Aquile, l’affettuoso “cinque” pregara dell’arbitro Robilotta porta assai bene a Marotta

di Danilo Colacino – Catanzaro ingenuo e sciupone o preoccupantemente a corto di energie in questa fase cruciale della stagione? Bella domanda. Davvero. La tentazione è di rispondere asseverando la prima tesi, ma non è che sia del tutto tranquillizante e soprattutto consolatorio. Perché le rivali più quotate della Aquile, non solo del girone C ma anche degli altri in ottica playoff, di occasioni ghiotte non ne lasciano di sicuro per strada e lo stesso Catania lo ha dimostrato plasticamente  ieri con il blitz perfezionato al Nicola Ceravolo.

Il cinismo degli etnei. Nulla di trascendentale il gioco sciorinato dai siciliani, ma caratterizzato da due lampi al momento giusto e arrivederci e grazie a un Catanzaro a tratti parso invece molto più brillante degli Elefantini. Un gruppo, quello etneo, che sembra aver subito acquisito l’esperienza e la scaltrezza del suo scafato allenatore. Un Walter Alfredo Novellino, detto Carlos Monzón da calciatore del Perugia e del Milan a fine anni Settanta, per la forte somiglianza con il campionissimo argentino di boxe, incubo del nostro altrettanto talentuoso Nino Benvenuti a cui strappò per sempre la corona iridata dei Pesi Medi. Certo, in fatto di furbizia e abitudine a vincere – quantomeno nella categoria di riferimento – non è che il collega Gaetano Auteri sia da meno. Anzi. Attenzione, però, poiché l’impressione che ricaviamo dalla tribuna (stampa nel caso di specie) è di una compagine giallorossa capace di essere devastante solo quando corre il doppio dell’undici opposto. In caso contrario, viceversa, ecco venir fuori le magagne di una rosa a cui forse manca un pizzico di qualità e quantità in determinati reparti in particolare. Questo non significa, tuttavia, che non sia una corazzata guidata in panca da uno straordinario condottiero, ma guai a finire troppo presto la birra. O si pedala come forsennati o si affonda, insomma.

Il cinismo degli etnei. Nulla di trascendentale il gioco sciorinato dai siciliani, ma caratterizzato da due lampi al momento giusto e arrivederci e grazie a un Catanzaro a tratti parso invece molto più brillante degli Elefantini. Un gruppo, quello etneo, che sembra aver subito acquisito l’esperienza e la scaltrezza del suo scafato allenatore. Un Walter Alfredo Novellino, detto Carlos Monzón da calciatore del Perugia e del Milan a fine anni Settanta, per la forte somiglianza con il campionissimo argentino di boxe, incubo del nostro altrettanto talentuoso Nino Benvenuti a cui strappò per sempre la corona iridata dei Pesi Medi. Certo, in fatto di furbizia e abitudine a vincere – quantomeno nella categoria di riferimento – non è che il collega Gaetano Auteri sia da meno. Anzi. Attenzione, però, poiché l’impressione che ricaviamo dalla tribuna (stampa nel caso di specie) è di una compagine giallorossa capace di essere devastante solo quando corre il doppio dell’undici opposto. In caso contrario, viceversa, ecco venir fuori le magagne di una rosa a cui forse manca un pizzico di qualità e quantità in determinati reparti in particolare. Questo non significa, tuttavia, che non sia una corazzata guidata in panca da uno straordinario condottiero, ma guai a finire troppo presto la birra. O si pedala come forsennati o si affonda, insomma.

Capitolo società. Meno male, comunque sia, che la società c’è ed è autorevole e perfino sensibile nel suo attaccamento alla “gens giallorossa”, una comunità….a parte, avendolo dimostrato tangibilmente con la politica dei prezzi della settimana ormai trascorsa. Una significativa decurtazione del costo dei tagliandi d’ingresso che ha permesso di toccare quasi quota 9mila presenze al vecchio Militare e senza in pratica tifoseria ospite, di solito invece numerosa nel caso del Catania, per motivi di ordine pubblico e “pro quota” anche per l’antipatia dei sostenitori di Di Piazza e soci nei confronti di una dirigenza che però pare fin qui non aver lesinato sforzi nel tentativo di riportare in alto i colori rossazzurri.

Il “cinque portafortuna” scambiato tra l’arbitro Ivan Robilotta e il puntero dei catanesi Alessandro Marotta nel saluto a centrocampo pregara. Nessuno scoop inventato, per carità. Sarebbe una fake news. Indubbiamente, però, tanta fortuna quel battersi di mano così vistoso, e affettuoso, tra l’arbitro Ivan Robilotta (appartenente a una dinastia di tesserati Aia fra padre, zio, fratelli e cugini; nato a Caserta; residente in Villa d’Agri nel Vallo di Diano e iscritto alla sezione di Sala Consilina) e l’attaccante dei catanesi Alessandro Marotta – corregionale e, ci riferiscono, soprattutto amico (e quindi nulla di anomalo e censurabile) del fratello maggiore di Robilotta, Manuel, attualmente assistente in Can B, ma già giudice di linea di lungo corso in C fino a un paio di stagioni fa – l’ha portata, addirittura fino al punto di far emergere le determinati doti di Marotta. Eccome se sono emerse così come si è palesata anche una buona sorte, che gli ospiti hanno avuto nella loro area di rigore in cui qualche contatto parecchio sospetto è “scivolato via” al pari di quelli in favore della Roma a Oporto giudicati male in campo dal fischietto turco Cuneyt Cakir e persino peggio dal supervisore polacco Szymon Marcianik in Sala Var. Roba da Uefa Champions League, mica “pizza e fichi”, ma con un comun denominatore rispetto alla terza serie italiana e a tutte le categorie del mondo: gli arbitri sbagliano, pure in modo marchiano, a qualsiasi livello e purtroppo seguiteranno a farlo sempre.

redazione Calabria 7

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