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Asp 5, i commissari replicano a Cotticelli: «Zero alternative al dissesto»

di Mario Meliadò – Altroché: il dissesto finanziario, caro generale, serve e si deve proclamare. Questo il senso ultimo della missiva inviata dalla Terna commissariale – guidata dal prefetto Giovanni Meloni – al timone dell’Azienda sanitaria provinciale 5 di Reggio Calabria come risposta al commissario governativo per il Piano di rientro dal maxidebito in Sanità, generale Saverio Cotticelli. Questo perché Cotticelli aveva bocciato la richiesta di dissesto avanzata proprio dalla commissione Meloni con le deliberazioni n. 29812019 e 36912019.

5 MESI DI TEMPO

Il ragionamento della Commissione straordinaria (insediatasi, come si ricorderà, per via del secondo scioglimento dell’Asp reggina per infiltrazioni mafiose) è articolato. Si parte dalla delibazione della deliberazione del Consiglio dei ministri del 19 luglio dello scorso anno che sollecitava tra l’altro «la conclusione della procedura di regolarizzazione delle poste debitorie relative all’ Asp di Reggio Calabria», così come chiesto «alle precedenti gestioni commissariali». E l’articolo 5 del decreto legge numero 35 del 2019, nell’introdurre l’istituto del dissesto finanziario per gli Enti del Servizio sanitario calabrese, ha specificato che vi si ricorre «laddove emergono gravi e reiterate irregolarità nella gestione dei bilanci» ovvero «una manifesta e reiterata incapacità di gestione». Cioè «le specifiche condizioni in cui versa l’Asp di Reggio Calabria», scrive la Cmissione straordinaria che pone in rilievo come esista peraltro, un termine ultimo per poter applicare la norma agli Enti sanitari calabresi: 30 ottobre 2020.

IL DEBITO? UN MISTERO

Pongono in evidenza i commissari che l’Azienda «versa in gravissime condizioni di fatto, sia da un punto di vista contabile-economico finanziario, che dal punto di vista amministrativo e gestionale» e che «più volte, nel tempo, il Collegio sindacale ha evidenziato che mancava la quantificazione del debito pregresso e che sussisteva un disallineamento nello stato patrimoniale del bilancio aziendale tra la contabilità ed i valori inseriti in bilancio».

Cos’è accaduto, “dopo”? Non sono stati approvati i bilanci, esito che «non è un mero inadempimento, ma è l’inevitabile conseguenza dell’impossibilità, da parte dell’ufficio economico-finanziario che, oltre a scontare il problema di una dirigenza a tempo determinato ex art. I 5 septies, dùrante le precedenti gestioni aziendali non è stato, in alcun modo, implementato con risorse e con competenze specifiche giuridiche ed economiche» tali da consentirgli di centrare l’obiettivo. E questo malgrado la richiesta di due avvocati e cinque commercialisti da parte della Commissione, reiterata di recente.

CORTE DEI CONTI CRITICA

La stessa Corte dei conti (deliberazione numero 1312019 della Sezione regionale di controllo per la Calabria) aveva sottolineato  l’impossibilità d’adottare i bilanci dal 2013 in avanti perché «inscindibilmente collegati alla sistemazione delle così dette poste debitorie pregresse»: a fine 2013, i soli pignoramenti sfioravano i 400 milioni di euro.
Ma non si può certo accettare che la quantificazione della situazione debitoria di un Ente pubblico rimanga un “mistero”: anzi, Meloni & C. osservano che «è tanto prioritario quanto estremamente complesso procedere alla ricognizione del debito pregresso dell’Ente e che, solo dopo aver esattamente quantificato tale ingente massa debitoria, si potrà procedere all’adozione dei bilanci mancanti». Ove non fosse chiaro, specificano i commissari che «le azioni portate avanti sono state teleologicamente orientate a non aggravare la situazione finanziaria dell’Ente, già gravemente compromessa, come ben risulta dalla proposta di dissesto finanziario e della gestione straordinaria»

«RIFIUTO INCOMPRENSIBILE»

Ecco quindi che risulta «di difficile comprensione il diniego che codesto Commissario ad acta ha espresso avverso la proposta avanzata»: un rifiuto, quello di Cotticelli, peraltro inervenuto «a distanza di circa un anno» dalla richiesta e ad avviso dei commissari «in contrasto col disposto normativo». Similmente, si rileva, è rimasta fin qui lettera morta la richiesta della Commissione volta a «ottenere il supporto dell’Agenas» per i «pagameni indebiti».

«ADVISOR, SÙBITO»

Così, da parte della Commissione «si rinnova la richiesta, oggi divenuta di immediata ed improcrastinabile attuazione, già avanzata da questa Commissione, con nota n. 27431 del 1810412019, ossia poco tempo dopo il suo insediamento, dell’ausilio della società advisor che, presso la Regione Calabria si è occupata dell’emersione e certificazione del debito sanitario regionale». Anche in ragione dell’«acclarata gravità della situazione»,  tale supporto «era ed è, ancor di più oggi, essenziale per I’impostazione delle modalità gestionali/operative per l’emersione del debito che rientra proprio negli obiettivi assegnati nell’atto di nomina a codesto Commissario ad acta per il piano di rientro». Così come si richiede un tavolo tecnico presso la struttura del Commissario governativo per la compiuta definizione di un debito a oggi quantificato in 951.314.497 euro («definito») e 35.520.242,65 euro («pendente»).

«DISSESTO, ZERO ALTERNATIVE»

Siuazione delicata al punto che «a giudizio degli scriventi, la soluzione ottimale sarebbe stata il ricorso alla misura del dissesto finanziario». Strumento che «si continua a ritenere utile ed indispensabile in quanto impedirebbe che l’ingente e crescente onere del debito pregresso aggredisca e assottigli ogni giorno le risorse necessarie finalizzate alla gestione corrente, per garantire i servizi sanitari».

© Riproduzione riservata.

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