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Autobomba a Limbadi, la mamma di Vinci commuove la piazza nella roccaforte del clan

Hanno emozionato l’intero auditorio, le parole di Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci ucciso con un’autobomba nel 2018 a Limbadi, lette ieri nella piazza di Nicotera, nel Vibonese. Nella roccaforte dei Mancuso, durante la presentazione del libro Non chiamateli eroi alla presenza del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, autore del volume scritto insieme al giornalista Antonio Nicaso, ha generato un turbinio di commozione diffusa. Scarpulla dal microfono ha lanciato un appello accorato al buon senso invitando i calabresi a reagire.

La fiducia nella magistratura

“Ringrazio il procuratore Gratteri per averci concesso questo spazio di ascolto e l’organizzazione per averci invitati. Parlo al plurale – spiega Rosaria Scarpulla al microfono – perché è includo mio figlio Matteo del quale sono la sua voce, il suo respiro, la sua vita e mio marito Ciccio o meglio ciò che ne è rimasto di lui. Ecce homo. Il nostro ringraziamento vuole essere un atto di riconoscenza soprattutto con un cuore di carne e verso un grande magistrato che opera non come Pilato lavandosene le mani, ma entrando nelle problematiche personalmente. Condivido la sua richiesta di occupare i posti che lei sta liberando con grande fatica e dedizione, mettendo a rischio la propria vita. Dobbiamo intervenire per evitare che la criminalità se ne riappropri e il suo operato sia reso vano. In questa piazza tempo fa è atterrato un elicottero, adesso liberato il campo c’è lei. Sulla via del mio calvario posso dire con franchezza di avere avuto la fortuna di incontrare Lei procuratore Gratteri”.

“Nessuno si è costituito parte civile con noi”

“In poco più di due mesi e mezzo Lei – ricorda alla piazza di Nicotera la madre del giovane ucciso a Limbadi – e il suo pool avete individuato i mandanti dell’omicidio di Matteo, del tentato omicidio di suo padre (operazione Demetra) e di recente anche gli esecutori (Demetra 2). Sono disgustata dal fatto che né il comune di Limbadi, né la Regione Calabria né associazioni antimafia si siano costituiti parte civile nel processo. Nessuno. E ribadisco. Nes-su-no a livello politico si sia sentito offeso e sconvolto dall’atroce morte di Matteo, mi è stato detto semplicemente ‘ce ne siamo dimenticati’. Scusa assurda e ignobile. Questo non deve ripetersi per nessun’altra vittima di mafia. Nessuno dovrà sentirsi solo e auspico che nessuno sia dimenticato”.

“Il sangue innocente di mio figlio”

“Mi appello a Lei, – ha affermato Scarpulla a Nicotera rivolgendosi al procuratore Gratteri – operatore di giustizia. Per noi cittadini non rappresenta un punto di partenza, ma di arrivo. Adesso o mai più. Non si ripresenterà un’altra opportunità di liberazione. E noi non accettiamo più di dover raccogliere le ossa dei nostri cari per le strade o nei campi. né vedere la terra bagnata di sangue innocente o addirittura…non avere un luogo dove piangere chi a casa non è più tornato e che sia stato bruciato vivo…o dato in pasto ai maiali o fatto saltare in aria con una bomba. Il sangue innocente di mio figlio grida a Dio dalla terra, erano così arroganti, senza avere la lucidità intellettiva di riflessione nel retrocedere e senza calcolare che la morte di mio figlio sarebbe stata la fine del loro sistema malavitoso non più tollerabile dalle persone per bene e civili. Quando dico loro mi riferisco alla famiglia Mancuso – Di Grillo – Barbara. Cerco di menzionarli poco o niente. E che sia ben chiaro, non per paura, ma per non dare loro visibilità che non meritano, specialmente in questa serata”.

‘Ndrangheta e chiesa, Gratteri: “Legame forte”. I media? “Un’arma di difesa”

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