Calabria7

Bilanci falsi e presunte assunzioni clientelari, vertici della sanità calabrese a processo (NOMI)

asp cosenza

di Maria Teresa Improta – Sanità corrotta tra bilanci falsificati, debiti milionari occultati e assunzioni oggetto di presunti favoritismi. Oggi il gup del Tribunale di Cosenza Piero Santese ha rinviato a giudizio 15 delle persone coinvolte nell’operazione Sistema Cosenza scattata nel febbraio 2021. Sedici gli indagati accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, falsità materiale e falsità ideologica commesse da pubblici ufficiali in atti pubblici. Un gruppo, che dagli approfondimenti della Guardia di Finanza, sembrerebbe unito da un ipotetico sistema criminale volto a gestire nomine dirigenziali in maniera clientelare e falsare la contabilità dell’Asp di Cosenza. Sotto i riflettori della magistratura un’azienda sanitaria tra le più grandi d’Italia per area di competenza (la provincia di Cosenza è più estesa dell’intera Liguria) e che assorbe quasi un terzo del denaro destinato alla sanità calabrese (un miliardo di euro a fronte di un totale di circa tre miliardi e mezzo). “Un sistema di malaffare che – secondo la Procura di Cosenza – ha consentito di occultare un progressivo e inarrestabile depauperamento delle risorse dell’ente sanitario, con inevitabili gravi ripercussioni sulla capacità di garantire livelli essenziali di assistenza qualitativamente e i quantitativamente adeguati”.

I bilanci

Buchi di bilancio sarebbero scomparsi (sulla carta), non per errori contabili, ma per la Procura di Cosenza, a causa di precisi accordi tra i funzionari della sanità calabrese. La contabilità sarebbe risultata irregolare a partire dal triennio 2015 – 2017, con bilanci approvati ignorando il parere negativo del collegio sindacale e le gravi incongruenze finanziarie contenute che disegnavano le condizioni delle casse dell’Asp di Cosenza come decisamente meno drammatiche di quelle reali. La voragine dei debiti dell’ente sanitario sarebbe così apparsa nettamente sottostimata per chiaro volere dei “controllori” che, tra le più azioni poste in essere, avrebbero inteso nascondere le cifre dei contenziosi legali (oltre mezzo miliardo di euro) senza prevederne i dovuti accantonamenti nel fondo Rischi e Oneri. Un meccanismo che ha loro consentito, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Gallo: “un allineamento posticcio dei dati contabili dell’azienda sanitaria cosentina a quelli del bilancio preventivo regionale, che consolida i dati di bilancio di tutte le aziende sanitarie calabresi”.

Gli indagati

Tra gli indagati appare il generale di corpo d’armata Saverio Cotticelli che in qualità di commissario della sanità calabrese, pur in presenza di parere non favorevole espresso dal collegio sindacale, avrebbe omesso l’adozione dei provvedimenti di competenza sulle verifiche dei conti presentati dall’Asp di Cosenza nel bilancio 2017. Reato contestato anche al suo predecessore, Massimo Scura, per quanto riguarda i bilanci del 2015 e 2016. Dal suo canto, anche il responsabile del dipartimento Salute della Regione, scelto per gestire l’emergenza Covid in Calabria, Antonio Belcastro, avrebbe omesso di attivare il regolare iter di verifiche sul bilancio dell’Asp di Cosenza. Entrambi oggi, prima che il gup si ritirasse in Camera di consiglio hanno inteso rilasciare dichiarazioni spontanee. Belcastro ha precisato di essere imputato solo per il bilancio 2017. “Al presidente del collegio sindacale dell’Asp di Cosenza che si affannava a mandare verbali alla Regione Calabria che nessuno leggeva – ha affermato Belcastro – non potevo rispondere perché quando io mi sono insediato lui non era più nel collegio sindacale già da un mese. Cristofaro dice di avermi consegnato le tre istruttorie, ma non è mai venuta, in realtà non le ho ricevute. Quando ero delegato all’emergenza Covid in Calabria, il 20 marzo 2020 è arrivata al dipartimento Tutela Salute della Regione la Guardia di Finanza a chiedere i bilanci. Abbiamo chiesto ai finanzieri una settimana di tempo per raccogliere il materiale e ho quindi chiamato Ferrari e Cristofaro per preparare tutta la documentazione da consegnare insieme a una nostra relazione in cui chiarivamo che per il 2017 non era stata ratificata la contabilità di bilancio. Ho segnalato a Pacenza (referente di Oliverio per la sanità ndr) che dall’Asp di Cosenza presentavano sempre dati contabili differenti e lui disse, nella nota intercettazione, se sballa Cosenza salta tutto. Però non ho mai chiesto di inserire dati sbagliati. Nessuno mi ha detto che c era questa pendenza. Io non conoscevo queste persone prima di insediarmi come potevo accordarmi con loro e dire voi fate i bilanci falsi che poi io li ignoro?”.

