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Bimba morta per Covid, la replica dell’Annunziata: “Non siamo stati contattati”

assunzioni Annunziata di Cosenza

La morte per Coronavirus di Ginevra, bimba di circa due anni originaria di Mesoraca, trasportata prima dal “San Giovanni di Dio” di Crotone al “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro e, successivamente, dal capoluogo all’ospedale “Bambino Gesù” di Roma, ha lasciato diverse questioni aperte. Tante le polemiche in atto, soprattutto in merito alla mancata attivazione, in Calabria, della Terapia Intensiva Pediatrica.

“E’ opportuno precisare quanto viene fatto nella nostra Regione al fine di evitare inutili e pericolosi allarmismi che certamente non sono finalizzati al miglioramento delle cure, ma semplicemente a creare ulteriore sfiducia e paura nei genitori e nei cittadini”. Lo dichiarano, in una nota, il commissario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Isabella Mastrobuono, i direttori dei dipartimenti Emergenza-Urgenza, Pino Pasqua, Materno Infantile e Gianfranco Scarpelli.

“Ottimi risultati”

“Nel corso del 2021 sono stati trattati 38 bambini in Terapia Intensiva Pediatrica con ottimi risultati e solo alcuni casi bisognevoli di assistenza ventilatoria in Ecmo, sono stati trasferiti in ospedali specializzati fuori regione. La Regione Calabria – prosegue la nota – (…) aveva previsto l’assegnazione di 6 posti letto di terapia intensiva pediatrica all’azienda ospedaliera di Cosenza. Infatti dal 2018 nell’Azienda ospedaliera di Cosenza sono stati attivati 4 posti letto di terapia intensiva pediatrica per bambini con peso oltre i dieci chili in ambienti dedicati di terapia intensiva dell’adulto e 2 posti letto di terapia pediatrica per bambini con peso inferiore a dieci chili in locali adiacenti alla terapia intensiva neonatale”.

“La bimba di sei mesi trattata e stabilizzata a Cosenza e trasferita, poi presso il Bambino Gesù di Roma solo nel momento in cui si è ritenuto necessario sottoporla a Ventilazione in Ecmo – continuano Mastrobuono, Pasqua e Scarpelli – è la riprova che la Tip dell’Annunziata esiste ed è in grado di dare risposte esaurienti. In Italia sono presenti 23 terapie intensive pediatriche di cui 16 a solo gestione da parte degli anestesisti della terapia intensiva dell’adulto, 4 terapie intensive pediatriche sono a gestione dei pediatri e 3 terapie intensive pediatriche sono a gestione mista”.

“Nessun coinvolgimento”

“È ormai consolidata – si legge ancora – la stretta relazione esistente tra volumi di attività e qualità delle prestazioni, per cui è sempre più opportuno concentrare le attività ad elevata specializzazione in pochi Centri sia per i costi e sia per le competenze necessarie. Non è possibile prevedere posti letto di Tip in ogni ospedale.

Nell’Azienda ospedaliera di Cosenza è stata realizzata una stretta collaborazione tra anestesisti e pediatri/neonatologi che permette di garantire prestazioni di qualità con ottimi risultati, pur nelle difficoltà derivanti dalla carenza di personale. Nel caso specifico della piccola bambina di Mesoraca – conclude la nota –, l’Azienda ospedaliera di Cosenza dotata di posti letto di terapia intensiva pediatrica non è stata assolutamente contattata e coinvolta nell’eventuale presa in carico”.

© Riproduzione riservata.

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