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Artista calabrese paralizzata dalla sclerosi multipla dipinge con un solo dito: “E’ terapeutico” (VIDEO)

di Maria Teresa Improta – Raffaella Spinelli, artista catanzarese a causa della sclerosi multipla da anni è paralizzata. Riesce a muovere solo un dito. La sua determinazione le consente di non abbandonare i propri progetti, li riadatta. Come ha sempre fatto occupandosi di arte sostenibile, dando nuova vita e trasformano in pregiate opere di design oggetti che sarebbero finiti in discarica. “Amo l’arte. Ho iniziato a fare decorazioni e portarle nei negozi, nelle fiere che organizzavano le pro loco e mi sono fatta conoscere. Per dieci anni – racconta Raffaella – ho avuto il mio stand di arte del recupero. Creavo oggettistica con una mia tecnica, un mio brevetto che non ho mai registrato per mancanza di fondi. Dipingevo vetro, plastica, legno, riuscivo a lavorare su qualsiasi materiale puntando su riciclo e riuso. Qualche esempio. Damigiane trovate nella spazzatura, le spogliavo da plastica o vimini, diventavano ceramiche, giare decorate a mano. Padelle consumate le trasformavo in quadri, piatti vecchi in oggetti d’arredamento”.

L’arte prima della malattia

“Mi invitavano alle esposizioni di artigianato, anche alla Camera di Commercio. Ero ricercata in qualità di creativa. Ho sempre puntato al recupero – spiega Raffaella – con quello che trovavo facevo arte. Con un’amica avevamo anche lanciato un laboratorio. Avevo molte richieste, la gente mi portava anche semplici vassoi di cartoni chiedendomi di abbellirli. Oppure mi chiamavano per ristrutturare stanzette con vecchi comodini, lumi, testata del letto, che dipingevo e trasformavo in opere d’arte. Quando è arrivata la crisi nel settore dell’oggettistica ho cominciato a produrre dei ciondoli con scarti di vetro ottenendo una pasta che vetrificavo. Ho fatto anche volontariato per introdurre bambini, giovani e adulti nel mondo dell’arte. Con il tempo la malattia mi ha purtroppo bloccato a letto. Ho la sclerosi multipla da 10 anni e da 5 anni sono completamente allettata. Oggi posso muovere solo un dito e ho perso la vista da un occhio. Non potendo più alzarmi liberamente, usare il cavalletto, i pennelli, mi sono ingegnata per trovare il sistema per continuare a coltivare la mia passione”.

L’arte dopo la malattia

“Prima sapevo usare a malapena il cellulare, – afferma l’artista catanzarese – ho studiato dei programmi di disegno e ho imparato a dipingere sul tablet. Non distinguendo più i colori grazie alla tecnologia riesco a ingrandirli e selezionare le tonalità, così con un semplice tocco posso dipingere come se avessi in mano un pennello. Mi sto dilettando da tre anni a fare disegni che vorrei diventassero dei quadri. Ho impiegato tanta pazienza e buona volontà perché in tre mesi di ospedale non sapevo come lenire il vuoto e la disperazione. Questo sistema mi sono accorta che per me è terapeutico. La malattia fa quello che vuole, ma io dipingerò sempre. Voglio far conoscere la mia storia attraverso una biografia racchiusa in un libro che si chiama Pennellate di vita e verrà pubblicato a settembre. In questo volume ho raccolto anche i miei disegni. Un amico psicologo mi ha aiutato a esprimere in parole quello che nella vita trasmettevo con l’arte manuale. Allo stesso tempo parlando con un’amica pittrice ci è venuta l’idea di riportare i miei disegni su delle borse e sono in contatto con qualche azienda che possa stamparli. Ho anche una pagina facebook L’arte di Raf dove mostrare tutti i disegni che faccio sul tablet con il mio dito. Se si ha una passione va coltivata, soprattutto nella malattia, allontana la depressione e il vortice di pensieri negativi. Funge da terapia”.

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Maria Teresa Improta
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