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Azienda speciale o Spa per l’acqua calabrese? Sindaci al bivio, fondi Ue a rischio

di Sergio Pelaia – Tanto per dare qualche numero: Roberto Occhiuto ha vinto le elezioni regionali del 3-4 ottobre prendendo circa 430mila voti, mentre al referendum del 2011 in Calabria hanno votato per l’acqua pubblica 780mila persone, cioè quasi quanto l’intero corpo elettorale recatosi alle urne venti giorni fa. A suggerire questo raffronto è Alfonso Senatore, del Coordinamento calabrese Acqua pubblica “Bruno Arcuri”, che ha così rilanciato l’appello dei comitati affinché la gestione delle risorse idriche della regione venga affidata a “un’azienda speciale consortile che, a differenza di una Spa a capitale pubblico, rispetta pienamente l’esito referendario, creando le basi per una gestione trasparente e partecipata, che coinvolga e responsabilizzi le istituzioni di prossimità, i lavoratori e i cittadini”.

Le scadenze e il rischio di perdere i fondi Ue

Ci sono dei passaggi decisivi per la gestione dell’acqua calabrese che dovranno essere affrontati nei prossimi mesi. La deadline è il 30 giugno del 2022: entro quella data è necessario che l’Autorità idrica calabrese (Aic), l’ente di governo d’ambito in cui sono rappresentati tutti i Comuni della regione, affidi il servizio a un soggetto gestore. Altrimenti c’è il rischio di non poter accedere alle ingenti risorse del Pnrr, ai fondi Ue 2021/2027 e alla riprogrammazione del React Eu. L’affidamento della gestione è una condizione abilitante, ciò significa che se non si compisse questo passaggio nei tempi previsti non solo la Calabria, ma anche tutte le altre Regioni italiane si vedrebbero precludere le opportunità dei prossimi anni, a cui si aggiunge anche il Piano invasi 2020/2029.

Il dossier di Invitalia

La situazione attuale dell’acqua calabrese è stata delineata in un momento di discussione pubblica tenutosi ieri al Teatro dell’Acquario di Cosenza a cui hanno partecipato, oltre a Senatore, Remo Valsecchi (Forum italiano movimenti per l’acqua) e in collegamento Alessandra Sardu (presidente di Abc Napoli). Era presente anche Francesco Viscomi, che dalla fine del 2020 è direttore generale dell’Aic, autorità diventata operativa da gennaio di quest’anno dopo che i 40 sindaci che rappresentano tutti i Comuni della Calabria in assemblea hanno scelto la forma di gestione in house (senza la presenza di privati). La giunta regionale, a maggio, ha poi dato indirizzo di avviare il percorso di ripubblicizzazione di Sorical, intanto l’Aic ha tracciato i possibili scenari attraverso una relazione affidata a Invitalia. Ne sono emerse due possibili strade: la prima è quella del gestore unico che partirebbe da Sorical Spa pubblica e incorporerebbe tutte le gestioni comunali e territoriali (Congesi, Lamezia Multiservizi ecc.); la seconda vedrebbe captazione e grande adduzione appannaggio Sorical ma affiancando la costituzione di un altro soggetto a valle per la distribuzione nei centri abitati, le reti fognarie e la depurazione.

I due scenari e la scelta dei sindaci

Questi due scenari, ha detto Viscomi, sono stati illustrati sia al presidente facente funzioni Nino Spirlì che ai sindaci. Il secondo scenario è stato ulteriormente dettagliato ai sindaci nell’assemblea del 14 ottobre scorso e rappresentato, in un incontro informale, dal presidente Aic Marcello Manna a Occhiuto a cui in queste ore verrà consegnata anche la relazione. “Il rapporto tra i due soggetti (Sorical a monte e il nuovo soggetto a valle) è di tipo negoziale ma non è escluso che in futuro possano fondersi in un soggetto unico, che è poi l’indirizzo dato dall’assemblea sindaci”. Nella stessa riunione sono state esaminate due fattispecie giuridiche: la Spa completamente pubblica oppure l’azienda speciale consortile (di cui sarebbero soci tutti i Comuni della Calabria) che è quella invocata dai comitati. “La relazione propone una disamina su tutti gli aspetti, dalla governance alle perdite d’impresa. La scelta – ha concluso Viscomi – ora spetta all’assemblea dei sindaci, che si determinerà dopo un’interlocuzione con Occhiuto”. Le due strade si possono attuare o attraverso una società ex novo o con un soggetto già esistente e, a questo proposito, il dg dell’Aic ha citato il caso di “Cosenza acque” che a suo dire “avrebbe dei vantaggi perché non ha debiti né crediti e ha già nella compagine 84 Comuni”.

© Riproduzione riservata.

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