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“Big Bang”, le origini delle indagini e il ruolo decisivo del dj catanzarese

Un “noto dj” del catanzarese al centro dell’operazione “Big Bang” che ha portato all’arresto di 13 persone appartenenti alla “locale” di ‘ndrangheta di Cutro e San Leonardo di Cutro, nel Crotonese, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. La figura di “Big Martino”, questo l’alias di Martino Andrea Sirelli, viene definitiva “fondamentale” dal capitano della Compagna di Sellia Marina, Alberico De Francesco. Come spiegato dallo stesso, è lui “a compiere materialmente le intimidazioni da cui è nata l’indagine”, recandosi davanti a due bar di Sellia Marina “per lasciare una tanica di benzina come atto intimidatorio”. Per poi presentarsi insieme a Dante Mannolo da uno dei due titolari nel tentativo di farlo desistere dallo sporgere denuncia. “A questo punto – spiega De Francesco – comincia un’attività di monitoraggio ad ampio spettro sia nei confronti di Sirelli che di Mannolo. Ci rendiamo conto che la figura di Sirelli è di grande spessore perché diventa l’autore diretto delle volontà della famiglia Scerbo su tutto il territorio. Ci rendiamo conto e riscontriamo che rappresenterà gli occhi e la voce della famiglia Scerbo sul territorio”.

Le origini dell’indagine

Come spiegato dal comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro, il colonnello Antonio Montanaro, l’attività di indagine “scaturisce da un duplice episodio verificatosi nel novembre del 2018, quando furono ritrovate delle taniche di benzina davanti a due differenti esercizi commerciali di Sellia Marina”. “Si pensò subito – continua – a un’intimidazione di tipo mafioso. Circostanza avvalorata dalle attività investigative che furono prese nell’immediatezza attraverso un sistema di analisi dei servizi di videosorveglianza, in cui si è ripreso l’autore materiale dell’intimidazione mentre andava a posare davanti alle attività una tanica di benzina. Mettendo insieme tutte le immagini, e grazie anche ad alcune dichiarazioni rese dalle vittime, si è suffragata quella che è stata l’ipotesi iniziale”.
I militari sono riusciti a risalire all’autore delle intimidazioni grazie alla registrazioni di alcune telecamere installate lungo la statale 106 catanzarese che va da Botricello a Sellia Marina. “Attraverso alcuni dettagli molto particolari, dall’auto utilizzata e dalla sagoma del soggetto, abbiamo subito individuato l’autore materiale” racconta il capitano De Francesco. “Abbiamo scoperto con le indagini – continua – che le due vittime di intimidazione sono stati avvicinate dalla cosca nello stesso modo: per essere “consigliate” sulla fornitura di caffè da scegliere per il proprio bar”. Un dettaglio che, secondo De Francesco, attesta “la capacità da parte delle cosche di andare a gestire le attività del territorio anche in maniera indiretta attraverso l’imposizione di specifici prodotti”.

Imprenditore edile paga il pizzo da 45 anni

Tra le storie ricostruite dai militari spicca quella di un imprenditore edile che si è ritrovato vittima di estorsione sin da fine anni 70. “Parliamo di un imprenditore – spiega De Francesco – che viene taglieggiato addirittura dal 1976. Un elemento che fa capire quanto sia stata pervasiva l’azione di questa cosca di ‘ndrangheta all’interno del nostro territorio: 45 anni di estorsioni”.

Un prestito usurio per pagare il pizzo

Un altro esempio è quello di un imprenditore florovivaistico “taglieggiato sin dagli anni 90”. “Nel momento in cui non ha più potuto pagare quelle che erano le quote previste per avere la pseudo protezione imposta da parte della famiglia Scerbo – spiega De Francesco – si è ritrovato a contrarre con la stessa famiglia un debito di carattere usuraio per poter pagare l’estorsione che stava subendo”.

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