Badolato, la vita slow dell’antico borgo calabrese su Vanity Fair

"Non è un posto per turisti qualunque, ma per viaggiatori amanti della vita mediterranea, che arrivano e a volte scelgono di fermarsi per sempre"

L’amministrazione comunale di Badolato, in provincia di Catanzaro, ringrazia il giornalista Domenico Marcella che dalle colonne di Vanity Fair ha raccontato l’antico borgo calabrese. 

Badolato: la vita slow dell’antico borgo calabrese

Badolato: la vita slow dell’antico borgo calabrese

Se si alza il vento, il profumo della più rigogliosa macchia a mediterranea serpeggia fra i vicoli del centro cittadino, articolato in una serie di insolite geometrie. Siamo a Badolato, borgo fra i cinque più belli della Calabria. Messo provocatoriamente in vendita a causa di un drammatico spopolamento a metà degli anni Ottanta, nel 1997, all’indomani dello sbarco sulla sua costa della nave Ararat carica di migranti ed esuli curdi, Badolato ha avviato un progetto pilota di ospitalità e solidarietà ai rifugiati e richiedenti asilo. Candidato all’ONU per il World Habitat Award, e voluto da Wim Wenders come set de «Il Volo» (il suo unico film in italiano), il comune della provincia di Catanzaro è oggi un crocevia di artisti e intellettuali che l’hanno scelto come approdo e rifugio. “Il mio primo impatto con Badolato è avvenuto in un autunno della fine degli anni Novanta, ed è stato un’epifania”, ci racconta la regista milanese Alina Marazzi; “Ero andata a girare un documentario sui profughi ospitati in paese, e sono rimasta affascinata dall’incontro fra tutte le energie umane presenti. Tant’è che ho deciso di acquistare una casa, scoprendo così anche la bellezza delle spiagge selvagge che continuo a frequentare”. Nel corso degli anni, questo borgo fondato nel 1080 da Roberto il Guiscardo è stato protagonista di una new wave costellata da importanti progetti turistico-culturali che hanno favorito una graduale rigenerazione urbana. A emergere per presenza attiva sul territorio, ma anche sui social, è Badolato Slow Village, un ramificato processo integrato di “ospitalità diffusa” il cui Genius Loci è la stessa comunità locale da secoli predisposta alla filoxenia, ovvero l’amore per il forestiero. Guerino Nisticò mente della community turistica ci dice: “È in atto un interessante fenomeno che sta dando forma a un lento processo di ri-vitalizzazione e ri-abitazione del borgo, con la nascita di una nuova comunità interculturale di respiro internazionale; un microcosmo di globalizzazione sostenibile caratterizzato da coraggiose restanze, straordinarie ritornanze e interessanti nuove arrivanze. Badolato può essere un buen ritiro, una nuova destinazione umana, slow & smart, per i nomadi digitali e i creativi; a me piace definirla una chance di resistenza e di sopravvivenza per il presente e il futuro del paese e della sua comunità”. È nell’incedere lento che è insita la risposta a un mondo frenetico, e Badolato può essere considerata a tutti gli effetti la meta ideale per scrollarsi di dosso il ritmo nevrotico e gli ululati frastornanti delle città.

Esplorare il centro nevralgico

Il Slow Walking Tour è un viaggio errante nei vicoli tortuosi del borgo. Gli operatori vi guideranno alla scoperta delle Pietre Parlanti –una serie di lastre incise che raccontano la storia popolare di Badolato – e delle monumentali chiese custodi al loro interno di tesori senza pari. Il percorso comprende la visita a una serie di catoja (dal greco kato’ghuiou), le antiche cantine scavate nella roccia, presenti nei piani bassi delle case, in cui venivano conservate le provviste alimentari. Badolato deve il suo fascino anche alla totale immersione nelle quattro dimensioni naturalistiche: spiagge e mare, collina e montagna, torrenti, laghi e cascate. L’escursione guidata comprende anche fughe rigeneranti tra gli antichi sentieri, giri in bicicletta tra le strade collinari dell’entroterra, e trekking nelle circostanti montagne delle Serre calabresi. Per info e prenotazione tour: +39 338 470 9111

La vendemmia è condivisione

La stagione autunnale a Badolato è contraddistinta dal profumo del mosto che fermenta lento nelle botti. Un tuffo nel passato qui equivale a cento bracciate nel futuro. Ecco perché, tenendo fede all’antico concetto di unione, il rito della vendemmia diventa un evento comunitario. All’incontro con chi con mano e mente accudisce la propria vigna, seguono visite alle cantine locali con degustazioni e social dinner. Un’ esperienza che analogamente si ripete durante la stagione olearia fra gli uliveti e nei frantoi.

Il cibo è la realpolitik del borgo

Ogni catojo è un trattato universale di accoglienza, e il cibo rappresenta il cardine di questa espressione culturale. Molte cantine sono state trasformate in ristoranti dove si può gustare la cucina tradizionale ma anche quella etnica, grazie alla commistione con l’arte culinaria dei migranti e dei numerosi stranieri che popolano il borgo. L’aspetto gastronomico è probabilmente uno dei punti più forti della badolatesità. Catojo dello Spinetto è un ristorante a-tipico di respiro internazionale. Un compendio di bontà mediterranee di grandi classici rivisitati in amorosa simbiosi con la storia e l’evoluzione del territorio. Da provare assolutamente: la pasta fresca con crema di fave, guanciale croccante e scaglie di formaggio di pecora, o il tentacolo di polpo alla piastra servito su passatina di ceci, timo e olio EVO. A esaltare le proposte, un’eccellente selezione di vini di produzione calabrese. Papille gustative all’attenti: il bistrot Tipico-Gastromania propone la «pitta badolatese» – il pane calabrese di origine greca cotto a legna – tagliata e farcita con una serie di accostamenti mai banali delle ottime materie prime. La pitta Zaccano – composta da pesto di rucola, pomodori secchi, mozzarella e capocollo – e la Serano – fatta con maionese di alici, pomodorini confit, primo sale di mucca, la cipolla marinata all’arancia, tonno affumicato e olio di bergamotto – saranno le vostre future Madeleine proustiane in salsa badolatese. Anche in versione take away per gli amanti dello street food. È nel mare che prosperano e crescono le meraviglie che poi si trasformano in piatti deliziosi. Osteria d’Italia Slow Food 2021-2022, Bacco&Stocco è specializzata nella preparazione dello stoccafisso, protagonista di un menù ricco di sorprese che si declina in antipasti, primi e secondi: sui crostini di pane croccante, con i paccheri o le penne rigate, e in umido con le olive. Il think local è la carta vincente de La Cantinetta . Questa pizzeria devota al meticoloso impiego degli alimenti a chilometro zero eleva la pizza a una vera celebrazione della cucina più autentica. La pizza che trionfa nella stagione autunnale è senza dubbio quella con i porcini, di cui i boschi adiacenti al borgo sono provvidi. Del sorprendente concentrato di sapori fanno parte anche le etichette selezionate, che favoriscono una straordinaria rock ‘n’ roll wine experience. Avete voglia di immergervi nella magia di un luogo che, se pur vivace e allegro, infonde riposo e calma? Non vi resta che partire e trascorrere qualche ora, un weekend, o addirittura tutta la vita nell’affascinante Badolato: il borgo in cui la tradizione si rinvigorisce senza mai snaturarsi. (Vanity Fair)

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