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Balneari e spiagge all’asta: ritardi e norme non definite, nessun imprenditore intende investire

Concessioni balneari

di Maria Teresa Improta – Balneari in bilico. Con il trascorrere dei mesi il futuro del settore si delinea essere sempre più incerto. La sentenza del Consiglio di Stato 18/2021 azzera tutte le concessioni demaniali a partire dal 31 dicembre 2023, senza possibilità di proproga. L’assenza di interventi per recepire il provvedimento preoccupa gli imprenditori che rischiano, per legge, di vedere la propria concessione messa all’asta e riassegnata al miglior offerente. Un meccanismo che necessita di urgenti interventi per scongiurare il rischio di gettare sul lastrico 2mila imprenditori che operano con 30mila dipendenti e un indotto che coinvolge in Calabria ben 100mila lavoratori. Un piccolo tassello è stato apposto il 13 gennaio da un’altra sentenza del Consiglio di Stato con la quale si definisce il diritto di superficie per il privato che ha realizzato manufatti sul demanio marittimo, ma non basta. E mentre continua il serrato confronto tra Governo e Regione Calabria con l’assessore al Turismo Fausto Orsomarso in prima linea, tra gli operatori del settore dilaga lo scetticismo.

L’allarme dell’esperto: “Sono molto preoccupato”

Renato Rolli, docente di Diritto amministrativo dell’Università della Calabria ed esperto in giustizia amministrativa lancia l’allarme affinché al più presto vengano delineate le azioni da porre in essere per uscire dall’attuale fase di stallo. “Stiamo parlando di demanio, porzioni di beni appartenenti allo Stato e ad altri enti pubblici che possono essere assegnati solo con un provvedimento amministrativo, la concessione, emanato a favore del privato che ne faccia richiesta. Fino a ieri venivano di fatto prorogate, talune anche per 100 anni. Oggi le concessioni balneari su demanio marittimo, sono protagoniste della rivisitazione di una direttiva europea calata dall’alto che non è stata capace di considerare le singole specificità di ogni Paese. L’Italia si è mal adattata a queste linee guida e gli enti locali hanno proceduto secondo sistemi non omogenei che hanno dato vita a contenziosi che, una volta approdati in Consiglio di Stato, sono stati risolti attraverso una sentenza che riscrive il sistema delle concessioni balneari. Tutto andrà all’asta, senza tener conto del know how che sta dietro l’impresa e gettando le basi per un approccio ultrafrontaliero, aprendo in maniera eccessiva anche alle aziende estere che vogliano far business sui litorali del Belpaese. Sono molto preoccupato, innanzitutto come cittadino, poi come studioso della materia, perché non vedo gli enti pubblici pronti per avviare nuove procedure. La regola oggi è la concorrenza: bandi di gara che saranno redatti in maniera discrezionale dagli enti pubblici. Sarebbe utile un piano comune di azione. Le Regioni potrebbero procedere in maniera autonoma con propri parametri tenendo conto delle professionalità acquisite. Un imprenditore balneare, in teoria, conosce i venti, le stagioni, come si muove il mare, quanta spiaggia si può usare, le distanze tecniche tra lido e battigia. Il danno creato da questa sentenza del Consiglio di Stato, frutto del ritardo del legislatore nel rimettere ordine al settore, è che questo aspetto viene ignorato”.

