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Basso Profilo, la loggia massonica Pasquale Saraco: “Abbiamo espulso Marinaro”

In riferimento all’articolo pubblicato da Calabria7 nella giornata di ieri e dal titolo “Basso Profilo, massone catanzarese al servizio dell’imprenditore Gigliotta” riceviamo e pubblichiamo la replica della loggia massonica dell’Oriente di Catanzaro denominata “Pasquale Saraco”.

«Lungi da noi mettere il bavaglio alla libertà di informazione ma l’accostamento (anzi, ci sia consentito dire: il tenore allusivo) proposto nell’articolo pubblicato nel pomeriggio odierno dal web-giornale Calabria7, a firma della stimata giornalista Gabriella Passariello, dal titolo: “Basso Profilo, massone catanzarese al servizio dell’imprenditore Gigliotta” è quantomeno forzato o, meglio, parecchio azzardato. Nel pezzo, infatti, si rimarca più volte – e con particolare enfasi – che uno degli imputati in una delle tante inchieste antindrangheta avviate dalla Procura guidata dall’alto magistrato Nicola Gratteri (a cui rivolgiamo peraltro un sentito ringraziamento per il prezioso lavoro quotidianamente svolto a prezzo di enormi sacrifici) appartiene alla Massoneria. Il riferimento è a Jeso Marinaro, di cui si citano addirittura anche Obbedienza e Officina. Un modo di procedere inusuale, perché nel caso di specie rinveniamo non solo un lodevole intento divulgativo da parte dell’attenta cronista bensì pure un chiaro richiamo alla specifica appartenenza del soggetto in questione quasi fosse sinonimo di malaffare, a prescindere. E no. Questo non lo possiamo accettare e pretendiamo che non si faccia confusione. Perché, se un qualunque individuo decide di delinquere e tale comportamento viene accertato per come prevede la legge nell’ultimo grado di giudizio, ne risponderà a titolo personale. E potrebbe essere massone, sindacalista, iscritto all’azione cattolica e così via. A meno che non ci sia una forma associativa e la stessa non venga riferita all’attività di una determinata Loggia. Certo, noi non neghiamo che in passato risultanze giudiziarie abbiano purtroppo portato alla luce fenomeni di natura criminale ascrivibile a un gruppo di persone che si nascondevano dietro l’egida della nostra Nobile Istituzione. Ma – vi preghiamo di crederci – in verità non hanno nulla di massonico. Sfruttano solo un nome che fa “cassetta” e, ci scusi, il suo articolo lo dimostra, magari per far credere chissà cosa a chi è parte insieme a loro di loschi affari. La Massoneria è ben altro. È ad esempio quella realtà che connota anche la “Pasquale Saraco”, a cui si deve l’acquisto e la successiva donazione ai medici dell’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di migliaia di mascherine nella fase più acuta della pandemia da Covid; l’assegnazione di diverse borse di studio a tante giovani e fervide menti della città, senza i mezzi per poter coltivare il loro talento, e infine il sostegno quasi diuturno alla mensa dei poveri. Riteniamo che sia sufficiente raccontare solo questo di noi. Che ci permettiamo di aggiungere come anche uno dei più autorevoli componenti, Giovanni Caglioti, della compagine societaria che edita la Testata, di cui ci pare la Passariello sia caporedattrice, è iscritto alla Pasquale Saraco. Ergo, se bastasse ciò a renderla una cattiva persona, sarebbe lei stessa a doverne trarre a breve le conclusioni. Ma siamo sicuri che alla competente e preparata giornalista, al pari di tanti suoi colleghi ahinoi, sia slittata la frizione nel momento in cui ha rinvenuto nelle carte processuali dei generici riferimenti alla Massoneria. Un’Istituzione che fra tanti meriti può anche rivendicare quello di attirare curiosità morbose (e giudizi molto spesso fuorvianti) tra i “profani”. Ecco perché, approfittiamo dell’occasione, per invitare la gentile Gabriella, e qualunque cronista che fosse seriamente interessato, a conoscerci da vicino a partecipare ai nostri Architettonici Lavori. L’unico modo per capire che essere massone è come essere aderente a un circolo degli Scacchi sotto il profilo della possibilità di essere favoriti nel commettere reati. Unica differenza è che Iniziati probabilmente si nasce per qualità e prerogative di indole. Doti che poi si possono e si devono però affinare. E guai a confondere questo con l’atteggiamento truffaldino e ingannatore di qualche astuto opportunista che, ribadiamo, crede di poter salire su un “carro alato” a bordo di cui tutto è possibile. Si tratta di persone che tentano di insozzare ideali, valori e principi, millenari alla lunga smascherati ed espulsi così com’è toccato, seppur in forma cautelativa, al medesimo Marinaro. Che noi ci auguriamo dal profondo del cuore possa essere dichiarato estraneo ai fatti a lui contestati. Ma se verrà dimostrato altro, il nostro unico rammarico potrà essere di aver messo una mela marcia in un paniere sano».

Risponde il direttore responsabile di Calabria7 Mimmo Famularo: “Nell’articolo in questione non c’è alcun tenore allusivo e alcuna forzatura. Il contenuto trae spunto da un informativa della Direzione investigativa antimafia depositata dalla Dda di Catanzaro nell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta “Basso Profilo” che coinvolge Ieso Marinaro come chiaramente si evince dallo stesso articolo. Lungi da noi criminalizzare la loggia massonica (tra l’altro legalmente riconosciuta) che ci scrive e che – scopriamo oggi – ha già provveduto a espellere l’imputato. A scanso di equivoci rimarchiamo l’estraneità dell’associazione all’inchiesta e auspichiamo che lo stesso Marinaro possa chiarire la sua posizione. Da parte nostra ci limitiamo a ribadire la correttezza del nostro operato nell’esercitare un legittimo diritto di cronaca; l’appartenenza di Marinaro alla massoneria è un dato fattuale evidenziato dalla Dia e sappiamo molto bene che essere massoni non è un reato. L’articolo rimarca episodi penalmente rilevanti ed evita di citarne altri eticamente discutibili, specie per un affiliato a un’associazione come la massoneria che porta avanti determinati valori. Prendiamo atto che uno dei soci di Calabria7 – ignaro di tutto ciò che viene pubblicato sul nostro giornale – sia un massone iscritto alla “Pasquale Saraco”. Ciò evidenzia ancora una volta la libertà di questo giornale che non risparmia alcuno nell’interesse più alto dell’informazione. Un’autonomia garantita dal sottoscritto così come prevede la Legge e dal direttore editoriale che rappresenta una proprietà libera da pressioni e condizionamenti per come, tra l’altro, riporta lo slogan sotto il nostro marchio”.

 

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