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Bersani ad Art.1 Calabria: “Avremo problemi molto seri, stiamo fermi così?”

“Non c’è più tempo per cincischiare. Perché quando siamo in autunno bisogna avere chiaro da che parte stare”. Così il presidente di Articolo Uno, Pierluigi Bersani, nel corso di una diretta facebook con dirigenti del suo partito in Calabria.

“Noi – ha esordito Bersani – dobbiamo essere l’innesco di una sinistra nuova, non in senso politicista. Può essere un grande partito, una federazione, ma il problema è che abbiamo bisogno di una nuova piattaforma che sia in grado di mobilitare e raccogliere aree e forze che ci sono ma sono fuori, non si sentono rappresentate. Abbiamo sempre in mente le ‘Sardine’, presto risbucheranno, ma non sono loro. Avete anche idea, anche in questa pandemia, del movimento diciamo interno che c’è stato nel mondo cattolico, sotto la spinta del Papa, delle cose che dice. Abbiamo culture civiche, ambientaliste, abbiamo l’esigenza di fare una grande chiamata”. “Non è così difficile, impraticabile – ha aggiunto il leader di Articolo Uno – mettere lì 4-5 temi radicalmente nuovi con cui presentare una sinistra con un nuovo volto. Credo che la nostra funzione sia questa, che è anche di stile, credo che dobbiamo ringraziare Roberto (Speranza, ndr) a proposito della cultura istituzionale, perché è la prova vivente di come si regola una sinistra di governo: poche chiacchiere, idee chiare e fatti seri, a partire dai temi nostri. La sanità allude ai beni comuni, all’uguaglianza. Noi siamo questa cosa”. Bersani ha quindi proseguito: “Noi dobbiamo continuare la semina. Anche noi, appena si potrà, dobbiamo fare qualche iniziativa, anche rivolta agli altri. Cioè, il Pd deve dire qualcosa su come si uscirà da questa cosa: cioè ciascuno stando nel suo o dobbiamo aprire? Deve dire se è d’accordo o no. O pensiamo di affrontare la cosa i partiti con un voto in più, i social con un like in più, le trasmissioni televisive con un punto di audience in più? Cioè, navighiamo così? Noi saremo davanti a problemi molto seri, e bisogna attrezzarsi politicamente per quell’appuntamento, non si può stare zitti: tutti devono rispondere a questo, stiamo fermi così? Da adesso in poi – ha poi rimarcato il leader di Articolo Uno – dove vado e trovo qualcuno che si ritiene di sinistra la metto giù così, perché abbiamo una responsabilità molto grossa: la lasciamo in mano alla destra l’uscita da questa crisi? Vuol dire sfasciare mezzo popolo italiano, bisogna saperlo. Perché anche la destra migliore ha in testa lo storico schema: diamo i soldi a chi ce li ha già, che ci pensa lui. E’ lo schema nella parte migliore berlusconiano, nella parte peggiore regressivo. E noi cosa facciamo? E anche i 5 Stelle, vogliono decidersi? Questa esperienza di governo li ha fatti maturare? Hai capito qual è il tuo campo. Qui non c’è mica più tempo per cincischiare. Perché quando siamo in autunno bisogna avere chiaro da che parte stare. C’è bisogno su questo – ha concluso Bersani – anche di un Articolo Uno più assertivo e più incalzante”.

“Per l’amore di Dio, possiamo fare le pulci all’azione di governo, errori, limiti, ma nella sostanza fin qui ci abbiamo preso”. “Siamo stati investiti dallo tsunami – ha ricordato Bersani –  per primi in Occidente, avevamo davanti a noi la ricetta orientale, la Cina ma anche la Corea, per i quali era possibile, se non ovvio, magari dividere le famiglie, non hanno problemi di privacy, hanno i responsabili di condominio. Non poteva essere la ricetta, per noi”.

“Ne abbiamo trovata una, coraggiosissima, letta con quei tempi là: se ne sono affacciate altre, l’immunità di gregge in Gran Bretagna, ‘affidiamoci solo alla responsabilità’ in Svezia, nascondiamo o ‘facciamo finta di niente’ in Brasile e forse un po’ anche in Russia, o ‘diamo la colpa a qualcuno’ negli Stati Uniti. Ma – ha rilevato il presidente di Articolo Uno –  adesso, poco o tanto, si sono messi tutti sulla strada che abbiamo tracciato noi, e che si dimostra efficace”. Secondo Bersani “siamo ancora dentro al problema, i contagi ci sono ancora, e abbiamo cominciato ad affrontare l’altra fase, quella del sostegno, che ha l’obiettivo di tenere in piedi le famiglie, le imprese, cercare di non abbandonare nessuno perché poi possano ripartire, quindi un aiuto. Con qualche lentezza, qualche problema, ma via via, anche nell’ultimo, con più forza e con più efficacia si sta rispondendo. Ma dobbiamo essere consapevoli, convinti, come io sono convinto, che veramente il governo sta facendo il possibile, ma che per parecchia gente il possibile non è abbastanza. Quindi c’è disagio, preoccupazione, paura, ansia, difficoltà”.

“Quindi – ha proseguito Bersani- urge un’azione pratica e aggiungo anche psicologica, che dobbiamo chiamare rilancio ma che si presenterà davanti a noi come l’esigenza di riaccendere l’economia. E qui, noi che siamo la sinistra, noi Articolo Uno che vogliamo essere l’accendino – se così possiamo dire – per un percorso di una sinistra nuova, dobbiamo sapere che ci troveremo di fronte alle solite questioni. Allora, dobbiamo immaginare di riaccendere l’economia  dal lato della domanda nella concretezza delle vita delle famiglie e del territorio. Poi, bisogna dare i soldi in tasca a chi ha bisogno di spenderli subito: anche nell’ultimo decreto, questa cosa forse andrà un po’ corretta quando saremo in Parlamento. Cose che riaccendono l’economia, e hanno un effetto psicologico enorme, perché dai un messaggio alla gente”. Bersani ha poi evidenziato che “mentre si fa questo, c’è da pensare a come usciamo alla fine, e qui ci vuole un programma di cambiamento, un programma di riforme, ma riforme radicali. I titoli per me sono questi. Il lavoro: bisogna assolutamente riunificare e ricomporre un mondo del lavoro che non sarà mai un soggetto fin quando è così frantumato dal contraccolpo della globalizzazione, dalle tecnologie. È l’anniversario dello Statuto dei lavoratori, ce ne vuole un po’ uno nuovo che parli di diritti di base e di meccanismi di rappresentanza e di forza dei contratti. C’è poi – ha spiegato il leader di Articolo Uno – il tema fiscale: generalità del fisco, tutti i redditi compresi quelli da patrimonio, in una forma progressiva, riunificata, è diventata una giungla. Questo di consente e di limitare al minimo l’evasione. Il welfare, universalistico.  E infine, in un piano nuovo c’è un tema Mezzogiorno: nell’epoca della globalizzazione la politica deve dire la stessa cosa a Reggio Calabria e Varese se vuole tenere insieme il Paese e tuttavia dare risposte diversificate. La differenza è che al Sud i problemi sono quadrupli, quindi non ci può essere una piattaforma meridionalistica senza una piattaforma nazionale che – ha concluso Bersani – abbia un grado di intensità maggiore al Sud sul piano della qualità”.
Redazione Calabria 7

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Pubblicato da Alex Tripodi su Sabato 23 maggio 2020

© Riproduzione riservata.

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