Assolti tutti gli imputati per la frana di Maierato, la sentenza del Tribunale di Vibo 14 anni dopo

Il 15 febbraio 2010, la frana si staccò da una collina muovendosi a gran velocità verso valle, lasciando un’enorme nicchia larga 500 metri

Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha emesso una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati nel caso della frana di Maierato del 15 febbraio 2010, che ha causato notevoli danni al territorio nel Vibonese. La richiesta di assoluzione è stata avanzata dal pm Filomena Aliberti della Procura di Vibo Valentia. La sentenza è stata emessa dopo consulenze peritali che non hanno trovato correlazioni tra l’evento della frana e la responsabilità penale degli imputati, considerando l’evento come “eccezionale” dal punto di vista geomorfologico e legato a eventi antropici nell’area.

Gli imputati per la frana di Maierato

Gli imputati per la frana di Maierato

Gl imputati erano Silvano Fiorillo, titolare dell’azienda Marten srl attiva nella produzione di saponi; Gianfranco Comito, di Vibo, all’epoca dirigente della Provincia di Vibo; Francesco De Fina, di Sant’Onofrio, dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo; Giorgio Cinquegrana, responsabile Urbanistica del Comune di Maierato; Silvio Silvaggio, responsabile dell’Utc del Comune di Maierato; Carmine Sardanelli, di Pizzo, titolare della ditta Intertonno srl; Giacinto Callipo, di Vibo, titolare della Vercall; Domenico Antonio Bilotta, di Pizzo, legale rappresentante della Vetromed spa.

Il 15 febbraio 2010, la frana si staccò da una collina ad ovest del paese, muovendosi a gran velocità verso valle, portando via con sé alberi, vegetazione, un pezzo di strada provinciale, e lasciando un’enorme nicchia nella collina larga 500 metri ed alta 50. Il volume stimato del movimento franoso fu di 10 milioni di metri cubi. All’epoca, avvisi di garanzia sono stati emessi nei confronti di funzionari comunali e provinciali di Maierato, nonché di quattro imprenditori locali, per reati collegati al disastro colposo, alla frana e al disastro ambientale doloso.

Le indagini

Le indagini, partite nel 2008 dopo la segnalazione di un contadino riguardo alla contaminazione del fosso Scuotapriti da reflui industriali, hanno rivelato presunte responsabilità nell’acidificazione delle acque, contribuendo alla frana avvenuta nel 2010. La denuncia del contadino nel 2008 ha avviato le indagini, che hanno portato agli avvisi di garanzia emessi nei confronti dei pubblici funzionari e imprenditori coinvolti nella gestione del depuratore e nello smaltimento illecito dei reflui nel fosso. Le indagini dei carabinieri hanno evidenziato il coinvolgimento degli indagati nell’evento franoso, che ha messo a rischio la comunità.

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