Il generale Cotticelli si commuove

“Queste accuse – ha dichiarato Saverio Cotticelli, ex commissario al piano di rientro dal debito sanitario in Calabria – offendono la mia storia, la mia dignità e il Governo che mi ha nominato. Sono stato scelto in base al mio curriculum, alla mie decorazioni e onorificenze, raccolte sul campo, ho ricevuto la medaglia d’oro al merito della sanità pubblica per il lavoro svolto ai Nas, ho diretto i Comandi migliori dell’Arma. Ho accettato di venire qui perché mi veniva proposto di combattere le infiltrazioni mafiose nella sanità calabrese, sottoponendomi a un disagio fisico e familiare notevole. L’ho fatto perché sapevo che in Calabria sarebbero a breve (per effetto del decreto Calabria) decaduti tutti i direttori generali e i direttori sanitari delle Asp e delle Aziende Ospedaliere della regione. Come avrei potuto concorrere con persone che non conoscevo? Io ho servito questo Paese con dignità e onore. Quando sono arrivato nel gennaio del 2019 non avevo né un ufficio né una segreteria, ho trovato alloggio in una caserma dove sono andato ad abitare. Tra le mie prime azioni c’è stata la firma con l’autorità anticorruzione per le gare sotto soglia, bloccare i concorsi e assumere 3.500 persone dalle graduatorie esistenti, nonché iniziare a collaborare con le Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria. Quando ho visto i finanzieri a casa mia alle 5:00 del mattino, volevo morire. Quel bilancio che si presume falso e che io avrei approvato con silenzio assenso di fatto era stato adottato ad ottobre 2018, prima che io arrivassi. Si trattava di dati consolidati con un debito quantificato in 148 milioni di euro. Sto impazzendo nel sentirmi dire che ero parte del “Sistema”. Mi chiedo poi per silenzio assenso si può approvare un bilancio da un miliardo di euro? Quando ho appreso che i bilanci 2015, 2016 e 2017 non erano stati accolti per la mancata istruttoria da parte del dipartimento Tutela Salute della Regione Calabria dovevo firmare una presa d’atto per sistemare la situazione e ho segnalato la cosa al Ministero dell’Economia e ho chiesto quali disposizioni seguire. Il mio successore, poi ha bocciato il bilancio 2017. Signor giudice, mi ridia l’onore che mi è stato tolto in maniera improvvida”.

