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Arresto Pugliese, Gratteri: “Applausi a latitante fatto grave”

arresto pugliese

È ritenuto fra i principali imputati della storica operazione antimafia denominata Rinascita-Scott, il latitante Rosario Pugliese, 54 anni, detto ‘Saro Cassarola, di Vibo Valentia, arrestato all’alba di oggi dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo supportati dallo Squadrone ‘Cacciatori’ e dall’Ottavo Elinucleo dell’Arma. Sfuggito alla cattura il 19 dicembre 2019, si nascondeva in una villetta della frazione Bivona di Vibo Valentia. Nessun telefono cellulare è stato trovato dagli investigatori nell’abitazione in cui si era rifugiato il latitante, bensì la somma di duemila euro in contanti.

Non ha opposto resistenza al momento del blitz dei carabinieri e non ha proferito parola. L’hanno invece a lungo applaudito e incoraggiato i familiari, accorsi dinanzi al comando provinciale di Vibo Valentia per assistere alle fasi del suo trasferimento in auto per essere condotto in carcere. Per il procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri un “fatto grave ma che dimostra quanto la latitanza sia una forma di esternazione del potere mafioso, ulteriore forma di arroganza e dimostrazione della pericolosità, della mafiosità e dell’ardire di queste persone”.

Il cimitero ed il bar dello stadio

Rosario Pugliese è accusato dei reati di associazione mafiosa, con l’aggravante di essere il promotore dell’omonimo clan, estorsione, intestazione fittizia di beni ed usura. Diverse le attività economiche controllate in città anche attraverso Orazio Lo Bianco, ritenuto un suo stretto sodale (arrestato a dicembre dello scorso anno) specialmente nel settore delle pompe funebri. Pugliese avrebbe controllato negli anni anche una parte del cimitero di Vibo occupandosi pure della sepoltura senza bare dei migranti sbarcati nel porto di Vibo Marina e per questo accusato anche di truffa aggravata dalle finalità mafiose. “Le attività investigative – ha sottolineato la Dda di Catanzaro nell’operazione Rinascita-Scott – dimostrano che il clan Lo Bianco aveva ottenuto pure il pieno controllo del bar (totalmente abusivo e irregolare) all’interno dello stadio di Vibo Valentia, grazie alla concessione dalla società calcistica”.

Fra i gestori, secondo gli inquirenti, proprio Rosario Pugliese e Orazio Lo Bianco. Fondamentali nell’inchiesta Rinascita-Scott per ricostruire le attività illecite della ‘ndrina dei Cassarola, oltre alle intercettazioni ambientali e telefoniche, anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella (cugino, fra l’altro, di Rosario Pugliese) e Bartolomeo Arena, entrambi di Vibo Valentia. In particolare, quest’ultimo, ha dettagliatamente indicato genesi ed evoluzione dello scontro fra il suo gruppo – ricomprendente gli ex appartenenti al sodalizio guidati da Mantella, esponenti delle famiglie Camillò-Macrì e anche della famiglia Pardea – e quello dei “Cassarola”, con la preparazione di un agguato (poi fallito) ai danni proprio di Rosario Pugliese.

Vibo Valentia, applausi a boss della ‘ndrangheta mentre viene portato in carcere

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