Colpo al fortino rom di Catanzaro, il retroscena: ordinanza ferma in un cassetto da un anno

A svelarlo il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa: ecco i motivi che hanno ritardato il blitz della Polizia
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Il salto di qualità del clan dei rom Bevilacqua-Passalacqua di Catanzaro al centro dell’inchiesta i cui particolari sono stati illustrati dal procuratore Nicola Gratteri all’esito del blitz che ha inferto un duro colpo alla malavita che soffoca i quartieri a sud della città capoluogo di regione. Il capo della Dda ha svelato un dettaglio: “Aspettavamo questa ordinanza da un anno. Dopo che erano accaduti fatti gravi e violenti a Catanzaro, soprattutto nell’area a sud della città. In tanti si domandavano dove fosse lo Stato, cosa stessero facendo le forze dell’ordine, indicando nel capoluogo un posto controllato dalla malavita ed abbandonato”. All’alba di oggi la risposta è arrivata e la città si è risvegliata con il suono delle sirene. “Non potevamo – prosegue Gratteri – , all’epoca,  rispondere a queste esternazioni, che giungevano sia da comuni cittadini che da molti amministratori pubblici, perché, da circa un anno, avevamo un’ordinanza di custodia cautelare ferma, per carenza di organico ed altro e attendevamo, di mese in mese, che si sbloccasse”.

L’indagine di “qualità” della Polizia

L’indagine di “qualità” della Polizia

Al fianco di Gratteri c’erano il direttore centrale anticrimine della Polizia Francesco Messinam il direttore dello Sco Fausto Lamparelli, il questore di Catanzaro Maurizio Agricola, il dirigente della Squadra Mobile di Catanzaro Fabio Catalano e il procuratore aggiunto Giancarlo Novelli. “Voglio ricordare – sottolinea Gratteri – il lavoro egregio della Squadra Mobile di Catanzaro, un lavoro di intercettazioni telefoniche ed ambientali, un’indagine di qualità piena di riscontri, che ci rende molto tranquilli sulla bontà delle imputazioni. La cosa che mi preme è ringraziare la Polizia di Stato, che ha dato fondo a tutte le energie che erano concentrate sulla città. Si percepiva – ricorda il procuratore della Repubblica –  una cappa su questa città, non potevamo più accettare che, a non più di 300 metri dalla Procura e dalla Questura, avvenissero vessazioni su commercianti, abusi e traffici di droga. Sembrava un buco nero che gravava su Catanzaro. Pensiamo di aver liberato questa città sia dalle vessazioni che da un traffico di droga significativo”

Faccia a faccia con i clan

Il direttore centrale anticrimine della Polizia Messina non ha nascosto la sua personale soddisfazione per il risultato raggiunto: “La Polizia di Stato è soddisfatta di aver preso parte  a questa operazione che ha portato a eccellenti risultati. Vi è un primo tema che riguarda l’offensività di questo gruppo che, in una terra di ‘ndrangheta , era riuscito a crearsi un proprio spazio operativo, arrivando anche da un punto di vista, per cosi dire, dinamico a manifestarsi con dei faccia a faccia con i clan calabresi, documentati dalle nostre intercettazioni ambientali. Soggetti di origine nomade ma che, con una capacità militare ed un’offensività tale, sono riusciti ad affrancarsi da una gestione mafiosa che li utilizzava, inizialmente, come mano d’opera, riuscendo a raggiungere una posizione di predominanza in un certo tipo di reati. C’è anche da sottolineare la capacità della ‘ndrangheta stessa nel riuscire a gestire una situazione pericolosa, manifestatasi anche con eventi omicidiari, evitando scontri interni e gestendo anche questa situazione. (a. s.)

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