Calabria7

“Arrivederci Salvatore, forse respinto e offeso dalla tua stessa comunità”

di Felice Foresta*

Non c’è mai una ragione per cui si muoia. Rimangono indiscussi, però i tanti perché si muoia in un modo, oppure in un altro. E, soprattutto, rimangono irrisolti i perché abbiamo fatto finta di ignorare. Un segnale. Un sorriso smozzicati. Una mano che invoca aiuto, ma solo con velleità pudica e religiosa. Ci sono esistenze tortuose, assediate, infelici che vivono malgrado le loro istanze di vita siano respinte. E, malgrado, le nostre coscienze rimangano avvolte da strati di cellophane, di finto perbenismo. E di coscienze nette, ma solo oltre il cordone sanitario di una guerra fredda con l’altro. Salvatore lo conoscevo di sbieco. Era una dei tanti volti da corso. E quello di Catanzaro è troppo piccolo per non avere mai l’occasione di non salutare qualcuno. O di conoscerlo, solo, di sbieco. Salvatore, come tanti altri, e tanti altri che, come lui, sfuggono fra gli strali della quotidianità era, a suo modo, un presidio. Del corso cittadino, certo, ma anche di una comunità che ha bisogno di punti di riferimento laici e neutri. Che ti dicono che sei lì, in quel tempo, in quella stagione, e in quell’ora muta di un giorno di festa e di saracinesche abbassate. Ha scritto bene qualcuno. La morte di Salvatore è la sconfitta di una comunità. Aggiungerei, di quella comunità piccola e parsimoniosa, anche nell’umano sentire, che Salvatore, a suo modo, custodiva malgrado, forse, ne fosse respinto e offeso. Tra qualche tempo, magari e per tacitare i rantoli del rimorso, si troverà una causa di giustificazione. Un motivo. Una ragione, appunto. Forse, non sarà troppo lontano. Certo, sarà tardissimo. Qualunque essa sia, aver scoperto, solo con la morte di Salvatore, non il come sia morto ma il come vivesse, è una sconfitta di cui tutti siamo destinati a portare le stimmate. Perché penso, anzi temo, che come Salvatore ci siano ancora tante, troppe, esistenze inascoltate e per questo incompiute. Per colpa della nostro sentitici in pace con il mondo. Purché rimanga fuori la porta. Anche la sera di Natale. Che quella è sacra e non sta bene sporcare la tovaglia nuova.

*avvocato

© Riproduzione riservata.

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