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Basket, intervista a Piè Petruzza: “La mia vita tra speranze e Paralimpiadi”

petruzza basket

Premessa. Questa intervista è stata preceduta da tante risate perché a noi di Calabria 7 piace creare empatia con tutti, specialmente con chi ci riceve per una chiacchierata, anche breve. Chiedetelo al diretto interessato, innamorato del basket, se non ci credete.

Pietro Petruzza, detto Piè, 24 anni proprio oggi (auguri!) è uno di questi, merita tutte le attenzioni del mondo perché bravo ragazzo, calabrese doc e sportivo ai massimi livelli. E’ un giocatore di basket, ha una grande forza di volontà, ma è anche molto umile nel vivere tranquillamente la malformazione alla vertebre, “grattacapo” che lo costringe a stare su una sedia a rotelle. Abbiamo preferito non parlare di questo argomento perché nessuno va visto, trattato in modo diverso. Anzi, diciamo a Pietro di dedicarci un canestro nel giorno del suo compleanno. Non chiediamo molto.

Pietro, puoi dirci quando e perché è nata la passione per il basket?
“La mia passione per il basket in carrozzina è nata in modo casuale (crescendo in una provincia improntata sul calcio non è stato semplice coltivare la mia passione). Tutto è nato quando la mia allenatrice di atletica leggera, Fiore Katia, mi diede un pallone da basket, allenandomi individualmente sul palleggio e sul controllo palla. Poi tiravo a canestro. Ricordo che il campo di provincia non era simmetrico ed i due canestri non combaciavano nemmeno, ma la vera passione è sbocciata a Reggio Calabria quando nel 2015 Coach Cugliandro mi diede la possibilità di allenarmi insieme una squadra professionistica, Reggio Calabria BIC, al Palacalafiore”.

E’ vero che non hai mai infilato un canestro da tre?
“Non è semplice segnare da tre, infatti non l’ho mai fatto (in partita ufficiale). A parte tutto, non è il mio ruolo, sono un’ala piccola, però ora nel Basket Seregno (la mia nuova squadra) sto seguendo un percorso per Diventare Play-Maker. Spero arriverà presto il canestro da tre. Quando segnerò da tre lo dedicherò a Calabria 7” (sorride ndr).

Pietro Petruzza giocatore basket

Gara più difficile mai giocata?
“Scelta difficile. All’età di 24 anni ho disputato una Final Four (nel 2017) di serie B, le semifinali scudetto (campionato Serie A Svizzera 18-19), e semifinali di coppa di Svizzera 18-19. Ma la gara più difficile è stata per l’appunto la semifinale di coppa di Svizzera contro il Pilatus Dragon, purtroppo persa”.

Vittoria più sofferta?
“La vittoria più sofferta è stata anche la vittoria che mi ha regalato più emozioni, ricordo come se fosse ieri la partita Reggio Calabria BIC – Palermo nella stagione 2016/2017. Era la partita che poteva darci la matematica certezza della qualificazione ai play off ed in quella partita gli assenti erano troppi, è stata una partita dura e sacrificata. Alla fine vincemmo 50-48. La gioia a fine gara era incontenibile. A 20 anni giocare una finale play off è il sogno di chiunque tiri a canestro”.

Adesso dove militi?
“Per questa stagione vestirò la maglia numero 7 del Basket Seregno Gelsia (squadra militante nella serie B italiana). Ho ricevuto diverse offerte da club italiani ed uno svizzero, ma ho sposato subito questo progetto. A maggio ho iniziato ad allenarmi con la nuova squadra, trovando piena disponibilità in tutto. Nel gruppo mi trovo bene e spero di costruire un percorso di crescita insieme ai miei compagni. Insieme abbiamo vinto 2 tornei su 3, dunque son sicuro che ci toglieremo delle soddisfazioni in questo campionato”.

Quanto speri nelle Paralimpiadi?
“Le Paralimpiadi, ma le Olimpiadi in generale, sono il sogno di qualsiasi atleta. Avere a fianco anche un partner come “Napulè” (dei fratelli Coppola) che crede in me come atleta, dà molto fiducia nel poter realizzare questo sogno. Affermo questo perché grazie a loro son riuscito ad avere una carrozzina da basket su misura in modo tale da poter aumentare le mie prestazioni in campo. Purtroppo la nostra nazionale non si è qualificata alle Paralimpiadi, ma lo staff tecnico dell’Italia sta creando un gruppo giovane e di talento. Spero un giorno di poterne fare parte per far sì che la nostra nazionale torni alle Paralimpiadi. Vorrei rappresentare la mia terra in ambito internazionale”.

Parlaci della tua vita: sei calabrese purosangue, come ti trovi lontano dalla tua terra?
“Son calabrese di nascita, tifosissimo dell’US Catanzaro, ma milanese ed Interista per adozione. Questo per riassumere un po’ il tutto: son un milanese con accento calabrese. Mi son trasferito circa due anni fa in questa città che mi ha accolto e mi ha fatto crescere a livello sportivo e professionale. Quando ho lasciato la mia regione non è stato semplice, a volte mi manca il mare, gli amici e la famiglia. Però posso dire che qui a Milano mi son subito sentito a casa, la città accoglie e da possibilità alle persone di poter essere autonome. Tornassi indietro rifarei questo “passo”.

Cosa ti auguri per il futuro?
“Dal futuro mi aspetto tutto, ma allo stesso tempo niente, so già che i risultati arriveranno solamente se ci metterò impegno e sacrificio. Conosco i sacrifici che dovrò fare (e che ho fatto) per raggiungere i miei obiettivi. Mi aspetto di continuare su questa strada che ho intrapreso dal 2015. Dopo aver realizzato i miei sogni, ovviamente, spero di poter passare dall’altra parte del campo ed aver la possibilità di allenare, portando la mia esperienza acquisita negli anni alle nuove generazioni. La strada è lunga e difficile, ma se fosse stata corta e semplice non l’avrei scelta”.

Matteo Brancati

Redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

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