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“Avvocati. Ritratti di una professione”, il nuovo libro di Gianluca Bellacoscia

di Antonio Battaglia – Fascicoli nascosti in valigia, atti che hanno una precedenza nelle scadenze e casi complessi da studiare: quello dell’avvocato è certamente degno di essere annoverato tra i mestieri più nobili e gravosi. La sua figura assolve a un ruolo essenziale nello Stato di diritto, è il garante delle libertà e dei diritti e spesso è gravato di responsabilità che non gli competono. Deve andare al cuore delle vicende umane, districarsi nei meandri della legge e difendere strenuamente i propri clienti. Una professione che deve continuamente adattarsi ai cambiamenti del contesto giuridico, economico e sociale, salvaguardando comunque i principi che la regolano da secoli: l’indipendenza, il coraggio e l’osservanza della legge.  L’evoluzione in atto impone dunque strade differenti rispetto a quelli calcate finora. Qualcuno già prefigura algoritmi in grado di sostituire avvocati ma, al di là delle varie congetture, la realtà è che nessun software può raggiungere livelli di efficacia superiori agli avvocati in carne e ossa. E mentre la professione legale si innova con nuove forme associative e l’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale, la rappresentazione visiva del mestiere di avvocato sembra ancora ferma di decenni. Ancora oggi, infatti, si sottovaluta il potere e il significato associato alle immagini, perdendo dunque la possibilità di comunicare pienamente con i propri clienti.

La preziosa opera di Bellacoscia

In questo scenario diventa davvero unico il nuovo volume “Avvocati. Ritratti di una professione” (in vendita sui principali store nazionali e nelle migliore librerie) di Gianluca Bellacoscia, avvocato con l’hobby dello scatto. Già, perché quello realizzato dal valente legale è un reportage in cui le fotografie si alternano agli scritti a ritmo serrato, tracciando un ritratto della odierna professione forense. “Il libro è composto da 360 pagine, suddivise in 12 capitoli – ci dice Bellacoscia – tra cui uno interamente curato dall’avvocato Umberto Ferrari e dedicato alla storia dell’Avvocatura catanzarese dall’Unità ad oggi. E’ uno spaccato “fotografico” dell’avvocatura ai tempi del Coronavirus, con più di cento ritratti di professionisti e decine di immagini dedicate al paesaggio ed ai luoghi della Giustizia catanzarese”. La collocazione spaziale è un vero e proprio omaggio al territorio, con splendidi scatti ritraenti i comuni in provincia di Catanzaro che un tempo ospitavano preture. Oltre alle fotografie, il libro propone un’ampia e variegata raccolta di testi attraverso i quali gli stessi soggetti fotografati raccontano una professione antica e controversa. “Ci sono scritti di diversa natura: aneddoti, articoli tecnici, aforismi, riflessioni sulla professione e tre poesie. In questo mix di foto e testi – prosegue l’autore – l’ho trovato la chiave di volta: una formula che rispecchia il linguaggio moderno dei social, con una comunicazione molto veloce abbinata all’impatto visivo delle fotografie

La nascita del progetto e i criteri di realizzazione

Interessante è la nascita del progetto: “Lo scopo iniziale non era quello di tessere un elogio dell’avvocatura. Tutto nasce da un mio precedente esperimento fotografico nel 2019, quando organizzai una mostra dal titolo “Gentes” che proponeva foto ritraenti i miei amici del quartiere Lido di Catanzaro. L’iniziativa coinvolse 200 persone. Da lì, l’idea di proporre un progetto simile per ritrarre il mondo dell’avvocatura a tutto tondo. Una sorte di autorappresentazione che, nell’epoca del giustizialismo, fa emergere il punto di vista qualificato degli avvocati”. Bellacoscia passa, dunque, a spiegare i parametri con cui ha impostato la realizzazione del prezioso volume. E tra questi, per ovvi motivi, non rientra il merito: “Sono partito da un criterio di prossimità umana, cioè ho optato per i colleghi con cui ho condiviso il mio percorso professionale. Poi ho tenuto conto del territorio, scegliendo colleghi che fossero residenti nelle sedi delle vecchie preture. In tal modo, ho coperto tutto il Foro di Catanzaro”. Altro criterio essenziale è il coinvolgimento di soli colleghi eletti in seno al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del capoluogo calabrese: “Tra questi c’è anche il presidente Antonello Talerico. Mi interessava soprattutto perché è tra i più giovani presidenti di ordini distrettuali in tutta Italia”.  Parametro residuale, invece è la casualità: “E’ capitato, infatti, che mi incontrassi per puro caso con un collega in un momento particolare. Occasione per uno scatto spontaneo e significativo”.

Un’opera universale

I testi sono determinanti ai fini della “moderna formula” che struttura il libro, ma le fotografie rappresentano comunque un racconto: “Un attento osservatore – spiega Bellacoscia – riesce a cogliere tante piccole sfumature. Il modo di posare davanti alla fotografia o di indossare la toga, gli arredi dello studio e tanti altri dettagli contribuiscono a tracciare una determinata personalità. Grazie a questo lavoro ho scorto un’etica e un’estetica dell’avvocatura, sia per l’eleganza che per la compostezza dei professionisti fotografati”. Gli sfondi delle fotografie propongono librerie sui cui scaffali sono riposti volumi pregiati, ormai superati dalla memoria delle pendrive. In tal senso, l’autore documenta il passaggio repentino da un’epoca all’altra: “Le foto rappresentano aspetti inediti di questa professione come le udienze da remoto e non più affollate come una volta o la distribuzione oraria. Questo reportage coincide con la pandemia, che ha accelerato i processi di cambiamento. C’è indubbiamente l’esigenza di modernizzare la professione, diverse riforme legislative escludono il ricorso alla giustizia per lo smaltimento veloce degli arretrati rischiando però di colpire il diritto dei cittadini. L’umanità della difesa è indispensabile”. A tal proposito, Bellacoscia tiene a sottolineare che l’avvocato “svolge una funzione di ‘confessore laico’: nel suo bagaglio sono presenti carità e coraggio. Non deve solo intermediare tra le parti, ma è chiamato a offrire un conforto al cliente”. 

Per dare ulteriore enfasi al concetto, Bellacoscia tira in ballo un libro di Piero Calamandrei. “Nel fregio di ‘Elogio dei giudici scritto da un avvocato” è rappresentata una bilancia nella quale il piatto più pesante è quello che porta una rosa, rispetto all’altro che porta un codice: il rigore della legge, dunque, deve essere mitigato dall’umanità”. Gli insegnamenti trasmessi contribuiscono all’universalità dell’opera: “Le sensibilità che sono emerse da questo reportage sono comuni anche a quelle di avvocati del passato: leggendo i racconti di avvocati anziani, ci si rende conto che certe cose vanno ben oltre il tempo”.

© Riproduzione riservata.

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