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Appalti irregolari per il servizio postale dell’Asp di Vibo, chiesti due rinvii a giudizio

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L’appalto bandito dall’Asp di Vibo Valentia tra il 2014 e il 2015 per il servizio postale è finito al centro di un’inchiesta per truffa che, nei giorni scorsi, è approdata alla richiesta di rinvio a giudizio. Gli imputati per cui il sostituto procuratore Concettina Iannazzo ha invocato il processo sono due, mentre tra le parti offese figurano, oltre all’Azienda sanitaria vibonese, anche Poste Italiane e l’amministratore di una società di poste private di Lamezia, Marco Plastina, che aveva presentato un esposto in Procura. Un vibonese 36enne, Marco Ciancio, e un 30enne di Agrigento, Simone Sferlazza, sono accusati di truffa a danno di ente pubblico, mentre solo al secondo viene contestata anche la turbata libertà degli incanti.

Il sistema

Al centro di tutto c’è la “Mail Post Italia”, di cui Sferlazza è legale rappresentante e Ciancio un dipendente, che all’epoca si è aggiudicata l’appalto dell’Asp e che, per effettuare il servizio, ha dovuto appoggiarsi alla rete di Poste Italiane. Ma dove sta la truffa? Per comprenderlo bisogna partire dall’assunto che in questo caso i costi di spedizione devono per forza fare riferimento a quanto stabilito in base a un accordo nazionale con Agcom. Invece la società finita al centro dell’inchiesta, con “artifizi e raggiri” avrebbe, secondo la Procura di Vibo, veicolato sul circuito di Poste italiane l’invio e la distribuzione della corrispondenza dell’Asp effettuando “affrancature errate” (per esempio: postatarget, posta target card, raccomandata smart) di importo “nettamente inferiore rispetto alle tariffe praticate”. In questo modo avrebbe indotto in errore Poste italiane a cui avrebbero corrisposto meno di quanto avrebbero dovuto, procurandosi secondo l’accusa un “ingiusti profitto” di 3.591,58 euro.

La gara turbata

Che qualcosa non quadrasse per la verità se ne erano accorti anche altri potenziali concorrenti al momento della gara, a cui per questo decisero di non partecipare. Il motivo è spiegato nel capo d’imputazione contestato solo a Sferlazza. L’accusa di aver giocato sporco nella procedura è motivata dal fatto che la “Mail Post Italia” si sarebbe presentata alla gara d’appalto per il servizio postale bandita dall’Asp “con un’offerta in ribasso economicamente ingiustificata (perché di potenziale perdita da parte del partecipante) effettuata nella consapevolezza di influire sull’aggiudicazione della gara stessa”, impedendo o turbando il regolare gioco della concorrenza. L’udienza preliminare è stata fissata dal Tribunale di Vibo per il 9 dicembre prossimo.

s. p.

© Riproduzione riservata.

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