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Assunzioni fantasma e truffa all’inps di Catanzaro, chiesta la condanna del pentito e di sua moglie

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di Gabriella Passariello- Ha ripercorso gli atti di indagine dell’inchiesta che punta a far luce su un’organizzazione ben strutturata, finalizzata ad ottenere l’indennità di disoccupazione dichiarando assunzioni fantasma, beffando l’Inps di Catanzaro. Un’inchiesta che ha portato già processo 48 imputati, che hanno scelto l’ordinaria udienza preliminare, mentre altri due hanno optato per il rito abbreviato. Ed è proprio rispetto a queste due ultime posizioni che il pm Francesco Bordonali ha riferito sui capi di imputazione che vanno dall’associazione a delinquere  alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, chiarendo lo specifico ruolo svolto nella vicenda dal collaboratore di giustizia Tommaso Rosa e dalla moglie Concetta Di Noia, imputati anche nell’inchiesta della Dda, nome in codice “Basso Profilo”, già condannati in primo grado con rito abbreviato rispettivamente a 11 anni e 5 mesi di reclusione e a 9 anni sei mesi più il pagamento di 14mila euro di multa. E al termine della requisitoria, il magistrato ha chiesto per il pentito 6 mesi di reclusione con le attenuanti derivanti dalla sua collaborazione con la giustizia e 8 mesi per la consorte. Il gup Paola Ciriaco ha rinviato l’udienza al prossimo 14 settembre, giorno dell’arringa difensiva (presente oggi in aula per delega l’avvocato Maria Greco) e della sentenza. Entrambi gli imputati in qualità di promotori, si sarebbero associati per incassare i soldi del sussidio, creando la ditta individuale “Futur Service di Comberiati Monica”, partecipe dell’organizzazione e condannata anche lei in Basso Profilo patteggiando la pena ad un anno e sei mesi. Per altri due tronconi della stessa inchiesta c’è già stato in tempi diversi il rinvio a giudizio, e precisamente il 20 maggio scorso sono stati mandati a processo 44 imputati (LEGGI QUI) e il 13 giugno altri quattro (LEGGI QUI).

Il sistema delle truffe all’Inps

Si tratta di un’azienda, quella della Futur service, con sede a Sellia Marina, dove sarebbero stati denunciati all’Inps 51 rapporti di lavoro inesistenti, dal momento che, secondo le ipotesi di accusa, nessuno degli imputati, avrebbe mai svolto alcuna attività per questa ditta.  Tommaso Rosa, capo dell’associazione avrebbe svolto il ruolo di amministratore di fatto della Futur Service, insieme alla moglie, falsa dipendente, così come il figlio Andrea Rosa, tra l’altro institore della società “R service srl”, la cui gestione di fatto sarebbe riconducibile al padre Tommaso. In concorso tra loro, con artifici e raggiri avrebbero incassato complessivamente 89.900,31 euro a titolo di indennità di disoccupazione, ingannando l’Istituto di previdenza. Tommaso Rosa, Concetta di Noia, Andrea Rosa e Monica Comberiati, si sarebbero appropriati del 75%  di queste somme erogate dall’Inps corrispondendo ai singoli lavoratori falsamente assunti solo il 25% del sussidio spettante a ciascuno.

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