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Bankitalia, report post-Covid: in Calabria meno Pil e occupazione, più disuguaglianze

Presentazione con una conferenza stampa ‘virtuale’ per il nuovo report della Banca d’Italia sullo stato dell’economia in Calabria.
Accanto ai quattro ricercatori curatori del rapporto (Giuseppe Albanese, Tonino Covelli, Iconio Garrì,  Graziella Mendicino), voce pure al neovicepresidente nazionale di Confindustria Natale Mazzuca e all’ad di Mct (Medcenter container terminal) Antonio Testi e al dirigente del Servizio Struttura economica della nostra Banca centrale Matteo Bugamelli; le conclusioni sono spettate al direttore della filiale di Catanzaro di Bankitalia, Sergio Magarelli. A moderare i lavori, Umberto Mancino.

MAGARELLI

«Ci siamo trovati improvvisamente di fronte a una sorta di “cigno nero”», è stato l’iniziale riferimento di Magarelli alla depressione economica dovuta al Coronavirus e quindi al lockdown. «Se è pressoché impossibile salvare tutte le imprese, non si devono perdere gli imprenditori. Non tutto è andato bene, nulla tornerà come prima e nessuno può prevedere quando e come sarà raggiunto un nuovo equilibrio che si spera meno diseguale, più inclusivo e più saggio», è stato il monito aggiuntivo del direttore.

Se il report in sé pone in rilievo aspettative dei soggetti imprenditoriali che «prefigurano un brusco peggioramento della congiuntura nel 2020», tra i relatori Covelli ha chiesto attenzione per il forte «aumento delle imprese a rischio-illiquidità: in Calabria, in particolare, il 25% di tutte le aziende, valore superiore alla media nazionale», concentrate specialmente nei settori commercio, alloggio e ristorazione, segmenti produttivi sui quali si riverbera maggiormente il deficit di mobilità delle persone.

LE “TEGOLE”

«I livelli occupazionali restano lontani dai livelli pre-crisi, con un -1% d’occupazione nel primo trimestre di quest’anno. E la quota degli impieghi a tempo determinato è assai più alta che nel resto del Paese», ha sottolineato la Mendicino, aggiungendo che «in pochi mesi in Calabria sono andate perdute 15mila posizioni lavorative», appunto contratti a termine non stipulati o non prorogati.
Il lockdown ha peraltro influenzato al rialzo le richieste di cassa integrazione, con 10mila domande – e dunque una forte crescita – dal marzo al 9 maggio scorso; il tutto, mentre peraltro il 9% delle famiglie calabresi (73.600: percettori aumentati dell’8,6%) sopravvive grazie al Reddito di cittadinanza.

Tutto questo fa il paio con un Pil (Prodotto interno lordo) “in picchiata”, che «già lo scorso anno risultava inferiore di 14 punti percentuali rispetto ai livelli del 2007 – così Albanese – e quest’anno scivolerà ancòra verso il basso. Su scala nazionale la stima del nostro Istituto è di una caduta del 9-13%, noi per il livello regionale saremo in grado di fornire una proiezione più precisa forse tra qualche mese».
Può forse sorprendere, invece, notare che il sistema imprenditivo nel suo complesso abbia riguadagnato liquidità, perso quote d’indebitamento (leverage) e migliorato la propria redditività: questo, nell’analisi di Garrì, soprattutto «per la pregressa uscita di scena di numerose fra le aziende più fragili e maggiormente indebitate». Questo peraltro ha permesso anche il sostanziale «dimezzamento della rischiosità, per numero d’imprese interessate».
Fra le altre risultanze, non dovrebbero registrarsi “impennate” del costo del denaro, mentre i livelli reddituali delle famiglie «risultano ancòra modesti e caratterizzati da notevoli disuguaglianze».

GLI “OSPITI”

L’ormai ex presidente di Unindustria Calabria (c’è già il nuovo “presidente designato”, il catanzarese Aldo Ferrara) e neovicepresidente nazionale di Confindustria Natale Mazzuca, nel contesto di un intervento assai articolato, ha rilevato come proprio la crisi da Covid abbia svelato, ove fosse ulteriormente necessario…, «un sistema imprenditoriale debole e quindi la necessità di cambiare paradigma per prepararsi a un mondo diverso in cui dovremo vivere». E il rapporto Bankitalia «ci presenta una Calabria che arranca e che purtroppo, malgrado gli sforzi, arretra».

Per parte sua Antonio Testi, amministratore delegato del “colosso” del transhipment Mct, s’è inizialmente soffermato sullo stato dell’arte al porto di Gioia Tauro e sui riverberi del “gigantismo navale”, che conduce nel porto tirrenico “bestioni” da 400 metri di lunghezza e 62 di larghezza e capaci di trasportare anche 24mila container, «eppure con immissioni nell’ecosistema inferiori al passato da parte delle 550 navi che abbiamo nella nostra flotta». Ancor oggi – ha evidenziato Testi – il porto gioiese rappresenta un’avanguardia nel panorama della portualità italiana, ma anche europea e mondiale: nel 2020 muoverà 3 milioni di teus, proprio in questi giorni del resto abbiamo superato la soglia del milione e mezzo».

Quanto a Bugamelli («mezzo calabrese, perché bolognese con moglie calabrese e che dunque si trova spesso nella vostra splendida terra»), il riferimento è alla novità e anche alla singolarità dello shock economico rappresentato dal lockdown causa Coronavirus, «uno shock di domanda e d’offerta contemporaneamente». Basti guardare alla bruschissima caduta dei consumi in materia di trasporto aereo (-80%) e autostradale (-50%). Nell’outlook del dirigente Bankitalia, una marcata attenzione all’elevato grado d’incertezza, dal turismo ai flussi per le imprese, come pure un drastico calo atteso della forza-lavoro di qui al 2032.

 

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