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Bandi truccati in Regione, condannata ex presidente dell’Anticorruzione

Omicidio Falcone- Iannoccari,

Con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio il gup del Tribunale di Catanzaro Paola Ciriaco ha condannato Maria Gabriella Rizzo, 59 anni, di Catanzaro, ex responsabile anticorruzione della Regione Calabria, coinvolta nell’inchiesta “E’ Dovere” a 3 anni e 1 mese di reclusione, una pena di poco inferiore rispetto ai quattro anni richiesti dal pubblico ministero Graziella Viscomi.

Nella stessa inchiesta, scattata il 9 ottobre 2018, che ha portato le Fiamme Gialle all’esecuzione di due misure cautelari agli arresti domiciliari, avevano già ricevuto il rinvio a giudizio l’imprenditrice Laura Miceli, 69 anni, di Spilinga (Vv), Antonio Tolomeo, 41 anni, di Catanzaro, componente la commissione incaricata alla vigilanza in relazione al “Finanziamento di Piani di investimenti produttivi” e Deborah Valente, 51 anni, cosentina di nascita, ma residente a Tropea (VV).

I FATTI

Per favorire l’imprenditrice, Rizzo in qualità di dirigente del settore dipartimento “Turismo, Beni culturali, Istruzione e Cultura, settore industria alberghiera” e Tolomeo dirigente di settore avrebbero compiuto, in più di un’occasione, atti contrari alla funzione pubblica rivestita. In particolare, entrambi, nell’avviso pubblico della Regione relativo al“ Miglioramento e ampliamento delle strutture ricettive esistenti”, avrebbero adottato provvedimenti tesi alla liquidazione del Sal finale (Stato avanzamento lavori) in favore della Baia d’Ercole per un importo di 124.309,81 euro, mentre in relazione ad un altro bando, quello relativo a “Macchinari e Impianti”, Rizzo e Tolomeo avrebbero assicurato a Laura Miceli una costante consulenza finalizzata ad “istruire” l’imprenditrice sul contenuto della domanda di partecipazione e sulle modalità d’accesso.

L’ex responsabile dell’anticorruzione, inoltre, avrebbe offerto una costante assistenza personale e privata tanto alla Miceli quanto ai suoi familiari, titolari di imprese operanti nel settore turistico, per garantire loro i fondi connessi ad avvisi pubblici, impegnandosi, inoltre, a confezionare bandi “su misura”.

Per favori ricevuti dalla dirigente regionale, l’imprenditrice si sarebbe sdebitata garantendole soggiorni gratuiti in villaggi turistici o in hotel di sua proprietà dei suoi parenti, villaggi situati nel territorio Vibonese o a Firenze, con tanto di pranzi gratuiti e numerose regalie, comprese le casse di vino.

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