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Associazione Genitori in Rete: “In Calabria forti criticità sulla tutela del diritto all’istruzione”

scuole chiuse

“In merito alle ultime vicende riguardanti la riapertura in sicurezza delle scuole in Calabria, si continuano a registrare forti criticità sulla tutela di un diritto fondamentale come quello all’istruzione, che deve essere garantito in sicurezza tutelando il diritto alla salute”. A scriverlo è il coordinamento Calabria di Genitori in rete, un’associazione di genitori che monitora, propone e dialoga con le Istituzioni affinché i diritti dei bambini e delle famiglie siano concretizzati nei servizi a loro dedicati.

“Avevamo salutato positivamente l’elaborazione di un protocollo operativo unico disposto dall’ASP della provincia di Catanzaro per far si che le scuole potessero ripartire in modo sistemico e continuativo, garantendo la scuola in presenza alle bambine e ai bambini dei servizi educativi 0 – 6 anni (nidi e infanzia) e del primo ciclo scolastico (primarie e medie). Ad oggi però ci risulta che molti Comuni della Provincia continuano a tenere chiuse le scuole, come ad esempio Satriano, Borgia e molti altri, anche se con numeri esigui di casi positivi e non riconducibili all’ambito scolastico, visto che in molti di questi comuni le scuole sono praticamente chiuse da fine ottobre o da metà novembre. E anche in comuni come Lamezia Terme, nonostante la ripresa della scuola in presenza, alcuni istituti rimangono chiusi per diverse criticità di tipo strutturale e legate alla sicurezza.

“Sia garantito il tracciamento nelle scuole”

Peraltro, apprendiamo dagli organi di stampa che a Catanzaro, dopo l’invio del nuovo protocollo ai dirigenti scolastici, con focus sulle informazioni sulla figura e sull’operatività degli infermieri negli istituti comprensivi, sia stata chiusa un’intera scuola dell’Infanzia nel quartiere Lido, per un caso positivo riscontrato.
Ci chiediamo quindi come mai non sia stato applicato il protocollo nazionale che fa riferimento al RAPPORTO ISS COVID-19 n58/2020 Rev, che prevede che sia mandata in quarantena la classe dove è stato riscontrato il caso positivo e non la chiusura dell’intero Istituto. Non possiamo e non vogliamo credere che il suddetto protocollo non sia conosciuto. Quindi ci chiediamo se sia stata operata tale scelta dall’Asp e dal Sindaco Abramo, per motivi legati al non rispetto delle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars- CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia che viene regolarmente seguito in tutta Italia, ma che fatica ad essere rispettato e applicato invece nelle scuole calabresi generando poca chiarezza e quindi insicurezza nelle famiglie, alimentando un clima di tensione e paura che ingenera un errato approccio alla scuola come principale causa di trasmissione del virus e non come utile punto di riferimento di tracciamento di eventuali casi positivi.

Avevamo chiesto un tavolo urgente di confronto con la Provincia di Catanzaro, durante il nostro incontro con il Presidente Abramo del 28 novembre u.s., proprio per lavorare insieme a tutti gli attori coinvolti: ASP, dirigenti scolastici, sindaci, associazioni e rappresentanti genitori, sull’applicazione corretta ed efficiente dei protocolli nazionali esistenti e per la messa a sistema del nuovo protocollo messo in campo dall’ASP di Catanzaro sugli screening e l’utilizzo degli infermieri nelle scuole, consegnando anche un documento con proposte strutturate. Ad oggi non è partito niente ma chiediamo con forza che sia garantito il tracciamento nelle scuole, senza procedere a chiusure generalizzate, che siano applicate le disposizioni sulla sicurezza a scuola, avendo attenzione che per i servizi educativi 0 – 6 anni (midi e infanzia), come da protocollo, siano garantite le “classi bolla”, con educatrici dedicate e con sistemi efficienti di turnazione e di percorsi per le entrate e le uscite. Chiediamo che siano effettuati screening più frequenti per gli insegnanti che coprono ore in più classi, sia a tutela della loro salute ma anche per evitare che siano veicoli di contagio di più classi e consentendo così la continuità della scuola.