“Siamo già in estremo ritardo”

“In Calabria – propone Rolli – sarebbe utile adottare una sorta di Piano della spiaggia unico. Allo stesso tempo però i Comuni costieri devono aggiornarsi con uno staff di professionisti dedicati alla balneazione Siamo in ritardo, è già primavera. Le amministrazioni locali si devono subito mobilitare per creare un coordinamento accantonando le bandiere di partito. Anche se Falerna ha chilometri di spiaggia e Tropea quattro piccoli fazzoletti di arenile, possiamo creare un profilo unitario, con una regia regionale in leale collaborazione con i Comuni e le Province che potrebbero avere il ruolo di coordinamento. È giunto il momento di dialogare e organizzarsi. Se ciò non avverrà cadremo nel disastro totale del settore. Sono inorridito e spaventato da questa lentezza, temo che le amministrazioni locali in Calabria non siano in grado di recepire la sentenza in maniera efficace. La gara è una competizione, vince il migliore, ma ci si può unire. L’asta non è un limite, in quanto se un imprenditore non riesce a partecipare da solo lo fa insieme ad altri creando un’Ati, un’associazione temporanea di imprese, oppure può usare l’istituto dell’avvalimento appoggiandosi alle capacità tecniche o finanziarie di un’altra impresa. Bisogna far presto altrimenti rischia di saltare la prossima stagione, nessuno è disposto ad investire in queste condizioni, con la consapevolezza che tra poco più di un anno non potrà più fruire della concessione balneare. I calabresi devono dimenticare di essere tali per migliorarsi, devono essere capaci di collaborare e di consorziarsi come succede nelle migliori esperienze d’Italia come Jesolo, Milano marittima, Rimini. Non possiamo aspettare la manna dal cielo, serve studiare e lavorare: ripeto, è già tardi. Sappiamo tutto di questa sentenza e di questo regime, non c’è nulla da attendere, serve emanare un bando e aprire le gare. Il timore delle infiltrazioni della ‘ndrangheta c’è come in ogni appalto, ma il limite delle certificazioni antimafia è sufficiente a non farci preoccupare troppo”.

La nuova sentenza del Consiglio di Stato

“Dal punto di vista degli investimenti è certo che la stagione rischia di saltare – dichiara Vincenzo Farina vicepresidente vicario FIBA (Federazione italiana imprese balneari) Confesercenti – siamo in una fase di disorientamento. La prospettiva di vita delle aziende, in teoria è stata ridotta al 2023. Ciò significa che non spariscono le aziende, ma si apre alle assegnazioni attraverso le gare. A scanso di equivoci è bene sottolineare che le concessioni ci sono sempre state affidate con procedure ad evidenza pubblica, ai sensi dell’articolo 36 del Codice della Navigazione, nel momento in cui c’erano più richieste sullo stesso appezzamento. Dal 2001 ci è stato detto che se l’imprenditore migliorava lo stato dei luoghi sui quali insisteva la concessione, realizzando opere e offrendo servizi, si sarebbe riconosciuto il rinnovo automatico che poi nel 2010 è stato eliminato. Il Governo Draghi per ora procederà alla mappatura del demanio marittimo per verificare se effettivamente sussiste una scarsità delle risorse tale da giustificare le gare. Nell’ultima sentenza del 13 gennaio 2022 il Consiglio di Stato riconosce il diritto di superficie agli imprenditori sui manufatti che hanno realizzato. Negli anni si è creata confusione sulla materia, come se vi fossero abusivi che non vogliono andare via. Non è così. Se l’imprenditore offre un servizio alla collettività perché allo scadere del termine bisogna sostituirlo con un altro? Non c’è motivo. La prossima stagione, se non si interviene con chiarezza, è compromessa perché gli operatori non sono più sereni nell’investire. In Calabria negli ultimi mesi molti imprenditori, nonostante la Regione Calabria abbia predisposto dei bandi per accedere a finanziamenti per la riqualificazione dei servizi di spiaggia, vogliono rinunciare ai fondi perché non ci sono certezze e regole definite. Serve una legge chiara di riordino. L’ipotesi dell’asta e dell’evidenza pubblica deve essere considerata solo se la risorsa è scarsa. In Calabria dove è utilizzato solo il 25% delle coste concedibili per attività turistiche questo problema non sussiste. Se abbiamo tanta spiaggia libera, non ha senso mandare via imprenditori che lavorano con sacrificio da anni”.

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