Calabria7

Autombomba a Limbadi, la Dda di Catanzaro chiede il processo per 6 indagati (NOMI)

di Gabriella Passariello- Un ulteriore passo in avanti della Procura distrettuale di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta sull’autobomba che costò la vita al giovane caporalmaggiore di Limbadi Matteo Vinci. Il sostituto procuratore antimafia Andrea Mancuso, dopo aver chiuso il cerchio sulla seconda tranche dell’indagine “Demetra 2” sui presunti esecutori materiali dell’efferato delitto nel mese di luglio, ora ha chiesto il rinvio a giudizio per sei indagati. Si tratta di Vito Barbara, 31 anni di Spadola ma residente a Limbadi;  Domenico Bertucci 28 anni di Spadola; Antonio Criniti, 31 anni di Soriano; Filippo De Marco, 42 anni di Soriano; Pantaleone Mancuso, 59 anni; Alessandro Mancuso, 23 anni di Limbadi. Il primo capitolo dell’indagine, coordinata dal pool di magistrati guidati da Nicola Gratteri, aveva assicurato alla giustizia i presunti mandanti dell’attentato nel quale rimase gravemente ferito anche il padre della vittima, Francesco Vinci, in questo troncone, invece, gli inquirenti delineano il resto dello scenario, incastonando nel puzzle investigativo i tasselli mancanti e definendo il movente che ha armato la mano dei presunti autori: la necessità di saldare un debito contratto con i Mancuso nell’ambito dei traffici di droga.

Le ipotesi accusatorie e l’omicidio premeditato

In particolare, Criniti e De Marco (difesi dagli avvocati Vincenzo Cicino, Giuseppe Orecchio e Pamela Tassone) erano finiti in carcere nel blitz messo a segno dai carabinieri di Vibo all’alba del 19 ottobre con l’accusa di omicidio tentato e consumato con l’aggravante del metodo mafioso oltre alla detenzione illegittima di un ordigno esplosivo. Secondo le ipotesi degli inquirenti i due indagati, in concorso materiale morale con Vito Barbara e Rosaria Mancuso (ritenuti i mandanti dell’attentato), avrebbero collocato una radio-bomba al di sotto della Ford Fiesta facendola esplodere e causando così la morte di Matteo Vinci e il ferimento del padre Francesco. Un omicidio aggravato dalle modalità mafiose ma anche dalla premeditazione, da motivi futili, addirittura abietti. Per saldare un debito di droga avrebbero infatti accettato di fabbricare la bomba poi collocata sotto l’auto dei Vinci. Un’accusa che, unitamente a quella dell’estorsione e della detenzione di armi, è stata annullata dal Tribunale del Riesame. Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico è invece l’accusa mossa nei confronti dei due Mancuso, Pantaleone e Alessandro che non hanno legami di parentela diretta con l’omonima famiglia di Limbadi e Nicotera. In concorso con Vito Barbara, Antonio Criniti, Filippo De Marco e Domenico Bertucci sono accusati di essersi associati stabilmente per la coltivazione, trasporto, spaccio e cessione di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana). Quale promotore, direttore ed organizzatore dell’associazione viene indicato Vito Barbara, mentre Antonio Criniti e Filippo De Marco si sarebbero occupati delle modalità di approvvigionamento dello stupefacente. Partecipi all’associazione vengono indicati Pantaleone Mancuso, Alessandro Mancuso e Domenico Bertucci, con Vito Barbara che, con l’intermedizione di Pantaleone Mancuso, avrebbe acquistato per conto di soggetti ancora da identificare circa 10 chili di stupefacente.

Operazione “Demetra”

Come emerso già dalla prima inchiesta a pianificare e ad organizzare l’efferato delitto sarebbero stati proprio i Di Grillo-Mancuso nell’ambito di un più ampio e articolato disegno estorsivo finalizzato – secondo gli inquirenti – all’acquisizione di alcuni terreni di proprietà della famiglia Vinci in contrada “Macrea” a Limbadi. Così nel giugno del 2018, a pochi mesi dall’esplosione, scattò l’operazione “Demetra 1” che portò all’arresto di Domenico Di Grillo di Limbadi, la moglie Rosaria Mancuso di Limbadi (sorella dei boss Giuseppe, Francesco, Pantaleone e Diego), il genero Vito Barbara, le figlie, Lucia e Rosina Di Grillo. Nei loro confronti la Distrettuale antimafia di Catanzaro contesta, a vario titolo, i reati di omicidio tentato e consumato con l’aggravante del metodo mafioso, la detenzione illegittima dell’ordigno esplosivo e, ancora, minaccia, ricettazione, detenzione abusiva di armi, lesioni personali, estorsione e rapina. I primi quattro sono imputati dinanzi alla Corte d’assise di Catanzaro mentre Rosina Di Grillo è stata condannata, al termine del processo con rito abbreviato, a sei mesi di reclusione con sospensione della pena.

L’udienza preliminare

Il gup del Tribunale di Catanzaro Simona Manna ha fissato l’udienza preliminare il 6 ottobre e quel giorno, nel contraddittorio tra accusa e difesa (rappresentata dai legali Vincenzo Cicino, Pamela Tassone, Giuseppe Orecchio, Domenico Rosso, Giovanni Sisto Vecchio, Fabrizio Costarella, Luca Cianferoni, Francesco Schimio), deciderà se accogliere la richiesta della Dda di mandare a processo i sei imputati, sempre che gli avvocati nei termini di legge non chiedano il rito abbreviato per i loro assistiti.

LEGGI ANCHE | Autobomba a Limbadi, ecco chi sono i presunti mandanti e autori dell’attentato (NOMI-VIDEO)

LEGGI ANCHE | Autobomba a Limbadi, per i Mancuso la vita di Vinci valeva solo 7mila euro (VIDEO)

LEGGI ANCHE | Autobomba a Limbadi, il Riesame “smonta” l’inchiesta sugli esecutori materiali

LEGGI ANCHE | Autobomba Limbadi, la deposizione della madre di Vinci: “Siamo ancora tormentati”

© Riproduzione riservata.

Articoli Correlati

Grave incidente sulla statale 106 a Cassano, scontro tra tir e auto: muore una donna (FOTO)

Antonio Battaglia

Discariche abusive, missione della task force in Calabria (SERVIZIO TV)

manfredi

Monitoraggio settimanale dell’epidemia di coronavirus in Calabria

Maria Teresa Improta
Click to Hide Advanced Floating Content
Click to Hide Advanced Floating Content