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Basso Profilo, le mazzette di Gallo a Grande Aracri: “il 7% per ogni appalto”

di Gabriella Passariello- Dalle mazzette consegnate a Nicolino Grande Aracri, alle minacce, le ritorsioni subite dalla criminalità organizzata, ai rapporti con i Brutto, con l’onorevole Antonio Caridi e l’assessore Francesco Talarico. L’imprenditore Antonio Gallo, coinvolto nell’inchiesta Basso Profilo, è un fiume in piena davanti ai magistrati della Dda di Catanzaro, ai quali ha deciso di fornire la sua versione dei fatti, suggelata in due verbali di interrogatorio, datati 7 e 8 giugno 2021, dove ha precisato come fin dal 2012 sia stato in grado di gestire la sua azienda di antinfortunistica senza incontrare problemi di sorta, eccezion fatta per qualche bottiglia incendiaria posizionata nei pressi della sua impresa. Forme di intimidazioni a cui però non era seguita alcuna richiesta di denaro.

Le mazzette a Nicolino Grande Aracri

I guai sarebbero iniziati quando Gallo insieme ad un amico decise di aprire la My Service srl, un’impresa specializzata nel settore della manutenzione delle aziende. Gestendo una serie di appalti in alcuni villaggi turistici, in particolare quello di Simeri, di Squillace e la centrale Edison di Simeri, si sarebbero avvicinati a lui alcuni personaggi “che non conoscevo, in particolare ricordo Pierino Mellea e Santino Gigliotti”. Quest’ultimo lo chiamò avvertendolo che in relazione agli appalti acquisiti, si sarebbe dovuto interfacciare con Nicolino Grande Aracri, interessato ai suoi lavori, formalizzando nel 2013, durante un incontro, la somma che avrebbe dovuto versargli per gli appalti presi: circa il 7% annuale da corrispondersi in modalità concordate a seconda del tipo di appalto. “Mi disse che mi sarei dovuto interfacciare per le modalità di pagamento con Gigliotti e gli corrisposi il pagamento del pizzo per i lavori dei villaggi di Simeri e della centrale”.

“I regali? Un imprenditore omaggia clienti e fornitori”

Gallo ha raccontato di essere subentrato poi con la My service nell’erogazione di alcuni servizi da espletare nella zona di Squillace e che una persona, referente delle famiglie di ‘ndrangheta di Vallefiorita, in particolare dei Bruno, gli riferì che avrebbe dovuto versare loro la mazzetta per l’appalto ottenuto in quella località. “Ricordo che lo vidi nel 2013 in tre occasioni a Squillace Lido e negli anni successivi ci incontrammo a Vallefiorita previo appuntamento. Gli dissi nella prima occasione che ero rimasto d’accordo con Grande Aracri, il quale mi aveva detto che a Squillace e a Sellia mi sarei dovuto comunque interfacciare con lui o con Mellea e che poi avrebbe pensato lui a regolarsi con le famiglie di zona, poiché a suo dire la geografia era cambiata”. Ha negato di aver elargito regali a ‘ndranghetisti e che in quanto  titolare di un’impresa era avvezzo ad effettuare omaggi in occasione delle ricorrenze natalizie e pasquali: “Comunque sono in grado di documentare tutti i regali che facevo alle aziende, ai clienti e ai fornitori. L’ammontare dei regali compresi i gadget si attestava nell’ordine di 10mila euro”.

I rapporti con Caridi, i Brutto e Talarico

Ha riconosciuto di avere buoni rapporti con l’onorevole Antonio Caridi e che il suo intento era quello di mettere in collegamento la realtà comunale di Sellia con la Regione: “intendevo promuovere bandi regionali per l’imprenditoria giovanile favorendo il comprensorio di Sellia e territori limitrofi. Quando poi divenne senatore della Repubblica spesso lo incontravo a Roma in Senato o a casa sua o andavamo a cena insieme”, ma ha negato che Caridi lo abbia mai favorito con imprese pubbliche per ottenere  appalti: “sono in grado di documentare che non ho mai superato selezioni con enti pubblici”. Davanti ai magistrati Paolo Sirleo e Veronica Calcagno, Gallo ha riferito di non averlo mai sostenuto politicamente, mentre ha ammesso di essersi messo a disposizione di Franco Talarico nel momento in cui Tommaso Brutto gli ha chiesto di appoggiarlo alle elezioni: “Gli presentai soggetti che su Reggio potevano aver influenza, nel senso di procurare voti, in particolare Antonio Pirrello che aveva una grossa impresa di pulizia su Reggio con diversi dipendenti e che avevo conosciuto tramite un consulente del posto”. Ha raccontato, inoltre, di aver conosciuto in maniera approfondita Tommaso Brutto tramite il figlio e di averlo sostenuto alle elezioni comunali: “parlai con i miei conoscenti di Catanzaro, facendogli ottenere uno sconto da una tipografia di Botricello, mio fornitore, per la stampa di volantini. Altro non ho fatto per lui, né ho chiesto nulla (in cambio di voti ndr)”. Brutto gli disse, secondo quanto riferito dall’imprenditore in sede di interrogatorio, che il figlio Saverio era in cerca di lavoro e pur sapendo che non aveva esperienza, decise di farlo entrare in società con lui, avendone saggiato l’intraprendenza.

“Nessuna copertura giudiziaria per l’affare albanese”

Contemporaneamente Tommaso Brutto gli fece conoscere un suo amico, un luogotenente della Finanza prossimo al congedo (Ercole D’Alessandro ndr), riferendogli che sarebbe stato utile “fare entrare il figlio in società, poiché aveva conoscenze nei paesi dell’Est Europa. Ho acconsentito all’invito e misi in società il figlio Luciano che già conoscevo, perché gestore di un bar a Lido. La società che creai aveva come soci, me, Saverio Brutto e Luciano D’Alessandro. I patti erano quelli per cui i due soci non avrebbero percepito utili fino a pareggiare pro quota l’investimento che avevo anticipato io, però per come emerge dagli atti dopo circa un mese i rapporti si ruppero”.  Gallo non ha negato che il finanziere gli abbia fornito notizie su indagini in corso, respingendo però l’accusa in base alla quale “il comportamento del militare fosse causale all’affare albanese, tanto è vero che recisi i rapporti sia con Brutto e che con D’Alessandro a livello professionale. Se l’assunzione di D’Alessandro fosse stata un tornaconto per una copertura giudiziaria avrei in qualche modo ovviato alla scarsa professionalità di Luciano, assumendo al suo posto la mamma o un altro familiare”.

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