Basso Profilo, il patto elettorale tra Talarico e Pirrello: “Svilita la funzione pubblica e mercinomio del consenso”

Nelle motivazioni della sentenza di appello, la Corte spiega l'inesistenza del voto di scambio politico-mafioso

“Non c’è stato un patto elettorale portato avanti facendo leva su istanze di cosche di ‘ndrangheta, ma facendo leva sui propri interessi personali. L’oggetto dell’accordo esclude benefici per sodali criminali, ma resta pur sempre un accordo elettorale illecito. La Corte di appello di Catanzaro, dopo aver sentenziato il 13 settembre scorso 18 condanne e 4 assoluzioni per 22 imputati, giudicati con rito abbreviato nel processo Basso Profilo (LEGGI), spiega nelle motivazioni depositate oggi, il perché ha deciso di respingere la richiesta della Dda di infliggere pene più severe per l’ex assessore e segretario regionale dell’Udc, Francesco Talarico e per l’imprenditore Antonino Pirrello.

L’illecita negoziazione

L’illecita negoziazione

  Per i giudici non c’è stato un procacciamento di voti con metodo mafioso, non ci troviamo di fronte al reato di voto di scambio politico- mafioso, ma ad una negoziazione, collegata all’impegno da parte del politico di assicurare al proprio interlocutore, favoritismi, entrature, agganci funzionali alla risoluzione di problemi contingenti, un accordo, che integra, a differenza di quanto affermato dalla difesa, un’utilità illecita. “E’ vero che le parentele di Pirrello con soggetti attenzionati dalla autorità giudiziaria non valgono a ritenerlo contiguo ad ambienti mafiosi o un associato che agiva per finalità collegate a sodalizi mafiosi”, ma sono emblematiche per i giudici di appello, due conversazioni intercettate che certificano la corruzione elettorale, una del 16 gennaio e l’altra del 31 gennaio 2018.

Nel corso del primo incontro si fa riferimento alla “Poliservice”, l’azienda di Pirrello e alla necessità prospettata da Antonio Gallo e Talarico di avere un riferimento e di ricevere una mano, un do ut des e nel secondo i Gallo e Pirrello chiedevano a Talarico in cambio del loro appoggio elettorale, di procurare loro, dove ne avessero avuto necessità, un referente, fornendo loro “tutta la mano del mondo”, sottolineando di non avere bisogno di soldi, ma di un  punto di riferimento : “se abbiamo bisogno di qualcosa”. Un concetto esplicitato ancora meglio da Pirrello quando afferma: “metti il caso.. io ho un problema con Manital.. è una cosa di centrodestra di Torino… sicuramente io domani dovrei chiederti… senti vedi chi è il riferimento che abbiamo a Torino”.

La promessa di voto in cambio di agganci

Per la Corte di appello la richiesta di fungere da punto di riferimento, per trovare un soggetto che potesse ad esempio sbloccare i crediti incagliati per l’azienda o di un’entratura istituzionale per risolvere questioni di rilievo per l’impresa, integra una pattuizione illecita: promessa di voto in cambio della promessa di disponibilità del candidato a rendere le istituzioni più accessibili a Pirrello e risolvere problematiche che riguardassero le sue ditte. “L’attivismo elettorale di Pirrello è in realtà indicativo del patto elettorale concluso con Talarico, essendo strettamente collegato alla richiesta di appoggio e intervento in caso di necessità per vicende riguardanti l’impresa. Pirrello ha promesso il voto a Talarico al fine di ricevere riferimenti istituzionali, agganci”.

“Il grave svilimento della funzione pubblica”

La Corte di appello riqualificando il reato di voto di scambio politico- mafioso in corruzione elettorale ha condannato il politico a un anno e 4 mesi, mentre la Dda aveva chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione  e per Pirrello un anno di reclusione in luogo dei cinque anni richiesti dal pm, ma “non possono riconoscersi le circostanze attenuanti generiche in favore degli imputati, considerando il grave svilimento della funzione pubblica e il mercinomio del consenso elettorale.

Possono concedersi i doppi benefici di legge- scrivono i giudici- in favore di Pirrello e quello della sola sospensione condizionale della pena per Talarico, risultando quella della non menzione inadeguato rispetto alle esigenze di emenda dell’imputato tenuto conto della gravità della condotta e del diverso ruolo assunto nel delitto. Trova invece conferma la condanna al risarcimento dei danni per Talarico e Pirrello nei confronti della presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’interno”. 

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