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Autobomba a Limbadi, per i Mancuso la vita di Vinci valeva solo 7mila euro (VIDEO)

di Gabriella Passariello – “Questo omicidio efferato è stato fatto in maniera eclatante per dare un messaggio forte finalizzato a terrorizzare l’intero territorio di Vibo Valentia. Un modo del clan Mancuso di dire questo è il nostro metodo, il nostro target. La famiglia Mancuso interessata ad estorcere terreni e a non rispettare i confini,  appropriandosi di latifondi, aveva puntato il radar anche sulla terra della famiglia Vinci”.  Il procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa sull’operazione Demetra 2, che ha portato all’alba di oggi a 7 arresti, in esecuzione di un provvedimento vergato del gip del Tribunale di Catanzaro, ha parlato dell’attentato compiuto il 9 aprile del 2018 nelle campagne di Limbadi, dove un’autobomba ha spezzato la vita del 43enne Matteo Vinci, causando il grave ferimento del padre Francesco. “Abbiamo scavato nella famiglia della vittima, è una famiglia perbene, che non si è voluta piegare al giogo della ‘ndrangheta e l’ha sfidata pur di difendere la proprietà della terra, che rappresenta le loro radici. Quel pezzo di terra  ha consentito al giovane Matteo di diventare una persona colta,  di studiare, un modo per reagire alla sopraffazione mafiosa”.  Gratteri ha sottolineato lo straordinario lavoro portato avanti in questi 4 anni dalla sua squadra e dalle Forze dell’ordine contro la mafia vibonese,  contrastando quella che rappresenta, come più volte ha detto, una ‘ndrangheta di serie A, che interagisce con altre consorterie criminali a livello nazionale e internazionale.

Un quarto pm su Vibo

“Abbiamo rafforzato l’organico, a livello centrale si è capita la serietà del  progetto della Dda di Catanzaro, tant’è che ho mandato tre giovani, i pubblici ministeri Antonio De  Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso a lavorare su questo territorio in maniera sistematica.  Vibo e Crotone sono sotto il mio diretto coordinamento, non ci sono filtri di aggiunti su questi due territori, è stata una mia scelta  e se dovesse andare in porto un ulteriore aumento della pianta organica, inserirò il quarto magistrato, che si aggiungerà agli altre con competenza solo sul territorio di Vibo. ”

Nessun pentimento

L’inchiesta Demetra 2, che ha portato a svelare nomi e volti degli esecutori materiali del delitto, ha anche fatto luce su un vasto traffico di sostanze stupefacenti, marijuana e cocaina, facendo emergere uno dei moventi dell’attentato: la vita di Vinci per i Mancuso valeva solo 7mila euro. Tanto era il debito che chi ha piazzato e fatto esplodere la bomba aveva con una frangia della cosca di Limbadi. “Nessun segno di pentimento -ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri di Vibo, il colonnello Bruno Capece – ma anzi nelle intercettazioni è emerso il rammarico del clan Mancuso per la guarigione di Francesco Vinci, che dopo le gravi ferite riportate a seguito dell’attentato, era stato trasferito a Palermo”.

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