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Appalti “pilotati” alla Regione, chieste tre condanne e un’assoluzione (NOMI)

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di Mimmo Famularo – Tre condanne e un’assoluzione. E’ quanto chiesto dal pubblico ministero Vito Valerio al termine della requisitoria formulata davanti al gup nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta “Passepartout” sugli appalti “pilotati” alla Regione Calabria. Nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, il pm ha chiesto rispettivamente la condanna a 4 mesi di reclusione per Tito Berti Nulli (difeso dall’ avvocato Vincenzo Ioppoli); un anno e 9 mesi di reclusione per Eugenio Montilla (assistito dal legale Francesco Gambardella); 4 mesi di reclusione per Arturo Veltri (avvocato Marcello Manna e Concetta Coscarella). Assoluzione invocata invece per Pasquale Gidaro (difeso dall’avvocato Giusy Caliò). A vario titolo le accuse variano dalla turbativa d’asta all’abuso d’ufficio fino alle frodi nelle pubbliche forniture. Al centro dell’inchiesta i lavori della metropolitana leggera di Cosenza-Rende e del nuovo ospedale del capoluogo bruzio. Prossima udienza l’11 dicembre per completare le discussioni delle difese.

Il processo con rito ordinario

Per altri 16 imputati tra imprenditori, politici e amministratori pubblici, finiti nell’inchiesta “Passepartout”, con le accuse a vario titolo di turbata libertà degli incanti, corruzione aggravata, ma anche traffico di influenze illecite, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, il gup del Tribunale di Catanzaro Alfredo Ferraro ha disposto  lo scorso luglio 15 rinvii a giudizio e un non luogo a procedere. A processo l’ex governatore della Calabria Mario Oliverio; Nicola Adamo, ex consigliere regionale; Giuseppe Lo Feudo, direttore generale delle Ferrovie della Calabria; l’imprenditore Pietro Ventura; l’imprenditore Rocco Borgia; Santo Marazzita, direttore dell’esercizio ferroviario di Ferrovie della Calabria; l’imprenditore Giulio Marchi; l’imprenditore Armando Latini; Giovanni Forciniti; Fortunato Varone. E ancora Luigi Incarnato Luca Morrone, Luigi Giuseppe Zinno, Antonio Capristo, Giuseppe Trifirò. Nei confronti degli ultimi sei, il magistrato titolare dell’inchiesta, Graziella Viscomi, al termine della requisitoria aveva invocato il non luogo a procedere, sentenziato dal giudice solo per il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Il processo per i quindici rinviati a giudizio inizierà il 27 aprile 2021 davanti ai giudici del Tribunale collegiale, dove verranno difesi, tra gli altri dai legali Danilo Iannello, Giuseppe Bruno, Nicola Carratelli, Belvedere, Francesco Gambardella, Leopoldo Marchese.

L’inchiesta Passepartout

Al centro dell’indagine, ci sono i bandi di gara per la costruzione del nuovo ospedale, della metropolitana di superfice e del Museo di Alarico, ma anche il ripristino della tratta ferroviaria turistica della Sila. Dietro tutto, secondo la Procura, c’era un’associazione a delinquere di cui avrebbero fatto parte il presidente Oliverio, come promotore, il suo fedelissimo Nicola Adamo, il dirigente della Regione Luigi Giuseppe Zinno, il direttore di Ferrovie Calabria Giuseppe Lo Feudo e gli imprenditori Pietro Ventura e Rocco Borgia. Il “punto di riferimento” sarebbe stato proprio Nicola Adamo, l’ex vicepresidente della Regione ritenuto “l’elemento di raccordo tra esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori privati”. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era quello di mantenere il controllo sulle procedure di aggiudicazione delle principali opere pubbliche e di favorire la realizzazione delle stesse, attraverso il coinvolgimento di imprese amiche e sponsorizzate dagli indagati. Per la costruzione del nuovo ospedale, la politica e la burocrazia regionale avrebbero prima concertato la strategia di partecipazione alla gara d’appalto, “orientando raggruppamenti di imprese interessate in modo da pre-individuare la ‘cordata’ vincitrice’”, e poi avrebbero turbato la procedura aggiudicando lo studio di fattibilità del nosocomio alla società Steam srl. Nell’affare del sistema di collegamento metropolitano tra Cosenza, Rende e l’Unical, invece, era rimasto impigliato il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Secondo la Procura, in cambio della firma sull’accordo di programma per la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile, Occhiuto avrebbe accettato “la promessa avanzata da Oliverio per il tramite del dirigente Luigi Zinno, di ottenere da parte della Regione Calabria i finanziamenti e la copertura amministrativa per la realizzazione del Museo di Alarico, oggetto di gara d’appalto (illegittima) indetta dal Comune di Cosenza”. Per Occhiuto, alla luce del verdetto del giudice, le accuse sono venute meno.

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