Gli incarichi

Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere abusi d’ufficio nell’arbitraria attribuzione di incarichi di responsabilità nei vari dipartimenti dell’Asp di Cosenza e nomine di dirigenti in palese violazione della normativa vigente. Sotto la lente della Guardia di Finanza sono finiti in particolare i ruoli: di responsabile dell’Unità Operativa Semplice protesica Maria Marano, di dirigente amministrativo e di responsabile dell’Unità Operativa Semplice Risk Management e governo clinico Cesira Ariani. Su quest’ultima posizione il pm Farro nella propria requisitoria ha precisato che “non è illegittimo assumere compagni o fidanzate (Ariani è la compagna dell’ex commissario dell’Asp di Cosenza Raffaele Mauro), ma non devono essere oggetto di favoritismi. L’iter di scelta per Ariani con una commissione nominata ad hoc è diverso da quello adottato per gli altri dirigenti. Emerge anche dalle intercettazioni. Si rileva il reato di abuso d’ufficio con il delitto di falso nel dichiarare i requisiti delle posizioni oggetto d’indagine. Marano, responsabile dell’Unità operativa semplice Protesi dell’Asp di Cosenza non è un medico e non poteva quindi ricoprire quel ruolo, non ne ha le qualifiche, ha studiato Giurisprudenza, non Medicina. Serve un medico per valutare la necessità dell’acquisito di un ausilio o di un altro. Non ha un background medico per deliberare, è palese la sussistenza del falso in atto pubblico. In più dalle intercettazioni che captano le conversazioni di Mauro, Bruno, Giudiceandrea, Lauricella, si evince come tutti fossero consapevoli che Marano non sia un medico e lasciano intendere un preciso disegno criminale. Eppure le sue funzioni comportavano anche la firma di delibere che se lasciate a giacere avrebbero provocato la paralisi di servizi essenziali per i malati. A queste evidenze va sommata l’assunzione di Giovanna Borromeo senza espletare le procedure di legge per la mobilità, ma attingendo direttamente dalla graduatoria di Catanzaro”.

Carmela Cortese: “Ho un curriculum di tutto rispetto””

Tra gli imputati la dottoressa di Castrovillari, ex direttrice del dipartimento Igiene e Sanità dell’Asp di Cosenza, Carmela Cortese, ha reso dichiarazioni spontanee in merito alla propria posizione all’interno della commissione che ha disposto l’affidamento dell’incarico di dirigente dell’Unità di Risk management a Cesira Ariani, compagna del commissario Mauro. “Non appartengo a nessun sistema. Ho un curriculum di tutto rispetto, – ha affermato Cortese – sono laureata, ho espletato un servizio ultratrentennale, avevo già fatto il direttore di dipartimento, ho partecipato a 38 seminari in qualità di relatore. Non avevo rapporti privilegiati con il commissario Mauro, lo dimostra il fatto che nel mio ruolo di dirigente del servizio di Igiene pubblica ho eseguito l’attività di controllo sull’ospedale di Paola che mi era stata sollecitata e con i colleghi ne abbiamo sollevato le criticità presenti. Ero nella commissione in forza delle mie competenze di settore. Non ho mai favorito nessuno. Ho improntato il mio comportamento a correttezza e professionalità. Erano solo i curricula a ispirarci. Abbiamo escluso gli altri, tra i quali il dottore Gallo, perché non avevano i requisiti. Certo, lui era in servizio nell’unità di Risk Management da anni, ma non aveva indicato le date nel curriculum”. Il dottor Gallo, parte civile presente in aula, ha inteso prendere parola e chiarire che “a regolare le attività di risk management è la legge e tra i requisiti per esserne dirigente vi è l’attività di tre anni nel settore della disciplina. Io ho lavorato in quell’area dal 2001 al 2018 anno in cui è stato bandito il concorso interno. La mia esperienza superava di gran lunga i tre anni richiesti”.

Le richieste di rinvio a giudizio

Il pm Mariangela Farro ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore generale dell’Asp di Cosenza Raffaele Mauro, per gli ex dirigenti del dipartimento Salute della Regione Calabria Antonio Belcastro (delegato all’emergenza Covid) e Bruno Zito, per gli ex commissari per il Piano di rientro dal debito sanitario della Calabria Saverio Cotticelli e Massimo Scura, per l’ex direttore amministrativo dell’Asp di Cosenza Luigi Bruno, per l’ex direttore sanitario dell’Asp di Cosenza Francesco Giudiceandrea, per Remigio Magnelli del settore Risorse Umane, per Giovanni Lauricella del settore Affari legali e Contenzioso, nonché per Maria Marano collaboratrice amministrativa responsabile dell’Unità Protesi e Ausili, per Carmela Cortese ex dirigente dell’Unità Igiene e Salute pubblica dell’Asp di Cosenza, per il dirigente regionale Vincenzo Ferrari, per i dirigenti dell’Asp di Cosenza Aurora De Ciancio, Antonio Scalzo, Fabiola Rizzuto e Nicola Mastrota. Archiviata la posizione di Pasquale Bozzo e Alfonso Luzzi. Tra le parti offese costituitesi come parte civile appaiono l’Asp di Cosenza, la Regione Calabria, il dottor Angelo Gallo, la presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Avvocatura dello Stato, il Ministero dell’Economia e il Ministero della Salute.

