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Bimbo di nove anni pestato in piazza nel Reggino, la denuncia della madre

Aveva già subito vessazioni a scuola da parte di alcuni coetanei. La famiglia non poteva immaginare che la sua vita fosse a rischio anche nella piazza del paese. Un bimbo di nove anni, nelle scorse ore, è stato picchiato e ferito a Campo Calabro, nel Reggino. Il grave episodio di bullismo è stato denunciato pubblicamente dalla mamma dello scolaro. “I bambini non nascono bulli, ma viene insegnato loro ad esserlo. Non saprei come esprimermi – ha scritto la donna sui social – ho troppa rabbia e delusione mio figlio non è padrone di poter fare una passeggiata è stato preso di mira e stop. Abbiamo cambiato scuola per evitare i continui insulti, ma poi nel suo paese non può fare una passeggiata perché torniamo sempre lì. Non posso non pubblicare questa cattiveria questo paese ha bisogno di seri provvedimenti urgenti”.

Il pestaggio in piazza

Il bambino si trovava in piazza municipio a Campo Calabro quando, mentre stava giocando a calcio con i suoi amichetti, è stato pestato selvaggiamente da alcuni ragazzini. I suoi compagni non hanno potuto far altro che assistere alla scena inermi, terrorizzati dalla violenza gratuita con la quale il bimbo è stato ferito. Hanno subito avvisato la mamma che si è precipitata sul posto trovando il figlio in un bagno di sangue. All’aggressione hanno partecipato anche dei bambini più grandi che hanno inteso torcere il braccio al malcapitato bersaglio di bullismo provocandogli una serie di microfratture. Sul caso indagano le forze dell’ordine, alle quali i genitori del piccolo si sono rivolti per ottenere giustizia, che stanno visionando le immagini captate dai sistemi di videosorveglianza per ricostruire la dinamica dei fatti e risalire all’identità degli aggressori.

L’indignazione del sindaco: “Non possiamo tacere”

“E’ di queste ore la notizia, già anticipata sui social dalla famiglia, di un nostro piccolo concittadino rimasto vittima – afferma il sindaco di Campo Calabro Rocco Alessandro Repaci in una nota – del trascendere di relazioni adolescenziali che vanno ben al di la degli infiniti bisticci fra ragazzi che hanno costellato la vita di noi tutti. Parliamo di un minore che a causa di molestie da parte di altri ragazzi ha subito un danno fisico, ma quel che più conta ha perso la serenità e la spensieratezza del muoversi liberamente in quel perimetro fatto di strade e luoghi che costituiscono il mondo dei giorni della fanciullezza. A lui ed alla famiglia va tutto il nostro affetto e sostegno oltre alla scontata disponibilità dei servizi sociali del Comune a sostenere entrambi favorendo una rapida soluzione di questo increscioso episodio. Non è il primo segnale di disagio adolescenziale che si verifica, ed i social, ben ancor prima delle opportune necessarie indagini delle forze dell’ordine, amplificano. Quanto ciò sia un bene o un male è difficile stabilirlo. Nel mese di febbraio, l’immediata e netta presa di posizione dell’amministrazione su una rissa fra ragazzi per la quale intervenne ed ha proceduto la Polizia di Stato, venne addirittura criticata da taluni che avevano intravisto in essa un danno all’immagine della nostra comunità. Alla luce delle critiche di allora, dovremmo tacere oggi?”.

“L’educazione è un gioco di squadra”

“Rimane, da questo ed altri piccoli o grandi accadimenti, – dichiara il primo cittadino Rocco Alessandro Repaci – la lezione di quanto labile e talune volte soggettivo sia il confine fra le ordinarie relazioni fra adolescenti ed i fenomeni di violenza fisica o verbale e la prevaricazione o addirittura, i reati minorili. Alle famiglie, le istituzioni, le agenzie educative, la comunità ecclesiale, la scuola e tutti coloro che agiscono nel profit educativo la cura di vigilare senza sosta su questo confine e cogliere i segnali precoci intervenendo ciascuno per la propria parte di responsabilità. Poiché se il bene comune è merito di tutti, lo sfilacciamento di un tessuto sociale non può essere responsabilità di uno solo di questi attori. La nostra comunità non ha bisogno di provvedimenti straordinari ed interventi eccezionali. E’ una comunità accogliente, solidale, compassionevole che fonda i suoi valori su una storia centenaria di sacrifici e grandi gesti di solidarietà umana e sociale. Siamo certi che nemmeno tristi episodi come quello che stiamo commentando potranno influenzarla, se non in bene, affinchè ciascuno ricordi che l’educazione è un gioco di squadra. E una squadra vince solo se è coesa e se ciascuno fa fino in fondo il suo dovere interpretando appieno il proprio ruolo”.

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