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Arresto Tallini, l’imbarazzo di Abramo e i silenzi assordanti della politica

di Bruno Mirante – Trentasei anni di ininterrotta attività politica e istituzionale vissuta dai banchi della maggioranza e dell’opposizione del Comune di Catanzaro che, comunque la si pensi, hanno caratterizzato la vita amministrativa del capoluogo. Un politico esperto e dal grande intuito per i suoi sostenitori, “il sindaco-ombra” della città per i suoi oppositori e per quelli che fanno fede a quello stralcio di intercettazione dell’inchiesta “Catanzaropoli” che asserisce: “non si muove una foglia che Tallini non voglia”.
Il vicecoordinatore regionale di Forza Italia in carica e il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, hanno attraversato l’uno accanto all’altro la lunga parentesi amministrativa nota come “ventennio abramiano”. Ma recentemente qualcosa si è rotto ed è esploso in tutto il suo fragore alla vigilia delle passate consultazioni regionali quando Tallini e i suoi accusarono Abramo di “un’ossessiva ricerca di spazi personali” in riferimento alle mai smentite velleità del sindaco di correre come candidato governatore. Nel mirino dei forzisti era finita proprio la lunga marcia di avvicinamento del primo cittadino nei confronti della Lega, avvalorata dai ripetuti endorsement sul “bravo sindaco di Catanzaro” che ad ogni piè sospinto il leader del Carroccio consegnava alla stampa locale e nazionale. Oggi, dopo le risultanze dell’inchiesta “Farmabusiness” che ha portato agli arresti domiciliare per il presidente del Consiglio regionale, Sergio Abramo si dichiara “moralmente vicino alla famiglia di Tallini, alla sua persona, però – rimarca – sono sempre stato distante, molto distante da questo tipo di comportamenti”. Ai microfoni del Tg3 Calabria, che l’ha intervistato a Roma prima dell’inizio del sit-in di protesta davanti Palazzo Chigi dei sindaci calabresi sulla sanità, Abramo ha aggiunto: “Anzi sono comportamenti che, per come ho amministrato in questi anni, mi hanno creato anche dei problemi a livello personale, perché io sono stato molto rigido negli anni, ho avuto dei conflitti molto spesso per il mio modo di gestire la cosa pubblica, quindi sono molto lontano da questi comportamenti”. Dichiarazioni destinate a far discutere quantomeno negli ambienti del centrodestra catanzarese.

Ma oggi, sono in pochi a prendere posizione e in tanti, invece, a tacere.

Non tace la Lega Calabria e i suoi vertici, Salvini incluso, che ha definito l’odierna operazione della Dda di Catanzaro “un tassello fondamentale per smantellare il sistema di ‘ndrangheta e politica che da anni ha danneggiato la Calabria”. Non tacciono i deputati calabresi del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto le immediate dimissioni di Tallini. Non tace l’ex candidato sindaco a Catanzaro Nicola Fiorita che in una nota firmata anche da Gianmichele Bosco, Nunzio Belcaro e Vincenzo De Sarro – afferma che “Mimmo Tallini per almeno trent’anni è stato l’avversario più duro per tutte le forze progressiste ed innovative della città di Catanzaro, prima, e dell’intera Calabria, poi”. “A nessuno sarà consentito – rilevano gli esponenti di Cambiavento – dimenticare che Tallini è stato ed è l’azionista di maggioranza di tutte le giunte guidate da Sergio Abramo in questi lunghi e nefasti venticinque anni. A nessuno è consentito dimenticare che le elezioni comunali del 2017 sono state vinte dal centro destra grazie all’apporto decisivo di due liste – Forza Italia ed Obiettivo comune – ispirate, coordinate e guidate dall’on. Tallini. A nessuno è consentito dubitare che il progetto politico che ha portato alla quarta rielezione del sindaco Abramo si è consumato ben presto ma è definitivamente morto oggi, 19 novembre 2020. Chiediamo loro di prendere atto che l’unico modo per restituire un futuro a Catanzaro è quello di dimettersi, consentendo lo scioglimento del consiglio e la fissazione di nuove elezioni”.
Tacciono, invece, i compagni di partito, i consiglieri comunali e gli assessori diretta espressione del deus ex machina del centrodestra catanzarese. Nessuna dichiarazione dal presidente facente funzioni della Giunta regionale, Nino Spirlì, ma neanche da parte dei consiglieri regionali di centrosinistra.

Nell’annus horribilis della politica calabrese, segnato dalla morte del presidente Santelli prima e dall’arresto del presidente del consiglio regionale poi, cala il sipario su un capitolo oscuro della vita politica e amministrativa della Calabria.

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