Big Bang, ‘ndrangheta e usura nel Catanzarese: chieste 15 condanne in appello (NOMI)

Il sostituto procuratore generale ha chiesto la conferma di 13 pene e due assoluzioni da ribaltare in condanna
accoglimento delle istanze di revoca della misura coercitiva dell’obbligo di dimora avanzate dagli avvocati Stefano Nimpo, Enzo De Caro e Piero Mancuso

Tredici pene da confermare e due assoluzioni da ribaltare in condanne sono state chieste dal pm della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno in veste di sostituto procuratore generale davanti ai giudici della Corte di appello per 15 imputati giudicati con rito abbreviato coinvolti  nell’inchiesta “Big Bang”, che ha portato a marzo del 2021, i carabinieri del comando provinciale di Catanzaro a notificare 13 misure cautelari, nei confronti di esponenti delle locali di ‘ndrangheta di Cutro e San Leonardo di Cutro, facenti capo alle famiglie Mannolo-Scerbo-Zoffreo-Falcone.

Un’inchiesta che mira a far luce su un giro di estorsioni, dove, tra l’altro, commercianti e piccoli imprenditori in condizioni di difficoltà economica si sarebbero trovati sotto il giogo degli aguzzini con l’imposizione di interessi da capogiro, tra il 120% e il 150% su base annua e vittime di condotte estorsive finalizzate a ottenere il pagamento dei ratei mensili da parte delle vittime e che ha retto in primo grado quando il gup del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia aveva sentenziato 14 condanne e cinque assoluzioni per gli imputati accusati a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, tutti reati aggravati dal metodo mafioso (LEGGI)

Le richieste del pg 

Il magistrato ha chiesto ai giudici della Corte di appello, presieduta da Alessandro Bravin la conferma della condanna per Dante Mannolo, di Cutro, a 2 anni di reclusione; per Mario Scerbo, di Crotone, 14 anni; per Martino Andrea Sirelli, di Sellia Marina, 11 anni e 4 mesi; Mario Falcone, di Cutro, 7 anni; Leonardo Falcone, di Cutro, 3 anni e 8 mesi; Leonardo Curcio, di Torino, 7 anni e 2 mesi; Leonardo Trapasso, di Cutro, 6 anni e 8 mesi; Tommaso Trapasso, di Cutro, 6 anni e 8 mesi; Salvatore Macrì, di Cropani, 6 anni e 8 mesi; Antonio Scicchitano, di Botricello, 3 anni e 8 mesi;  Volodymyr Nemesh, di nazionalità ucraina, 3 anni e 6 mesi;  Egidio Zoffreo, di Cutro, 8 mesi; Giovanni Zoffreo, residente a Botricello, 8 mesi

“Le assoluzioni da ribaltare in condanna”

Per le due posizioni appellate dalla Dda, il pg ha chiesto di ribaltare il verdetto di assoluzione in condanna, invocando per Alfonso Mannolo, di San Leonardo di Cutro la pena a 4 anni di reclusione e per Giuseppe Talarico, di Catanzaro 7 anni di reclusione. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 aprile, quando avranno inizio le arringhe difensive degli avvocati Salvatore Staiano, Giovanni Merante, Gregorio Viscomi, Francesco Severino, Luigi Falcone, Giuseppe Fonte, Salvatore Iannone, Piero Mancuso e Francesco Gambardella.

Gli atti intimidatori che fanno scattare l’inchiesta della Dda

 L’inchiesta aveva preso avvio da due atti intimidatori consumati il 13 novembre 2018 ai danni di altrettanti esercizi commerciali di Sellia Marina, davanti ai quali erano state posizionate delle taniche di benzina. Un’indagine che è stata sviluppata attraverso attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, accertamenti patrimoniali e l’assunzione a sommarie informazioni delle persone offese.Era il 9 settembre di tre anni fa quando il titolare di un’agenzia di viaggi di Cropani Marina, nel Catanzarese si presenta agli investigatori e denuncia i suoi aguzzini. Racconta di essere stato vittima di usura e che i suoi strozzini sono Mario Scerbo e Martino Sirelli. Ventimila euro la somma chiesta in prestito nel 2018 agli intermediari della locale di San Leonardo di Cutro, restituita con il pagamento di 980 euro mensili a titolo di interessi fino a rivalutazione monetaria, pagati con bollettini postali intestati a Mario Scerbo, definito “il guardiano generale del tesoro del clan”. “Tra lui e Sirelli esiste un rapporto importante, anche perché so che uno dei due ha battezzato il figlio dell’altro. Preciso che i pagamenti mensili sono di soli interessi, pertanto devo ancora restituirgli interamente il capitale. Ad oggi ho pagato circa 20mila euro di soli interessi” (LEGGI QUI).

Le minacce velate e il timore per la vita della famiglia

Il titolare dell’agenzia riferisce ai carabinieri di essere stato vittima di usura anche da parte di Mario Falcone da cui ha ricevuto un prestito di 20mila euro, a fronte della corresponsione di 2mila euro mensili a titolo di interessi, di aver compensato, nei mesi di marzo e settembre 2019, (in cui era privo di liquidità), con l’acconto ed il saldo di 2mila euro ciascuno dovuto da Falcone per un viaggio. E  di un prestito concessogli da Leonardo Falcone di 25mila euro a fronte di una somma di 3mila euro mensili a titolo di interessi, escluso il capitale. In entrambi in casi, a titolo di garanzia, aveva dovuto consegnare un assegno in bianco. “Le consegne di denaro le faccio personalmente a Mario Falcone il primo di ogni mese e a Leonardo Falcone il 15 di ogni mese; di solito sono gli stessi a passare in agenzia sapendo di trovarmi e se non mi trovano mi mandano un messaggio. Ci sentiamo tramite whatsapp. E’ capitato più di una volta che non riuscissi a pagare ai Falcone gli interessi entro il termine stabilito ed in questi casi ho ricevuto delle pressioni, in particolare Leonardo Falcone mi diceva che in questo modo gli facevo fare una brutta figura. Quando sono stato in ritardo con Mario Falcone è successo che questi mi abbia fatto delle domande chiedendomi ad esempio dove fossi, dove vivessi; tali domande, considerata anche la caratura dei personaggi mi hanno intimorito. Mario Falcone in un’occasione di un ritardato pagamento, mi ha invitato a prendere un caffè al bar a Botricello, iniziando poi a dirmi che era stato in carcere e che lui non ha nulla da perdere. Questo episodio si è verificato intorno a metà giugno, metà luglio e da quel momento il tono che lui ha usato nei miei confronti è stato diverso, diventando più rigido e velatamente minatorio tanto che ho avuto paura per me e per la mia famiglia”.

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