise calabrese). Resterà magari una figuraccia di qualche ora ma i voti degli “impresentabili” saranno ritenuti buoni per portare acqua al mulino della coalizione. E se succede qualcosa si potrà sempre dire che la responsabilità penale è personale.

Gratteri: non ci sono più alibi

Resta però la responsabilità politica, che si cerca sempre di togliersi di dosso delegando tutto all’esterno, come sta succedendo di nuovo con la pantomima dell’Antimafia. Lo ha detto da ultimo il procuratore Nicola Gratteri intervistato ieri sera a Scilla dalla giornalista Paola Bottero: «Il problema non si risolve con la patente dell’antimafia ma con la serietà della politica». Ovviamente Gratteri non è il Vangelo, ma una cosa la dice da tempo: quelli che fanno le liste, i big delle coalizioni, sanno perfettamente chi si mettono in casa, al di là di controlli preventivi e facoltativi e oltre il dato meramente giudiziario. Gli alibi, ha dunque aggiunto il procuratore, stanno a zero. Ma sono anche direttamente proporzionali alla credibilità della classe dirigente calabrese.

s. p.

© Riproduzione riservata.

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