Le accuse a carico dei vertici e funzionari della sanità calabrese

Nel richiedere il processo per tutti gli imputati e tutti capi d’accusa, il pm Farro ha precisato alcuni degli aspetti più ambigui di quello che è stato definito il “Sistema Cosenza”. “I vertici regionali e la struttura commissariale – ha affermato Farro nel corso della requisitoria – venivano informati costantemente sullo stato delle casse dell’Asp di Cosenza anche con i verbali del collegio sindacale che non lasciavano adito sulla incompletezza della contabilità. Viene contestato agli imputati l’aver fornito informazioni incomplete e falsificato il prospetto Siope della Banca d’Italia che cristallizza incassi e perdite degli enti pubblici (i debiti sul prospetto della Banca d’Italia sono 145 milioni dell’euro, sull’allegato al bilancio dell’Asp invece sono zero). E questi falsi non sono frutto solo dell’operato di Mastrota e De Ciancio. Ciascuno degli imputati relativamente alla vicenda dei bilanci ha un ruolo di vigilanza e revisione. La comunanza di interessi è che il carro dell’Asp è legato a quello della Regione, non si può programmare la spesa sanitaria della regione se non si conoscono le emorragie delle singole Asp. Si presume si volesse garantire una continuità a questo modus operandi facendo rimanere la sanità nel limbo del commissariamento che consente, nelle sue pieghe, di far crescere vacche grasse. Il silenzio assenso è un meccanismo usato e ancora in essere. La struttura commissariale (nel 2020 dopo l’arrivo della Guardia di Finanza) non ha ritenuto di sottoscrivere la presa d’atto perché se Cotticelli l’avesse firmata avrebbe ammesso di non aver rispettato i termini e di aver consentito l’approvazione di bilanci con criticità puntualmente denunciate dal collegio sindacale dell’Asp di Cosenza, ma totalmente ignorate (anche da Cotticelli). La relazione di Ferrari sottoscritta da Belcastro è stata stilata perché bisognava dare risposte e consegnare documenti alla Guardia di Finanza. Si giustificano affermando che qualcuno non ha scaricato la posta, mi rifiuto di credere che l’intera sanità poggi su un omino che dimentica di leggere le mail. Non è una condotta previo accordo, perché ognuno era consapevole delle proprie responsabilità nell’indicare una sussistenza finanziaria ben lontana dall’esistere. La forma è anche sostanza: se i soldi non ci sono le spese non sono coperte, nonostante vengano pagate da tutti i cittadini con le tasse”.

Sentenza

Il gup Santese si è espresso dopo una Camera di consiglio durata circa quattro ore. Accolte, in parte, le richieste del pm Mariangela Farro che richiedeva il rinvio a giudizio anche per Saverio Cotticelli per il quale è stato disposto il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato.

Rinvio a giudizio per:

Raffaele Mauro

Antonio Belcastro

Bruno Zito

Massimo Scura

Luigi Bruno

Francesco Giudiceandrea

Remigio Magnelli

Giovanni Lauricella

Maria Marano

Carmela Cortese

Vincenzo Ferrari

Aurora De Ciancio

Antonio Scalzo

Fabiola Rizzuto

Nicola Mastrota.

Archiviata la posizione di Pasquale Bozzo e Alfonso Luzzi. Il processo avrà inizio il prossimo 22 settembre.

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