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Basso Profilo, il verbale del neo pentito che incastra imprenditori e professionisti catanzaresi

di Gabriella Passariello- Ha voluto “togliersi un peso da dosso”, decidendo di collaborare con la giustizia Tommaso Rosa, imputato per associazione a delinquere di tipo mafioso, reati fiscali aggravati dalla mafiosità e trasferimento fraudolento di valori. Una decisione resa pubblica  stamattina nel corso del processo con rito abbreviato “Basso Profilo”, in corso nell’aula bunker di Lamezia, nel momento i cui il pm Paolo Sirleo ha depositato al gup un verbale di interrogatorio, che risale al 21 settembre scorso (LEGGI QUI). Ma la collaborazione potrebbe essere antecedente a questa data dal momento che il pentito fa riferimento a propalazioni rese davanti alla distrettuale antimafia di Catanzaro in giorni precedenti.

I rapporti con la cosca di Roccabernarda

Ha riferito dei suoi rapporti con Antonio Bagnato, boss dell’omonima cosca di Roccabernarda, distante dai Grande Aracri di Cutro: “aggiungendo che Bagnato era rimasto male per l’atteggiamento dei Trapasso, i quali dopo l’uccisione di Dragone, il vecchio capo di Cutro, erano passati dalla parte di Nicolino Grande Aracri. Bagnato mi disse inoltre che aveva una venerazione per Cirò”.  Ma ha parlato anche di un summit di Bagnato con i paesi vicini, grazie al quale poi intervenne la pace, dei suoi rapporti con l’imprenditore Antonio Gallo, di Sellia Marina, da poco al 41bis, con Andrea Leone, di Catanzaro,con Pierpaolo Caloiero, di Crotone, con Eliodoro Carduccelli, di Catanzaro,  e con altri professionisti, in un verbale pieno di omissis.

Il ruolo del principino Gallo e gli affari con i clan

Fu proprio Caloiero a presentargli Antonio Gallo, confidandogli di avere ottimi rapporti con personaggi di ‘ndrangheta, con i Trapasso, anche se prima del loro arresto, lui si distaccò da loro, legandosi molto a Mario Donato Ferrazzo, detto Topolino. “Gallo mi disse che aveva molti agganci da Reggio Calabria, fino a Cosenza e che nel settore dell’antinfortunistica non doveva pagare mazzette: i lavori li otteneva sia con l’ alterazione delle gare di appalto, sia con affidamenti, nel settore privato, tramite l’intervento delle cosche. In particolare i villaggi turistici erano controllati dalle cosche”. Il neo pentito racconta come Gallo aveva lavorato in un villaggio della Costa Ionica catanzarese, facendolo entrare in società e chiedendogli una percentuale del 10%, “anche quando i gestori del villaggio per ragioni economiche non pagavano. Mi raccomandò di non dire nulla ai Trapasso e a Caloiero di questa percentuale che mi chiedeva”.

Le truffe e le false fatturazioni

Per le truffe e le false fatturazioni, Gallo dava una percentuale alle cosche, in base all’ubicazione dell’azienda “e in ogni caso lui ricambiava i favori mettendosi a completa disposizione delle cosche che lo agevolavano”. Gallò gli riferì di essere molto legato a persone di Cirò, ad un politico reggino al quale era molto devoto e di avere rapporti  con la società di Ferrazzo Mario Donato, non intestata a lui, ma a lui riconducibile.

