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Assenze ingiustificate e stipendio garantito al Pugliese di Catanzaro, medico a processo

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di Gabriella Passariello- Nel corso di circa un quadriennio avrebbe accumulato ben 27 settimane di assenze ingiustificate dal servizio, nonostante fossero state regolarmente retribuite. Assenze avvenute, secondo le ipotesi di accusa, con la complicità del suo superiore che avrebbe omesso di applicare regolamenti o di segnalare alle autorità competenti gli “allontanamenti” arbitrari del collega dal posto di lavoro. Il gup del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà ha rinviato a giudizio, con l’accusa di abuso di ufficio un medico in servizio all’ospedale Pugliese-Ciaccio, Romeo Carnevali, 66 anni, nato a Piombino, ma residente a Catanzaro, mentre ha disposto il non luogo a procedere per  non aver commesso il fatto nei confronti di Claudio Ceccotti, 72 anni, nato a Napoli, residenti a Catanzaro, accogliendo le tesi difensive portate avanti dall’avvocato Danilo Iannello. La prima udienza dibattimentale inizierà il prossimo 22 giugno e l’avvocato difensore di Carnevali, il legale Francesco Iacopino, che oggi in aula per  ha insistito per il non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste o comunque perché non è previsto dalla legge come reato, tenterà di smontare le ipotesi di accusa.

“Assenze ingiustificate con stipendio assicurato”

Dal 2014 fino a novembre 2016 Carnevali, direttore responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Chirurgia orale dell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, secondo le ipotesi accusatorie, si sarebbe assentato senza giustificazione alcuna, dal posto di lavoro, procurandosi un ingiusto vantaggio patrimoniale: avrebbe comunque percepito il suo regolare stipendio comprensivo dell’attività lavorativa di fatto non svolta, danneggiando l’Asp di Catanzaro, che da un lato ha sborsato gli emolumenti al camice bianco e dall’altro non ha beneficiato delle prestazioni professionali del dirigente medico nella misura minima prevista dall’orario di lavoro. Tutto questo, in violazione del principio costituzionale di imparzialità della Pubblica amministrazione e di norme che impongono al dipendente pubblico una condotta conforme ai principi di imparzialità dell’azione amministrativa, disattendendo le regole di correttezza, efficienza ed efficacia nello svolgimento del servizio.

Le presunte omissioni del superiore gerarchico

Carnevali però non avrebbe agito da solo nell’assentarsi senza motivo dal lavoro, ma ci sarebbe stato il concorso omissivo del suo superiore gerarchico, il direttore del dipartimento di Neuroscienze Claudio Ceccotti, il quale non avrebbe impedito a Carnevali di ricevere gli emolumenti per un’attività lavorativa mai espletata. Assenze ripetute da Carnevali, secondo la Procura, anche da novembre 2016 al mese di ottobre 2018, sia in qualità di direttore responsabile facente funzioni della Struttura complessa di  Odontostomatologia (dal 3 novembre 2016 al 19 aprile 2018), che in veste di direttore responsabile della Struttura complessa di Odontoiatria e Stomatologia (dal 20 aprile 2018 al 31 ottobre 2018). E anche in questo biennio avrebbe comunque percepito emolumenti per il lavoro non svolto, mentre il suo superiore Ceccotti non avrebbe fatto nulla per denunciare il fatto alla magistratura penale o alla Corte dei conti, bypassando, il regolamento interno dell’Azienda sanitaria provinciale, che impone al dirigente di intraprendere con tempestività le azioni necessarie, inoltrando tempestiva denuncia. Accuse venute meno per Ceccotti alla luce della decisione del gup, che ha sancito  l’estraneità del medico rispetto ai fatti originariamente ipotizzati e contestati dalla Procura.

L’inchiesta e il sequestro poi annullato dal Riesame

Carnevali, lo scorso mese di febbraio è stato destinatario di un provvedimento di sequestro preventivo ai fini della confisca eseguito dalla Guardia di finanza, dell’importo di  70.572,48, euro emesso dal gip su richiesta della Procura. Le indagini avevano consentito di accertare che lo specialista, pur presentandosi regolarmente in servizio, svolgeva quasi sempre il proprio orario di lavoro in misura inferiore a quella dovuta, allontanandosi senza alcuna giustificazione e senza completare l’orario obbligatorio previsto da contratto in 38 ore settimanali. Il provvedimento era stato immediatamente impugnato dall’avvocato Francesco Iacopino, davanti al Tribunale del riesame. Tra i vari motivi, la difesa aveva censurato, in primo luogo, la stessa configurabilità e sussistenza del reato ipotizzato, chiedendo l’annullamento del sequestro. I giudici del collegio, all’esito della discussione delle parti, aveva accolto in pieno le tesi difensive di Carnevali, ritenendo che non si potesse configurare l’abuso di ufficio contestato al medico, annullando il sequestro e disponendo la restituzione dell’intero importo al medico.

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