“Increduli di fronte alle ordinanze dei sindaci”

Abbiamo già attenzionato ai Ministeri competenti, le forti criticità che permangono in tutta la regione Calabria, circa la non applicazione delle norme nazionali previste, alimentata dall’autonomia decisionale di sindaci che invece di attenersi alle linee guida e normative esistenti, compiono scelte in alcuni casi davvero discutibili perché non riferite ai contagi da covid, nétanto meno ad indicazioni precise delle Asp di riferimento, ma spesso degli umori di singoli dirigenti scolastici e di alcuni genitori ormai terrorizzati dal clima che si è venuto a creare sul mondo scuola in fase di pandemia. Pensiamo anche alla situazione di Crotone con il sindaco Voci che ha disposto con ordinanza la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Davanti alla negazione di diritti fondamentali come quello alla scuola, l’unico modo di trovare soluzioni al ripristino dello stato di diritto in Calabria, per molte famiglie è stato quello di impugnare le ordinanze sindacali, che di fatto sono state poi sospese dal TAR, proprio perché tali ordinanze non poggiavano su basi solide a livello di dati sulla motivazione della tutela della salute pubblica, come nel caso di Paola (CS) a seguito del quale è stata sospesa anche l’ordinanza regionale che chiudeva tutte le scuole di ogni ordine e grado e ora è in corso anche a Vibo Valentia, l’impugnativa dell’ordinanza.
Assistiamo increduli ad ordinanze che fanno riflettere, come l’ultima disposta dal sindaco di Montaldo Uffugo (CS), Pietro Caracciolo, che dispone a tutela della salute pubblica, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado però solo per quelle pubbliche e non per le paritarie, come se il virus fosse selettivo nei confronti degli studenti delle scuole pubbliche.

“Negli altri paesi europei scuole aperte in piena pandemia. In Calabria…”

Se negli altri Paesi Europei, le scuole sono aperte anche in piena pandemia e nel resto d’Italia le scuole continuano in presenza almeno fino alle scuole medie, mentre in Calabria si arranca, con al maggior parte delle scuole chiuse ormai da più di un mese anche per le bambine e i bambini più piccoli che più di tutti subiscono i gravi effetti di una scuola con didattica a distanza, allora si apre una “questione Calabria”, di cui le Istituzioni Centrali sono chiamate ad occuparsi, così come con responsabilità tutte le istituzioni a livello regionale e locale e le relative associazioni e organismi di riferimento (Conferenza delle Regioni; UPI e ANCI).

Nell’ultimo DPCM del 3 dicembre 2020, è stato stabilito il rientro per le scuole superiori in presenza dal 7 gennaio p.v., con tavoli di coordinamento presso le prefetture per stabilire le modalità di rientro in sicurezza anche con riferimento a turni, orari e trasporto pubblico. Come Associazioni Genitori, con all’interno professionalità del mondo della scuola e di alte professionalità, chiediamo di poter portare il nostro contributo ai vari tavoli che si stanno attivando in Calabria, affinché anche su questo aspetto, non si diventi nuovamente fanalino di coda rispetto alle altre regioni e non ci siano ulteriori rinvii e proroghe, ricordando che gli studenti calabresi delle scuole superiori sono in dad già dal 26 ottobre per quanto disposto dall’Ordinanza regionale n. 80 del 25 ottobre u.s. L’Italia ha da poco iniziato la Presidenza del G20, dove si affronteranno temi importanti al fine di costruire un mondo migliore per le nuove generazioni. Ci chiediamo se nel 2020 sia possibile che vivere in una regione d’Italia, come la Calabria, significhi avere meno diritti e meno tutele”.

© Riproduzione riservata.

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