La divisione dei profitti illeciti

Il neo pentito ha riferito il ruolo di Vincenzo De Luca, un collaboratore esterno che coadiuvava Gallo nell’ambito dell’attività reale dell’antinfortunistica. Era lui a rapportarsi ai terzi e ad accompagnare “ il principino” ad incontri con persone legate alla criminalità organizzata. L’imprenditore, era molto abile, a detta del collaboratore di giustizia, a mantenere  buoni rapporti con i maggiorenti delle cosche, attraverso elargizioni che dava in occasione di eventi, quali le ricorrenze festive e l’utilizzo del nome di Gallo consentiva il buon esito delle trattative. Il grosso delle spese per l’apertura delle società venivano messi da Gallo e Leone, mentre il ruolo del neo pentito era quello di intestarsi le società e di individuare buona parte dei dipendenti, premettendo che per le vecchie società i profitti venivano divisi tra Gallo, Leone e un’altra persona al momento coperta da omissis, mentre per le nuove a Tommaso Rosa spettava al di là dei compensi mensili pari a mille euro, la percentuale sui profitti del 10%. “Questo importo in realtà a me non è stato mai consegnato, poiché Leone e Gallo dicevano che veniva reinvestito e lo avrei visto in seguito”. Il neo pentito fa il nome di diverse società con false fatturazioni, menzionando anche  Giulio Docimo, “un cosentino che conoscevo e che mi procurava una serie di persone di Cosenza che dovevano lavorare con noi nelle società fittizie”.

La mappa della ‘ndrangheta delineata dal neo pentito

Il collaboratore di giustizia incalzato dalle domande dei pm Paolo Sirleo e Veronica Calcagno ha riferito che Sellia è sotto il controllo di  Mario Donato Ferrazzo, alias, “Topolino”; Cropani dei Trapasso e per Botricello la situazione non è chiara, facendo però il nome di una persona che andava a chiedere le mazzette per conto di Topolino. “Questo me lo disse Gallo, il quale mi precisò che in un’ occasione il titolare di un’impresa di Vigilanza, con sede a Sellia Marina, contattò Gallo dicendogli che il tipo gli aveva chiesto la mazzetta. Gallo mi disse che aveva risolto lui, senza spiegarmi le modalità del suo intervento”. Poi il discorso passa sulle figure dei commercialisti Giuseppe Bonofiglio e Francesco Lerose, precisando di essersi recato al loro studio per curare l’attività delle sue imprese cartiere senza specificare che lo fossero. “Ricordo che il loro studio era a Catanzaro Lido nei pressi del cavalcavia che porta alla 106, successivamente trasferiti sulla piazza principale. Poco dopo l’inizio della collaborazione professionale, Gallo con il quale costoro interloquivano spiegò in chiaro le reali caratteristiche delle società. Disse loro che erano cartiere finalizzate a frodare il fisco. Loro decisero comunque di proseguire il rapporto professionale”.

Le paure esternate ad un avvocato

L’avvocato Rosario Bonofiglio viene definito dal neo pentito un amico, che conosce le sue frequentazioni a Roccabernarda e al quale si sarebbe rivolto in occasione della perquisizione e del ritrovamento della lettera di Maria Teresa Sinopoli di Catanzaro indirizzata agli inquirenti. Gli spiegò quale tipologia di affari stesse conducendo, chiedendogli di intervenire sulla Sinopoli in cambio del silenzio. “Fui io a dargli indicazioni e il prezzo del silenzio della Sinopoli  ’avrebbe dato Gallo” (LEGGI QUI).  L’imprenditore Umberto Gigliotta, il pentito ha sostenuto di averlo visto solo una volta quando accompagnò Caloireo in un bar sulla 280. “Durante il tragitto di ritorno, “Caloiero mi disse che Gigliotta era dedito ai prestiti di usura, legatissimo a Tommaso Trapasso”. Quasi al termine di un interrogatorio durato quattro ore, Tommaso Rosa ha concluso riferendo che Gallo gli avrebbe confidato, in relazione a delle commesse pubbliche per forniture di prodotti antinfortunistici, l’esistenza di agganci nelle stazioni appaltanti per avere notizie riservate. “Talvolta faceva forniture sotto soglia in modo di avere affidamenti diretti in somma urgenza. Recentemente so che ha avuto commesse dalle Asp per forniture di mascherine”.

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